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| Giambattista Della Porta L'Olimpia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA VIII.
Lampridio, Filastorgo, Teodosio.
Lampridio. O padre, mi vergogno domandarvi perdono dell'offesa fattavi. Filastorgo. Fa' che per l'avenire si ricompensi essermi ubidiente, ché giá hai conosciuto se t'amo. Lampridio. Non arei potuto vederne piú chiaro segno, e per rendervi le debite grazie di tanta affezione mi mancano le parole: però vi priego che col vostro savio discorso consideriate quel tanto obligo che vi debbo e per natura e per debito, e facci Iddio che io viva tanto che possa dimostrarlovi. Filastorgo. Fa' che ami la tua Olimpia, poiché ne hai tanto patito e fatto patire ad altri. Lampridio. È soverchio ricordarmelo, padre. Filastorgo. Teodosio, io ve lo do per genero e per servo. Teodosio. Lo ricevo per genero e per figliuolo. Lampridio. Andiamcene a casa e diamo questa allegrezza a Sennia e non la facciamo piú penare. Teodosio. Giá la vedo comparire dinanzi la porta.
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