SCENA
II.
Giulio studente, Lampridio, Protodidascalo.
Giulio. Se mal non veggio, questi mi par
Lampridio; egli è desso. O Lampridio dolcissimo!
Lampridio. O Giulio fratello, ché persona
piú desiderata non arei potuto incontrar oggi!
Giulio. Dio vi salvi e vi dia mille buon
giorni!
Lampridio. Un solo basteria a farmi felice.
Giulio. Se soverchiano a voi siano per i
vostri compagni; a voi, Protodidascalo.
Protodidascalo. Oh come optatissimo ti obietti
agli occhi nostri!
Lampridio. Che sai d'Olimpia mia?
Giulio. Rispondete al saluto prima e
dite: - Dio vi aiuti e salvi! - e poi mi dimandate d'Olimpia.
Lampridio. Come può mandarvi salute chi è
privo d'ogni salute?
Giulio. Or dite come stiate.
Lampridio. Dillomi tu, fratello, com'io
stia, che lo sai meglio di me.
Giulio. Come?
Lampridio. S'Olimpia m'ama io sto benissimo,
se non m'ama io sto assai peggio che morto: non sai tu ch'ella è l'anima mia?
non amandomi come potrei viver senz'anima? sarei un che vivesse morendo sempre.
Protodidascalo. Larva d'uomo.
Lampridio. Lasciam questo: che sai d'Olimpia
mia?
Giulio. Nulla di nuovo se non che venne a
casa Mastica e mi pregò caldamente che vi scrivessi che per quanto amor portate
ad Olimpia e se avete a caro il suo piacere, non foste venuto a Napoli per una
cosa importantissima.
Lampridio. Che cosa importantissima è
questa?
Giulio. Non saprei.
Lampridio. Che imaginate?
Giulio. Non saprei che imaginarmi. Parmi
che sii contristato: sei tutto mutato di colore.
Protodidascalo. A questo nunzio oltre ogni suo
cogitato dispiacevole, il freddo pavore di zelotipia ave invaso la fiamma comburenteli
i precordi e l'ha fatto essangue e pieno di pallore. Segno di amore: «Palleat
omnis amans», disse Nasone.
Lampridio. Per dirti la veritá, non avendomi
detto la cagione m'hai posto l'animo non so come in suspetto.
Giulio. Vuoi tu attristarti del male
prima che sia?
Lampridio. Par che l'animo se l'indovini.
Giulio. Forse è per ritornarne a Salerno
di corto e vorrá ella istessa darti la nuova della sua venuta e risparmiarti
questa fatica.
Lampridio. Non mi quadra, mi batte l'occhio
dritto; e mi fu referito nel viaggio che si maritava con non so chi Capitano suo vicino.
Giulio. Io non so nulla di ciò: questa è
la casa del Capitano che dite, e
questi che viene è suo servidore; volete che gli ne dimandi? Non rispondete?
volgete l'animo a me.
Lampridio. Non l'ho meco.
Giulio. Richiamalo a te.
Lampridio. Non posso, sta in gran tempesta,
ondeggia. Ridillo, che non t'ho inteso.
Giulio. Vuoi ch'io ne dimandi questo
servo?
Lampridio. Me ne faresti piacere.
Giulio. E vedrai quanto t'è stato detto
tutto esser bugia.
Protodidascalo. Festina i celeri passi, vien
alacre, baiula un simposio sive un convivio intiero, ch'è infausto augurio per
voi. Vi son colombe, animal di Venere: dinota coniugio. Lampridi
Lampridi, timeo actum esse de te.
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