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| Giambattista Della Porta Lo astrologo IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA VI.
Pandolfo, Cricca.
Pandolfo. Cricca, in somma l'astrologia è una grande arte: mira come subito in vedermi m'indovinò quanto mi stava nel cuore, e come intese quanto dicevi poco innanzi e lo burlavi e non gli volevi credere. Ecco ne hai patito la penitenza, e tristo te se non lo pregavo per la tua vita. Cricca. Veramente non pensava che fosse astrologo da vero: lo stimava qualche razza di furfante, come se ne trovano tanti che si vantano d'esser astrologhi e ingannano la vil plebe. Pandolfo. Beato te che sei uscito di periglio, ché a me par che d'ora in ora mi cada il mondo in testa! Per tutto oggi non farò questione. Se alcuno mi dirá:--Sei un furfante,--dirò:--Son un furfante e mezzo.--Che importa quella parola? bisogna vivere e fare li fatti suoi. Cricca. Andiancene presto a casa. Pandolfo. Vorrei aver un campanil in testa per stare piú sicuro. Oh oh, son morto! Cricca. O povero padrone, per parecchi giorni non avrai pedochi in testa, ché tutti saranno pesti o fuggiti per la paura! Pandolfo. Dubito che il mio cervello non sia balzato un miglio fuor della testa. Cricca. Ancorché paia cosí a te, spero che non sia nulla se il medesimo intervenne a me. Pandolfo. Oimè! che non mi assicuro d'alzarmi. Cricca. Alzatevi, ché vi ha difeso la celata fatta a ponti di stelle. Pandolfo. Parmi che non abbia male, o salamonissimo arcidottore. Li suoi pronostichi mi hanno tanto inanimito che m'assicuro d'ogni cosa che mi promette. Cricca. Andiamo.
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