Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Giambattista Della Porta
L'Olimpia

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO II.
    • SCENA VI.   Mastica, Lampridio, Protodidascalo, Squadra, Trasilogo.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

SCENA VI.

 

Mastica, Lampridio, Protodidascalo, Squadra, Trasilogo.

 

Mastica. Anzi or veniva insino a Salerno a recarti la piú lieta novella che tu avessi avuta giamai.

Lampridio. Perdonami se a torto mi sono adirato teco.

Mastica. Conosci tu questa lettera?

Lampridio. Oimè, d'Olimpia mia!

Mastica. Ti porto cosa miglior di questa.

Lampridio. Che cosa mi potrá esser piú cara e miglior di questa? Parla presto: che nuova m'apporti d'Olimpia?

Mastica. Nulla, ma lei tutta insieme.

Protodidascalo. (Me miserum, io arbitrava che fusse paulo minus che evaso da questa egritudine: or questa speranza sará un suscitabulo, ché di nuovo la fiamma si pascerá delle sue midolle!). Lampridio, perpendi gl'inganni, non credere, son tutte nughe.

Lampridio. Dimmi, Mastica, dove mi porti Olimpia?

Protodidascalo. Se non la porta dentro quel suo tumido ventre, ignoriamo dove la porti.

Mastica. Questo ventre è che te la porta.

Protodidascalo. Dunque bisogna invocar: «Iuno Lucina fer opem», che tu partorisca, o chiamar un lanista che ti squarti per cavarnela fuori?

Mastica. Anzi mantenermelo grasso e grosso, onto e bisonto.

Lampridio. Mira che gran ventre che ha fatto!

Protodidascalo. Come può esser gracilescente se dentro vi sono i Bartoli e Baldi, i testi, l'arche e la supellectile ch'avevi in casa?

Mastica. Che testi, che archi, che tele?

Protodidascalo. Quei che saepicule abbiam pignorati e venduti per pabulare con munificentissima largitade la tua hiante bocca ed empir di vino cotesta tua absorbula gola.

Lampridio. Lasciam questo: mostrami Olimpia mia.

Mastica. Scostiamci di qui, che non siam visti ragionare insieme.

Lampridio. Eccomi.

Trasilogo. (Ascolta, Squadra).

Squadra. (E voi stiate ancora intento).

Mastica. Sappi che quando la vecchia mandò a chiamare Olimpia da Salerno, la voleva maritare con un certo Capitano sciagurato. ...

Trasilogo. (A dispetto di..., potta del ...!).

Squadra. (Fermatevi, ché ci sará tempo a questo).

Mastica. ... Ella negando sempre non volse mai consentirvi; pur volendo la madre che vi consentisse per forza, si serrò in una camera, si stracciò i capelli, si batté il petto, né fece altro che piangere e sospirare. ...

Lampridio. Questa è la lieta novella che m'apportavi? Mi hai mezzo morto!

Mastica. Ascolta se vuoi.

Lampridio. O cielo, come consenti che gli occhi, sole d'ogni tuo sole, or sparghino tante lacrime? o Amore, come tu soffri che si straccino quelle trecce dorate con che tu suoli legare ogni persona? o cuor mio, anzi non cuore ma pietra, come non scoppi di doglia in sentir questo?

Mastica. Tu piangi? e che faresti vedendo rotta una pignatta in mezzo il foco vicino l'ora di mangiare?

Protodidascalo. Sempre sta l'animo in saziar l'inexplebile aviditate del suo elefantino corpo e pascer l'ingluvie di quella vorace proboscide.

Lampridio. Presto, finisci d'uccidermi.

Mastica. ... Ella sempre che mi vedeva in presenza della madre, mi volgeva gli occhi con certo atto pietoso che parea che mi dicesse: - Mastica, abbi pietá di me. ...

Lampridio. Beato te!

Mastica. Per che cosa? perché ho fatto forse collazione?

Lampridio. Che collazione? Perché puoi trattare e ragionar con Olimpia e vederla quanto ti piace.

Mastica. Dieci di queste beatitudini le venderei per un bicchier di vino. - ... Poi quando alla sfuggita mi potea parlare, diceva: - Mastica, sai tu novella di Lampridio mio? - e finiva le parole che le portavano l'anima in sino a' denti. ...

Lampridio. O vita dell'anima mia, o somma allegrezza di questo cuore, ben serbi l'animo tuo generoso in ricordarti di chi promettesti d'amare! oh come uccidendomi m'hai risanato!

Mastica. Tu ridi adesso? o cervellaggine d'innamorati!

Protodidascalo. Ecco ristorate le prosternate passioni.

Lampridio. Segui.

Mastica. ... Al fin per tôrsi da questo intrico, ha inventato il piú bello e colorito inganno che si possa imaginare, facile a fare e piú facile a riuscire. ...

Lampridio. Dillomi di grazia.

Mastica. Leggi questa lettera e rispondi da te stesso alla tua dimanda e raccontati la trama ordinata.

Lampridio. Perché non me la dái? Non la stringer cosí forte, ahi come la tratti male! Dammela ché me la pongo nel petto, anzi nel core anzi nell'anima.

Protodidascalo. Eh! Lampridio Lampridio, tu dispreggi le mie parole, eh? non ti lasciar deludere.

Mastica. Adaggio, ché abbiamo a far un patto tra noi. Subito che serai entrato in casa, vo' che si bandisca la guerra mortale a sangue e a foco al pollaio, che si dia la rotta a tutt'i fiaschi, pignatte, bicchieri e piatti piccioli che sono in casa; vo' che mi sieno consignate le chiavi della cantina, dispensa, casce e d'ogni cosa: vo' essere il compratore, il cuoco e il maggiordomo; vo' la parte di tutto quello che si pone in tavola, che non vogli vedere il conto di quel che spendo né che mi

facci levar mattino, ma che mangi e dorma quanto mi piace; e sopra tutto che questo pedantaccio non accosti in casa.

Protodidascalo. Menti, lurcone, nugigerolo, sicofanta!

Mastica. Menti tu, che sia tuo fante.

Protodidascalo. Heu, heu, heu!

Mastica. Guai ti dia Dio, che hai?

Protodidascalo. Mi doglio all'antica. Da dolentis? heu, ah et cetera. Ma «o tempora, o mores», o aurea etá, dove sei transacta, ove sei! o Cicerone che increpavi i tuoi tempi! Siamo in questo esecrando secolo, in questa etá ferrea a garrir con questo petulante.

Mastica. Vuoi disputar meco? e se vincerai vo' star un giorno senza mangiare, e se perdi vo' farti un cavallo, ché non sai accordare il geno mascolino col feminino.

Protodidascalo. Va' e disputa con i tuoi pari dell'arte tua, de re culinaria.

Mastica. Anzi questa è l'arte tua.

Protodidascalo. Dico «culinaria» seu «coquinaria», cioè di cocina; questo è un sinonimo.

Lampridio. Maestro, di grazia pártiti di qui, ché non può esser ben di me se mi stai d'intorno.

Protodidascalo. