SCENA
II.
Squadra, Sennia.
Squadra. A tempo vi veggio, Sennia.
Sennia. M'indovino la nuova.
Squadra. Voi dovete saper che voglia.
Sennia. Che si mariti mia figlia questa
sera col Capitano.
Squadra. Tutto il contrario: a rinunziarla
e sciorsi dalla promessa.
Sennia. Come questo?
Squadra. Me ne dimandate ancora? non si sa
per tutto Napoli che un romano sotto nome d'esser vostro figlio s'ha goduta vostra
figlia?
Sennia. Come sai questo tu?
Squadra. L'ho visto or ora menar prigione
da' birri; e di questa trama Mastica ne è stato il mezzano.
Sennia. Ah traditore!
Squadra. Avete il torto ingiuriarmi.
Sennia. Non parlava con te.
Squadra. Trasilogo ha preso Cornelia, di
che era stato stimu1ato da' parenti; e or si fanno le nozze con contento
d'ambedue le parti. Ho fretta, ti lascio in pace.
Sennia. Anzi in tormento e angoscia. O
vita mia, serbata in sino a tanto che avessi visto cosa di che fussi forzata a
dolermi mentre io viva! O vecchiezza viva mia, perché non mi manchi? or conosco
che col lungo vivere si sopportano molte adversitadi. Oh con quanto pericolo si
guardano le cose che piacciono a molti! Un giovane insolente sotto nome di figliuolo
onorato mi rubba l'onor mio e di mia figliuola, nelle cui nozze era tutta la
speranza della mia contentezza. Ecco la cosa risaputasi per tutto Napoli: si
divolgherá per tutto il mondo. Bisognerá fugirmene di qui e vivere
disconosciuta dovunque vada, per non aver piú fronte di comparir fra le persone
onorate. O onor mio acquistato e serbato con tanta fatica per sí lungo tempo,
come t'ho perduto in un ponto! quando piú spero di ricovrarti?
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