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TRAMONTO DI GIUGNO.
Da un aranceto che le
brezze beve
Imbalsamate della mia marina,
Cantar, tra ’l verde delle frondi, lieve
Una voce s’udia sulla mattina:
«Piegando vêr l’occidental
dimora,
Un dì di giugno, il sole,
Quasi bacio d’amante
all’ultim’ora,
Spargea rose e viole,
Rose e viole sulle mèssi
bionde
E sulle viti in festa,
Sulle nevi dell’Etna....
e sovra l’onde
Della tua bruna testa.
Poggiato a un tronco e la
man sul fucile,
Leggiadro cacciatore,
A fantastico sogno eri
simíle
Parlandomi d’amore.
Qual solea dama a
cavaliere errante,
Dal veron t’ascoltava,
Mentre al balen degli
occhi tuoi d’amante
L’anima abbandonava.
Pegno d’amore, a’ piedi
miei raccolsi
Da te un fringuello ucciso;
A lui tutti i miei baci
e a te rivolsi
Pur tremando un sorriso.
Ero men che fanciulla, e
il primo forte
Battito in cor provai;
Come la vita all’uscio
della morte,
Così, così t’amai!
E fu morte la mia, ben
più che doglia,
Quando a un abisso in fondo
E te mi vidi e la nativa
soglia
Sparir.... sparirmi il mondo!
La monacella il suo
celeste sposo
Ama, e pur mai non vede;
Tal, di lontano, nel mio
petto ascoso,
Avesti la mia fede.
Chiusa in candido velo,
a te, votiva
Vergin, sacrai sull’ara
La recisa mia chioma e
in terra, viva,
Mi composi una bara.
Martorïata dal pensier
tenace,
Nel dolor pazïente,
Della cella in un canto
assisa in pace,
Fantasticai sovente:
Che fa? vive? ricorda il
nostro affetto?
Forse la giovinezza
Spreca negli ozii? O
degno è il mio diletto
Di chi la gloria apprezza?
Sei volte e sette sin da
quel felice
Vespro, di giugno il sole
Dell’Etna nostro
sull’alta cervice
Sparse rose e viole,
Rose e viole sulle mèssi
bionde
E sulle viti in festa....
Pria che lambire il
rivedessi l’onde
Della tua bruna testa.
Nel ciel s’infiamma
luminosa traccia
Qual di nascente aurora:
È il destin che mi tolse
alle tue braccia
E mi vi rende ancora.
Sei tu? sei tu l’antico
mio sospiro,
O soldato d’Italia?
Con novella virtù,
mentr’io ti miro,
Il primo amor mi ammalia.
Sei tu, guerrier
dall’abbronzata fronte,
Il fanciullo ventenne,
Che ad un tronco
poggiato appiè del monte
Il cor mi prese e tenne?
Dal quadrilustre nimbo
irradïato
Già bello agli occhi miei,
Nella divisa d’italo
soldato
Più bello ancor tu sei!
Quasi eroe del trionfo,
in liete danze
Meni al tuo carro intorno
Le mie dolci memorie e
le speranze
Vissute un solo giorno.
Con te riede ogni mia
cosa diletta
Che teco già disparve;
Passeggio ancor, dal
braccio tuo sorretta,
Fra le mie rosee larve.
Di tanta festa nel
sublime eccesso,
Ogni gaudio terreno,
Ogni ebbrezza immortale,
in un amplesso,
Mi tripudiano in seno.
Ciò che riserba
l’avvenir non dice,
Pur so che balda e forte
Sfiderei, dopo questa
ora felice,
La tortura e la morte.»
Tacque la voce e un
dolce bisbiglío
Scosse il silenzio delle frondi intorno:
Era un augello del paese mio
Che, nel destarsi, salutava il giorno.
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