SCENA
V.
Protodidascalo, Filastorgo.
Protodidascalo. Se le cose optimamente disposite
sogliono conseguir reprobi eventi, quando quidem, ché la fortuna vuol esser participante
delle umane azioni; quanto piú pessimo evento aranno quelle che si fanno
properanter e destitute di consilio? Ecco l'esempio. Teodosio dal capitan de'
satelliti riputato fatuo, riconosciuta la sua giustizia, è stato liberato; e
Lampridio, irretito dalle illecebre amorose, inopinatamente è collapso un'altra
volta in mano della giustizia e in discrimine della vita senza un modiolo di
speranza, se il divino suffragio per sua perenne grazia, per farlo evadere da
questi travagli, non avesse condotto in questa cittá Filastorgo suo padre. Vae
mihi, che lo veggio venir tutto queribondo in vista! Orsú, per riconciliarlo
col figlio mi bisogna funger l'ufficio di buon retore, in che io ho versato
molti lustri. Mi servirò del genere deliberativo per commoverlo e vi mescolerò
un poco del demonstrativo. Deh, perché non ho ora il mellifluo eloquio di
Demostene o del moltiscio Cicerone? Ho giá l'invenzione: ecco la disposizione.
L'elocuzione l'ho sicurissima. Cominciarò l'essordio e captarò benevolenza. -
Filastorgo here, patronorum patrone, incolumes sis, hospes sis: la tua radiante
celsitudine bene veniat! ...
Filastorgo. Quanto sarei stato ben meglio in
casa mia!
Protodidascalo. ... Lampridio, il vostro
figliuolo, iterum atque iterum se gli commenda.
Filastorgo. Che figlio? io non ho figlio
veruno: suo padre è morto venti anni sono in Turchia.
Protodidascalo. Lampridio inquam, quel vostro
unigenito.
Filastorgo. lo non conosco Lampridio alcuno;
quel che tu dici si chiama Eugenio né vidde me né Roma pur mai.
Protodidascalo. Vi bisogna reminiscere che gli
sète padre.
Filastorgo. Egli ha un'altra madre a dispetto
del padre e della vera madre sua.
Protodidascalo. Vi fu - preterito, - vi sará -
futuro, - vi è - presente: tria tempora - sempre morigerante e obtemperante.
Filastorgo. Chiami tu ubidienza il finger di
non conoscermi? Da chi spero io essere onorato se il mio figlio mi schernisce?
Giá m'ha fatto chiaro quanto sia vana la speranza d'aver collocato in esso la
quiete della mia vecchiezza, in dimostrarmesi cosí iniquo e discortese. ...
Protodidascalo. Bona verba, quaeso.
Filastorgo. ... Che? se tu avessi visto gli
atti e le parole, aresti giurato o che egli non fusse egli o che io fussi un
altro.
Protodidascalo. Udienza per due verbicoli.
Filastorgo. Hai tu forse animo d'iscusarlo?
Protodidascalo. (Dopo l'essordio alla
narrazione). Io non vo' inficiare che il temerario áuso non sia grave, né se
gli potrebbe coacervar pena che non ne meritasse il doppio; ma di questo
s'incolpe l'arcigero che gli aveva sauciato il petto, dilaniato il core e fatto
devio l'ufficio della mente. Il famoso Marone: «Omnia vincit Amor».
Filastorgo. Che ha dunque fatto?
Protodidascalo. (Qui non va exagerazione ma
escusazione). Un paulolo di errore solamente: mutatosi il nome di un figlio
esule di una matrona, è entrato in sua casa per fruir la sua figlia pulcrissima
di cui l'animo subbolliva d'amore.
Filastorgo. Ahi mentitor perfido! ahi
temerario esecutor di tanta nefanditade che fa ingiuria al padre, alla patria e
a se stesso! Ma tu, pedante, piú d'ogni altro da poco e ignorante, questi sono
gli ammaestramenti che tu gli hai dato? Di che mi devo fidar io, se avendoti
tolto dalla zappa e dalla vilissima pedanteria t'ho fatto padron della casa e
di mio figliuolo, e or me ne rendi cosí iniquo guiderdone?
Protodidascalo. Here, non detestare la famigerata
mia arte. Non sète conscio che Dionisio re, expulso dal suo regno, non volse
evadere filosofo indagando i secreti della vasta e profonda natura; ma
spargendo il fecondo seme della viride virtude ne' teneri meati intellectuali e
nelle interne viscere di putti, divenne ludimagistro? Ma se al tuo figlio con
blandi colloqui, pieni di mille apoftegmi e auree sentenze, l'ammoniva che
tutto era frustratorio, che gli ultronei piaceri s'amplexano e fan parvipendere
ogni animadversione, mi insultava e minitava; che potea far io decrepito e
micròpsico, che appena la fluctuante anima hos regit artus? bisognava
succumbere. Però perpendi il mio animo insonte e la bona qualitas mentis.
