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DIETRO A UN RITRATTO.
I.
Vigile resta nella casa
antica,
O di giorni più lieti imago vera,
Non conosco un asil ch’a te s’addica
Meglio di questo, sulla terra intera!
Coi Penati del loco
auspice amica,
Ne allontani ogni mal la tua preghiera:
Regna invitta con essi; ed io l’ortica
Ricalcherò di gleba a me straniera.
Chi ti stacca, è
sacrilego: al tuo posto
Io ti lascio onorata, e a quel sorriso
Che per sempre ti fu dall’arte imposto.
Esso maschera sia, che
il pianto cela
Negli occhi accolto del vivente viso....
Sorridi ognora, o mia bugiarda tela.
II.
Poi che tu vivrai quasi
eternamente
E il viver mio tanto sarà più breve,
Rimani pur felice e sorridente....
Io piangerò; pianger per poco è lieve.
Ai pronipoti dell’età
vegnente
Lascia ignorar ciò che ignorar si deve.
E come sovra il mio volto innocente
Appar la traccia d’un dolor sì greve.
Non sappian, no!
l’involontario esiglio,
Ma credan ch’io mí spensi qui, felice
Madre, presso il mio sposo, a più d’un figlio;
Io che d’amor già
trastullo infecondo,
Or d’affetti deserti imperatrice,
Non altra prole che i miei versi ho al mondo!
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