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DOPO UN SOGNO.
Chi morìa questa notte?
Era un’amica,
I cui singulti mi ferir nel sonno?
Era giovine o antica?
Nol vidi, e i sensi rammentar nol ponno:
So ch’io ne lacrimava,
Io lacrimava, e non sapea per chi!
La sua giacente curva
feminile
Nel fondo m’apparia di quattro stanze,
Alloggio signorile
Tutt’oro e drappi, tutto fior, fragranze;
Giunger voleva a lei,
E dirmi udia: «Non ti scostar di qui.»
Un’ansia mi struggea per
quella dama
Dal sembiante e dal nome vaporoso;
Nè, ahimè, «Come si chiama?»
Chieder pensai nell’ebete riposo;
O forse inconscïente,
Dormendo, il seppi, ed ora, ahi! più nol so.
La voce sua, qual di
persona amata,
Mi martellava, coi singhiozzi, il petto:
Al terreno inchiodata,
Altri io correr vedea verso il suo letto,
E al mio cercar novelle,
«Viver,» dicean, «fino a doman non può.»
Come narrar la
disperanza mia?...
Nè bastan forse le dïurne lotte,
Che debba un’agonia,
A strazio nostro, pur crear la notte?
Ma.... fu larvata scena,
O qual da lenti approssimato ver?
È un ricordo sparito? È
forse quella
Una diletta ch’io morir già vidi?
O pur ventura stella
Da dileguarsi a me sovr’altri lidi?
Strano! aver pianto tanto,
Piangere ancora.... nè per chi saper!
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