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Giambattista Della Porta
L'Olimpia

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  • ATTO V.
    • SCENA VIII.   Lampridio, Filastorgo, Teodosio.
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SCENA VIII.

 

Lampridio, Filastorgo, Teodosio.

 

Lampridio. O padre, mi vergogno domandarvi perdono dell'offesa fattavi.

Filastorgo. Fa' che per l'avenire si ricompensi essermi ubidiente, ché giá hai conosciuto se t'amo.

Lampridio. Non arei potuto vederne piú chiaro segno, e per rendervi le debite grazie di tanta affezione mi mancano le parole: però vi priego che col vostro savio discorso consideriate quel tanto obligo che vi debbo e per natura e per debito, e facci Iddio che io viva tanto che possa dimostrarlovi.

Filastorgo. Fa' che ami la tua Olimpia, poiché ne hai tanto patito e fatto patire ad altri.

Lampridio. È soverchio ricordarmelo, padre.

Filastorgo. Teodosio, io ve lo do per genero e per servo.

Teodosio. Lo ricevo per genero e per figliuolo.

Lampridio. Andiamcene a casa e diamo questa allegrezza a Sennia e non la facciamo piú penare.

Teodosio. Giá la vedo comparire dinanzi la porta.

 

 

 




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