Filastorgo. Io vo' che impari esser figlio da
chi veramente sa esser padre, vo' che sia essempio a tutti i figli del mondo,
vo' piú tosto esser detto severo destruttor di figliuoli che padre che abbi
consentito alle sue sceleraggini.
Protodidascalo. (Qui va la commiserazione).
Quando l'ira obtemperará alla ragione, poenitebit te del commesso facinore, ché
non conviene ad un padre tanta truculenzia, ché per ogni fallo sufficit che al
figlio se gl'imponga picciola pena. Ché se voi non condonate al vostro figlio,
a chi condonarete voi? E dovete tanto piú volentier farlo quanto che, irretito
da questo suo novizio amore, è cespitato e pentito del temerario incepto. E
se... .
Filastorgo. Dimmi un poco.
Protodidascalo. Non interrompete la veemenzia
dell'orare. - ... E se non fusse per suo merito, fatelo per amor di sua madre,
la qual moritura rememoratevi con quanti gemiti vi rogò, genuflexa e provoluta
ne' vostri piedi, che l'amor sviscerato che portavate a lei si fusse coacervato
con l'amor che comunemente portavate a questo unigenito.
Filastorgo. Menami dove è, ché vo' vederlo.
Protodidascalo. (La commiserazione è riuscita
bene supra existimationem: bisogna exagerarla). V'è intercetto poter vederlo,
perché sta chiuso in un carcere orcico.
Filastorgo. Che «carcere orcico»?
Protodidascalo. In poter della giustizia che
sopra questo fatto ci viene pede plumbeo; e credo...
Filastorgo. Che cosa?
Protodidascalo. ... che sará...
Filastorgo. Appresso.
Protodidascalo. ... per esser il caso grave et
exemplare; ...
Filastorgo. Parla presto!
Protodidascalo. ... perché dicono i legislatori
che la giustizia deve inrigorirsi ne' casi exemplari. Et Iustinianus in titulo De
usurpata iurisdictione, nella legge Malum exemplum, nel titulo De
suppositione, paragrafo Si supponatur, dove la glossa enucleando
quel passo dice: ...
Filastorgo. Che será di questo mio figlio?
Protodidascalo. Lasciatemi dir due parole.
Filastorgo. Lascia tu in nome di Dio queste
tue filastroche!
Protodidascalo. ... giustiziato con miserando et
plorabile exito.
Filastorgo. Mio figlio giustificato?
Protodidascalo. Dico «giustiziato» non
«giustificato». Nam «iustus est qui ius non deflectit», però
«giustiziato, gastigato dalla giustizia»; ma «iustificus est qui iustitiam
facit», e «giustificato», «chi ha fatto la giustizia».
Filastorgo. Con queste tue pedanterie mi fai
salire tanta rabbia che, se non importasse la vita di mio figliuolo, mi faresti
uscir da' gangheri. Che importano a me queste tue disutili chiacchiare?
Protodidascalo. Che importano eh? Non si devono
parvipendere i vocabuli patri e vernaculi; e Quintiliano celeberrimo scrittore
dice: «Perscrutandas esse a fideli praeceptore origines nominum».
Filastorgo. (O Dio, quanto mi fa penar questa
bestiaccia!). Narrami la ragione.
Protodidascalo. Dicovi che tunc temporis è venuto
il vero Teodosio, marito di quella matrona, con Eugenio suo figliuolo; sono
stati expulsi di casa, ed essi pensiculando l'inganno machinato son iti a Sua
Eccellenzia e fatto obtrudere in carcere il tuo figliuolo.
Filastorgo. Oimè Lampridio, oimè figliuolo
mio caro, quanto piú desiava vederti meno ti potrò vedere; a tempo ch'io
pensava goder teco questo poco di vita che mi avanza, violenta morte me ti
trarrá da queste mani. O Laudomia moglie cara, quanto felice fu la tua morte
passata per non trovarti a questo dolor presente! A cui ricorrerò io per
favore? chi mi aiuterá in questa terra ove non conosco nessuno? almeno avessi
portato dinari assai che mi aiutassero in questo bisogno.
Protodidascalo. Ove è il rimedio l'egritudine si
deve piú patienter sufferre.
Filastorgo. Che rimedio potrei ritrovarsi a
questo?
Protodidascalo. Convenir questo Teodosio,
alloquere a questa Sennia madre della giovane e trattar coniugio con sua
figlia, non potendo il fatto altrimente rimediarsi; ché forse vi rimetteranno
la querela.
Filastorgo. Che genti son queste? son forse
pari miei?
Protodidascalo. Son de' primati e degli optimati
di questa cittá: anzi vi fia difficillimo ottenerlo. Ma eccoli: questi sono.
Filastorgo. Questi mascalzoni son forse pari
miei?
Protodidascalo. Non v'ho detto che iam dudum
erano venuti di Turchia e Lampridio gli avea espulsi di casa e non han potuto
cambiarsi le vesti?
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