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Maria Ricci Paternò Castello
Nuove poesie

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  • VARIE.
    • PASSEGGIATE.
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PASSEGGIATE.

 

 

Come serpe correa l’argenteo rivo
Tra’ filari di pioppi: a l’aër molle
Rinverdian due vïottole romite
Sovra gli argini stese: la sinistra
Noi seguivam, che conducea pei campi
Alla casa di lei: teneva al mio
Ella il suo braccio, e lieve lieve il capo
Inchinava talor sulla mia spalla.
Qual monacella che la smunta faccia
Verso il lume conteso oltre la ferrea
Cancellata sospinga, tal la luna
Di dal vel degl’intrecciati rami
Prigioniera guardava e a noi d’intorno
Tessea d’ombra e di luce alterna veste.

 

Fanciulla agli atti, alle sembianze, al riso,
Ella parea, ma col viril pensiero
Audacemente la cagion secreta
Delle cose indagava: ai fior del prato
«Perchèchiedea, «colorvaghi?» E agli astri
Ardenti in ciel: «Perchè cotanta luce
Poi mirandosi in cor l’immenso lutto,
Mormorava: «Perchè?» Del nulla il dubbio,
Spettro orrendo ai mortali, a lei speranza
Unica....

Ed io l’amava! «Oh se mia sposa

Tu fossi,» le dicea: «se il lungo calle

Con te corso pur ora io non dovessi

Ricalcar solo! Se la tua dimora

La mia pur fosse e noi sempre indivisi,

Qual gioia

Un vel di subita mestizia

Sugli occhi le scendea; silenzïose

Divenian le sue labbra; con sospiro

Malinconico forse ella tornava,

Quasi a tomba di vivi, alle solinghe

Stanze, ove attesa e desiata un tempo

Giunger soleva ognor! Dei fuggiti

L’evocata memoria in lei sgomento

Destava forse, e allor, qual pargoletto

Di larvati sembianti päuroso,

Forte a me si strignea, quasi implorando

Conforto contro i suoi ricordi amari.

Ah ben sapea che se il destin mi avesse

Fatto signor della sua vita, i giorni

Negletta sposa or non trarria nel pianto!

 

Giunti alla porta, allor che del commiato
L’ora triste sonava, oh quante volte
Sul limitar mi soffermai dubbioso!
Quante volte sperai.... dire il seppi,
E sol risposi al suo saluto «Addio
Null’altro mai! Fra le deserte mura
Ella spariva.... Io sovra l’orme nostre
Men ritornava disperato e solo.





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