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Giambattista Della Porta
L'Olimpia

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  • ATTO I.
    • SCENA I.   Balia, Anasira comare.
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ATTO I.

 

 

 

SCENA I.

 

Balia, Anasira comare.

 

Balia. Sempre ch'io ben considero gli andamenti di questa vita mi par proprio di vedere una comedia, che n'ho viste recitar molte a' giorni miei. Le cose riescono al contrario di quel che pensiamo: chi piú crede sapere manco sa, tal si crede avere una cosa in mano ch'altri poi gli la toglie, e si sta sempre in continuo travaglio.

Anasira. Buon , balia.

Balia. O comare Anasira, mille buon anni, tu sei qui?

Anasira. Mi vedi e mi domandi si ci sono. Che cosa dicevi di comedia? è forse alcuna che si recita questa sera nelle nozze di quella tua bellissima figliana che fa ragionar tutta questa cittá della sua bellezza?

Balia. Dio voglia che non ci sia altro che pianto!

Anasira. Che cosa mi dici? e come sta Olimpia?

Balia. Eh! come sta la sfortunata giovane? non ci è piú segno di quella sua bellezza. Se la vedessi non la conosceresti: par un'altra, tanto è trasfigurata. Sta di sorte che s'avessi pensato vederla in questa sciagura, me l'arei affogata a lato quando era bambina.

Anasira. Balia, narrami alcuna cosa, ché ben sai che non hai comareamica piú cara di me.

Balia. È vero; ma a te non tocca di saperlo.

Anasira. Donde ti è nata tanta secretezza?

Balia. Donde a te tanta curiositá.

Anasira. Se non fussi stata la prima a pregarti che lo dicessi, m'aresti pagata che t'ascoltassi, che poco anzi per aver carestia di chi t'ascoltasse, l'andavi raccontando a questa piazza.

Balia. Chi ha gran voglia di udire ha gran voglia di ridire, e questa è cosa d'importanza piú che non pensi.

Anasira. Teh! ti sei fidata di me delle cose dell'onor tuo - ché ben sai che facesti in casa mia quando eri giovane, - e or tieni tanto secrete le cose altrui.

Balia. E se tu m'hai narrate le tue vergogne, come posso sperare che tacci l'altrui? Noi femine siamo troppo novelliere e larghe di natura al parlare; e fra tante meraviglie che s'odono, mai s'udí che una femina nascesse muta.

Anasira. Or poiché è vizio di natura e siamo pur note a tutti, non ci vituperiamo noi stesse. Però comincia, su.

Balia. A te non posso dir di no: però ti priego che non ne facci parola con persona. Olimpia s'è fidata di me e non ci è altro che lo sappi, e ogni cosuccia che si scoprisse estimarebbe subito che fosse uscita da me. Taci e ascolta.

Anasira. Taccio e ascolto.

Balia. Sai bene come i mesi adietro Olimpia dimorò in Salerno in casa di Beatrice sua zia un certo tempo. Quivi vedendola a caso un gentiluomo chiamato Lampridio, ch'era venuto di Roma per studiare, s'accese dell'amor suo ardentissimamente; e non mancando di servirla e scoprirle il suo fuoco, Olimpia cominciò a vederlo assai volentieri e rendergli il contracambio; e confacendosi i costumi dell'una e dell'altro, si innamoraro fattamente che non fu mai inteso al mondo il piú ardente amor di questo: non amor no, ma rabbia. S'han dato la fede di nascosto d'esser marito e moglie; e non altro che la commoditá manca a dar fine agli affanni loro. E di questo amore Mastica, il servitore di casa, era il mezzano, che Lampridio l'avea corrotto con dargli benissimo da masticare....

Anasira. Questo deve essere il suo primo amore: però è cosí furioso.

Balia.... Sennia intanto, la madre d'Olimpia, trattò matrimonio col capitan Trasilogo nostro vicino; e come quello che ne stava innamorato, s'accordò subito: talché s'inviò a chiamare Olimpia, ché fusse ritornata a Napoli. Come ella giunse, cominciò Sennia con belle parole a dirle che l'avea maritata, e pregandola ci consentisse e le desse quell'ultima consolazione che tanto tempo avea disiato da lei; percioché sapendo la ricchezza, il parentado e il valore di questo Capitano, gli l'avea promessa da sua parte, tenendo per fermo che, come obediente figliuola che l'era stata sempre, non sarebbe stata contraria al voler suo. Olimpia sentendo questo, pensa tu, sorella, il dolore. Ella tramortí subito, restò con la faccia di color di cenere e stette buon spazio a riaver la favella. Pur facendo forza a se stessa, fingendo buon viso, con certe lusinghette rispose che non volea cosí tosto allontanarsi da lei, non avendo conosciuto né altro padre né altro fratello che lei; e che tanto sarebbe lasciarla quanto lasciar la propria vita, massime essendo vecchia, malsana e in etá da esser governata, e che avea bisogno d'una che le fusse stata serva e figlia insieme sollecita alla sua salute. E accompagnò queste ultime parole con certe lagrimette che si pensò la madre che fussero nate dalla pietá di lei....

