SCENA
IV.
Trasilogo Capitano,
Squadra suo servo, Mastica.
Trasilogo. Olá, o di casa! Pestamuso,
Franginaso, Pelabarba, Rompicollo, Spezzacatene, Cacciadiavoli! O che dormono intorno
al foco o stanno distesi in stalla a grattarsi la pancia. Non posso vedermi
intorno questa razza di poltroni infingardi.
Squadra. Che comandate, signor Capitano?
Trasilogo. Ordina a Pestamuso e a Franginaso
che spazzino le camere e la sala, attacchino gli arazzi a' muri e mettano in
ordine il palazzo; ...
Squadra. Si fará.
Trasilogo. ... Fracasso e Spezzacatene
racconcino l'armaria, poliscano l'armatura e forbiscano ben bene la mia
«passacuori», che sia piú splendente che il sole in leone, che calando di sopra
il colpo, il lucido paia il lampo e la caduta il tuono;...
Squadra. (Penso che la ruggine se l'abbi
divorate).
Trasilogo. ... ancora: che i cavalli
fresoni, ginetti di Spagna e quelli del Regno sieno stregliati e forniti di
tutto punto, e fra gli altri lo stornello che si chiama «il Capitano», che s'assomiglia tutto a me
d'animo, di forza e di gagliardia.
Mastica. (E di discorso ancora).
Squadra. Perché questo apparecchio,
padrone?
Trasilogo. Questa sera mi sposerò con
Olimpia, che iersera me lo fe' intendere la madre; e tu sai bene come io sia
morto e sbudellato per amor suo.
Mastica. (Tanto abbi l'anima quando
l'arai!).
Squadra. È pur contenta Olimpia, e quando
venne di Salerno ne stava cosí ritrosa!
Trasilogo. Ella fingeva cosí per fare mona Onesta
con la madre; ma ella si strugge e spasima per amor mio. Oh, non sarebbe una
sciocca se ricusasse me per qualsivoglia? non sono io il primo uomo del mondo?
Mastica. (Costui deve essere Adamo. Ma il pecorone
s'è ricordato di tante cose e non ha fatto ancora parola della cucina).
Trasilogo. Ascolta, m'era dimenticato il
meglio: fa' ...
Mastica. (Che s'apparecchi benissimo da
desinare).
Trasilogo. ... che si cuopra quel mio
ritratto che sta in quello atto fantastico e bizzarro e con quegli occhi
sfavillanti, ché sarebbe impossibile che vedendolo Olimpia, che è una
fanciulla, non le venghi lo spasimo. Ho tanta virtú in questi occhi che stando
irato non è persona di sí intrepido core che vi possa fissar lo sguardo. ...
Mastica. (Oh! come fa bene a farlo
coprire, ché non è uomo che non cali giú gli occhi per non veder quella faccia
di stregone).
Squadra. Che sète forse basilisco?
Trasilogo.... Non sai tu ch'ovunque vado
vien meco la morte e lo spavento? e ovunque volgo lo sguardo fo tremar
l'istesso ardimento, sí come proprio fusse il terremoto? ...
Squadra. Perché vien la morte con voi?
Trasilogo. ... Perché ha piú facende venendo
meco che s'andasse con la peste e con la guerra accompagnata. Chi tronca piú teste?
chi taglia piú gambe e braccia? chi scavezza piú colli? chi apre piú uomini per
mezzo che questo mio braccio gagliardo? ...
Mastica. (Certo costui deve esser boia,
poiché squarta uomini, taglia teste e scavezza colli).
Trasilogo. ... Di' a Pelabarba, se venissero
sergenti, capitani, colonnelli, maestri di campo o altre persone di conto a
dimandarmi, gli dica che son ito a Palazzo, che S. E. tien Consiglio di Stato
questa mattina. Tu compra robbe accioché s'apparecchi per questa sera, poi
vieni a trovarmi dove tu sai.
Mastica. (Poiché compra robbe me gli vo'
scoprire; forse ne carpirò una colazionetta questa mattina).
Trasilogo. Ma io veggio Mastica. O Mastica
mio galante!
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