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NON TI RICORDI?
I.
Se le rose chiedeste e
le viole,
Che nei giardini delle fate han cuna,
Per voi sfiorando le guardate aiuole,
Vorrei l’ira tentar della fortuna.
Se qual fanciullo, che a
capriccio vuole,
Diceste un dì: «Vo’ posseder la luna,»
Luna per voi saprei rapire e sole
E stelle tante, quante il ciel ne aduna.
Per voi nel foco
scenderei, nel mare,
In bocca a tigre od a leon, per voi
In mille pezzi mi farei sbranare.
Oh qual fato mi trae
buio, imprevisto,
Opre a sognar da favolosi eroi
Per un che in terra poche volte ho visto?
II.
Non ti ricordi? In una piaggia
ignota,
Lunge da noi quanto ne son le stelle,
D’un giogo avvinti alla medesma rota,
Godemmo lunghe primavere e belle.
Tra raggi d’oro dalla
luce immota
E cieli ardenti d’iridi novelle,
Non ti ricordi? armonïosa nota
Dolce intonâr le nostre due favelle.
Non ti ricordi i
colorati soli
Di rubino, d’arancio e di zaffiro,
Che le nevi sciogliean dei nostri poli?
E quanto, di là, piccola
fra’ mondi
Parea la terra, dove al mio sospiro,
Come nell’altra, non il tuo confondi!
III.
Non ti ricordi. Nella legge
è scritto
Che d’ogni eccesso un dì si paghi il fio:
Troppo t’amai: l’innocente delitto,
Ecco! dannata in questo loco espio.
Èmmi castigo che tu
resti afflitto,
Cieco novello, di nebbioso oblio,
E in me il pensiero sopravviva infitto,
E col pensier l’inutile desio.
Ogni umano dissidio opra
è di fati,
E chi dentro leggesse alle lor menti,
Gli uomini tristi non direbbe o ingrati.
Di te, senza voler,
memore io sono,
Nè colpevole tu che non rammenti:
Dunque non cruccio, ma ti do perdono.
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