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Giambattista Della Porta
Lo astrologo

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  • ATTO IV.
    • SCENA IV.   Artemisia, Guglielmo, Armellina.
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SCENA IV.

 

Artemisia, Guglielmo, Armellina.

 

Artemisia. (Veggio il vignarolo trasformato in Guglielmo, che se ne viene dritto a casa. Oimè! che mi par l'istesso mio padre e vo' dargli la baia un poco!).

Guglielmo. (Ben ne ringrazio i cieli che veggio la mia casa!). Tic toc.

Artemisia. Chi batte, olá?

Guglielmo. O Artemisia, figlia cara, aprimi, che sii tu benedetta!

Artemisia. «Figlia cara», dice il furfante: ah, ah, ah!

Guglielmo. Non conosci il tuo padre Guglielmo?

Artemisia. Chi Guglielmo?

Guglielmo. Chi Guglielmo? tuo padre.

Artemisia. Fosti tu dove è Guglielmo mio padre?

Guglielmo. Dove è dunque tuo padre?

Artemisia. È morto e sotto l'onde sommerso.

Guglielmo. Quel morto e sommerso son io!

Artemisia. Ben, io non tratto con morti e con sommersi.

Guglielmo. Aprimi, figlia cara!

Artemisia. Aprir io? me ne guarderò molto bene: sento tutta incapricciarmi.

Guglielmo. E di che?

Artemisia. Che un morto e sommerso parli e venga a casa.

Guglielmo. Apri, di grazia!

Artemisia. Sarai or risolto dal mare o sei putrefatto, e ne sento fin qui la puzza del tuo corpo, oibò, fiú!

Guglielmo. Apri, ché son vivo come prima!

Artemisia. Come vivo, se abbiamo ragionato con tanti testimoni di veduta, quando ti sommergesti con la nave e moristi?

Guglielmo. Deh, apri e non tante parole!

Armellina. (Padrona, lasciate burlare un poco a me). Chi è lá giú? che dimandi?

Guglielmo. Apri, Armellina mia.

Armellina. Se vieni da casa calda, hai bisogno di qualche rinfrescamento.

Guglielmo. Ho bisogno del malanno che Dio ti dia!

Armellina. Buone parole in casa d'altri!

Guglielmo. Mi avete mosso la còlera; e se non mi aprite, buttarò le porte per terra.

Armellina. Con un poco di acqua ti rinfrescaremo la còlera.

Guglielmo. Quando sarò entrato ti spezzarò le braccia con un bastone.

Armellina. Togli questo rinfrescamento!

Guglielmo. Ah, lorda, rognosa, pidocchiosa!

Armellina. T'ho lavato il capo della lordura, tigna e pidocchi.

Guglielmo. Se non te ne pagherò, possa sommergermi un'altra volta! non so che mi tenga che non rompa e spezzi le porte e non ti uccida di bastonate.

 

 

 




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