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Maria Ricci Paternò Castello
Nuove poesie

IntraText CT - Lettura del testo

  • VARIE.
    • TRAMONTO DI GIUGNO.
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TRAMONTO DI GIUGNO.

 

 

Da un aranceto che le brezze beve
Imbalsamate della mia marina,
Cantar, tra ’l verde delle frondi, lieve
Una voce s’udia sulla mattina:

 

«Piegando vêr l’occidental dimora,
Un di giugno, il sole,

Quasi bacio d’amante all’ultimora,
Spargea rose e viole,

 

Rose e viole sulle mèssi bionde
E sulle viti in festa,

Sulle nevi dell’Etna.... e sovra l’onde
Della tua bruna testa.

 

Poggiato a un tronco e la man sul fucile,
Leggiadro cacciatore,

A fantastico sogno eri simíle
Parlandomi d’amore.

 

Qual solea dama a cavaliere errante,
Dal veron t’ascoltava,

Mentre al balen degli occhi tuoi d’amante
L’anima abbandonava.

 

Pegno d’amore, a’ piedi miei raccolsi
Da te un fringuello ucciso;

A lui tutti i miei baci e a te rivolsi
Pur tremando un sorriso.

 

Ero men che fanciulla, e il primo forte
Battito in cor provai;

Come la vita all’uscio della morte,
Così, così t’amai!

 

E fu morte la mia, ben più che doglia,
Quando a un abisso in fondo

E te mi vidi e la nativa soglia
Sparir.... sparirmi il mondo!

 

La monacella il suo celeste sposo
Ama, e pur mai non vede;

Tal, di lontano, nel mio petto ascoso,
Avesti la mia fede.

 

Chiusa in candido velo, a te, votiva
Vergin, sacrai sull’ara

La recisa mia chioma e in terra, viva,
Mi composi una bara.

 

Martorïata dal pensier tenace,
Nel dolor pazïente,

Della cella in un canto assisa in pace,
Fantasticai sovente:

 

Che fa? vive? ricorda il nostro affetto?
Forse la giovinezza

Spreca negli ozii? O degno è il mio diletto
Di chi la gloria apprezza?

 

Sei volte e sette sin da quel felice
Vespro, di giugno il sole

Dell’Etna nostro sull’alta cervice
Sparse rose e viole,

 

Rose e viole sulle mèssi bionde
E sulle viti in festa....

Pria che lambire il rivedessi l’onde
Della tua bruna testa.

 

Nel ciel s’infiamma luminosa traccia
Qual di nascente aurora:

È il destin che mi tolse alle tue braccia
E mi vi rende ancora.

 

Sei tu? sei tu l’antico mio sospiro,
O soldato d’Italia?

Con novella virtù, mentr’io ti miro,
Il primo amor mi ammalia.

 

Sei tu, guerrier dall’abbronzata fronte,
Il fanciullo ventenne,

Che ad un tronco poggiato appiè del monte
Il cor mi prese e tenne?

 

Dal quadrilustre nimbo irradïato
Già bello agli occhi miei,

Nella divisa d’italo soldato
Più bello ancor tu sei!

 

Quasi eroe del trionfo, in liete danze
Meni al tuo carro intorno

Le mie dolci memorie e le speranze
Vissute un solo giorno.

 

Con te riede ogni mia cosa diletta
Che teco già disparve;

Passeggio ancor, dal braccio tuo sorretta,
Fra le mie rosee larve.

 

Di tanta festa nel sublime eccesso,
Ogni gaudio terreno,

Ogni ebbrezza immortale, in un amplesso,
Mi tripudiano in seno.

 

Ciò che riserba l’avvenir non dice,
Pur so che balda e forte

Sfiderei, dopo questa ora felice,
La tortura e la morte

 

Tacque la voce e un dolce bisbiglío
Scosse il silenzio delle frondi intorno:
Era un augello del paese mio
Che, nel destarsi, salutava il giorno.





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