Anasira. Che disse la madre? non si commosse tutta?

Balia.... Lodò molto la sua amorevolezza, la baciò in fronte affettuosamente con dirle che non era nata per star sempre in casa. Cosí la lasciò per parecchi giorni; pur veggendola star ritrosa, l'ha fatta esortar da parenti, da amici e da vicini ancora; al fin conoscendola ostinata, l'ha fatto intendere che tanto vuol che sia sua figlia quanto l'è ubidiente....

Anasira. A che s'è risoluta la poverina?

Balia.... La poverina non potendo piú con ragione resistere a' contrasti della madre, ha detto de , purché si trattenghi per tre soli giorni, quali son giá finiti; e s'è inviato a dirsi al Capitano che s'appresti sposarla per questa sera....

Anasira. Perché ha detto de ? che speranza poteva avere in pochi giorni?

Balia.... Ha inventato il piú bello e colorito inganno che possa imaginarsi, non solo di schivar queste nozze cosí odiate da lei ma di venir al fin di questo suo amore....

Anasira. Che inganno è questo?

Balia. Bastiti quanto t'ho detto.

Anasira. Non mi lasciare al meglio con la bocca sciapita, eh! Onde hai tu imparato cominciar una istoria de innamoramento e non venir al compimento fin al dolce?

Balia. ... Giá devi sapere che Sennia, la mia padrona, venti anni sono si maritò con Teodosio e di lui n'ebbe duo figli, Eugenio il maschio, Olimpia la femina. Teodosio togliendosi un giorno Eugenio in braccio per ischerzo, andò a diporto ad una sua villa a Pausilippo; e quivi fur presi di notte da una galeotta di turchi, e da quell'ora non mai piú se ne è potuto saper novella se sian vivi o morti. Ma Sennia tien gran speranza che sien vivi, ché una zingara vedendole la mano le indovinò ch'eran vivi e ben presto tornerebbono; ed ella dice che se li sogna ogni notte che vengono. ...

Anasira. Che mi curo di saper questo io?

Balia. Se prima non ti dico questo, non potrai capir l'inganno. - ... Olimpia da che venne a Napoli per provar l'animo della madre come stava saldo alla trama ordita tra lei e Mastica ministro del tutto, ha finto certe lettere come le mandasse Eugenio di Turchia, scrivendole ch'era morto Teodosio e che esso avea rotto la prigionia e la catena ed era in camino per venirsene a casa; e fece portar queste lettere alla madre da un certo turco fatto cristiano lor conoscente. Il che Sennia non solo se l'ha creduto ma n'ha preso un'allegrezza cosí grande che non cape nella pelle e va scalza per le chiese e fa gran voti. Or da questa credenza Olimpia ha pigliato piú fidanza di seguire. ...

Anasira. A che effetto cotesto?

Balia. ... Or vuol che Lampridio si vesta da turco col ferro al collo e con la catena a' piedi come se fusse scampato di man loro, perché è giá di venti anni, conforme all'etá che potrebbe avere Eugenio; e con dir che sia suo fratello, entrará in casa nostra, disturberá le nozze di questo Capitano, e niuno potrá negargli che non stia solo e accompagnato con la sua Olimpia come gli piace. Ecco son arrivata fin al dolce, fin al fine; vuoi piú?

Anasira. Or che l'intendo, ed è certo un inganno accortissimo; e sento tanta dolcezza che questa gentil giovane resti contenta, che par sia Olimpia io e ancor io ne senta la mia parte. Ma dimmi: se Lampridio fusse riconosciuto in Napoli, non si scoprirebbe l'inganno?

Balia. Egli non mai fu in Napoli; e Olimpia l'ha fatto intendere per un certo Giulio studente, amico comune, che per quanto ha cara la grazia sua, per una cosa importantissima non venghi a Napoli prima che sia avisato, accioché non fusse riconosciuto da alcuno, come dici.

Anasira. Come Sennia non s'accorgerá che questo non è suo figlio?

Balia. Non t'ho detto io ch'appena era di due anni quando le fu tolto? e io le ho inteso dir mille volte che se lo vedesse non lo riconoscerebbe.

Anasira. Iddio le faccia succedere ogni cosa come desidera. Ti vo' lasciare, a dio.

Balia. Tienlo secreto, sai: tu vedi quanto importa.

Anasira. Se non l'hai potuto tener secreto tu che t'importa, come lo posso tener secreto io che non mi si nulla?

Balia. Deh, per amor di Dio!

Anasira. Io scherzo cosí teco. (Ma chi può contenersi, se trovo il Capitano, di non rivelargli cosí bella trama?).

Balia. Ti farei compagnia, se non avessi a ragionar con Mastica su questo fatto; e però son uscita e giá lo veggio venir in qua.

 

 

 




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