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PARVENZA PREZIOSA.
I.
Freddo voi siete come
sol di verno,
Cui non giova pregar, perchè si mostri;
Inflessibil com’Essere superno,
Che inesauditi lascia i voti nostri.
Questi ci raccomanda al
foco eterno,
Dolce compenso a un mar di paternostri;
Voi ci dannate a spasimi d’inferno,
Contraccambio cortese a quest’inchiostri.
Il saluto è gentil, che
di lontano,
Profondissimo sempre, c’inviate,
Ma.... brameremmo stringervi la mano;
Ma…. brameremmo udir la
vostra voce,
In tuon di celia, alle accoglienze usate
Risponder, come suole: «Io son feroce!»
II.
Di chiamarvi feroce, oh
qual vaghezza
Vi muove, o spirto alla natura ingrato?
Noi del bacio d’un fiore e d’una brezza
Primaveril vi crederemmo nato.
E quel preteso inferocir
dolcezza
Riveste degna di sì scaltro agguato,
Da far doppia sentir la tenerezza
Per voi, strano fanciul disamorato.
Che se, figlio
dell’etere, mortale
Amistà non pregiate, i miei riposi
Perchè turbar con tanto batter d’ale?
Ma poi che il lume della
vostra faccia
Distornaste da’ regni favolosi,
Deh in eterno con noi restar vi piaccia!
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