AD UN CUORE IPERTROFICO.
IN
UN MUSEO DI ANATOMIA PATOLOGICA.
Scender sotterra, della
vita stanco,
Credevi, e trovar posa,
Eccoti invece lavorato e bianco,
Brano d’umanità ridotto cosa!
Nitido, terso, senza
macchia o neo,
Degno obietto da mostra,
Ricercata delizia da museo
Ti fe’ la brama di scïenza nostra.
In vetrina al vederti,
risanato
D’ogni antico tuo male,
Non sembreria tu fossi già malato
Di fisica doglianza e di morale.
Eppur chi sa qual di
miseria sorte
Indefinita, strana,
Ti guidava agli spasimi di morte
Per affannosa via lunga e lontana!
Chi fosti? Al fil del
dissettor coltello
Contrazïon provasti,
E stridesti così come al flagello
Della man che da vivo idolatrasti?
Quai fûr gli amori?
quali gli odii tuoi?
Arte bella o scïenza
I tuoi moti segnò? Stoffa d’eroi
Fosti, o nato ad ignavia e a dipendenza?
Singhiozzando moristi,
repugnante
Dal terreno distacco,
Dei ludi della vita e dell’ansante
Asma non anco sazïato e stracco?
O, quale infante della
madre al collo
Dopo un’orgia di latte,
Tu, di bene e di mal pago e satollo,
Chiudesti le pupille sodisfatte?
Accoccolato come fiera
in bosco,
Un secreto di sangue
Nel tuo covo sedea, versando tosco
Acre e infocato qual saliva d’angue?
Umil vittima fosti e
mansueta
D’amor respinto e vero?
O vòlto a santa, generosa mèta,
L’affetto mondïal t’invase intero,
E, se tu fossi nato re
sul trono,
Da tutti benedetto,
D’aurea felicità libero dono
Avresti fatto al popol tuo soggetto?
Ma tu, povero cor, forse
il natale
Sovra la paglia avesti,
E largo, nel morirvi, all’ospedale
Fosti dei patologici tuoi resti!
Così serbato senza
macchia o neo
Nell’ardente licore,
Tu rimarrai delizia da museo,
Povero umano dissanguato core!
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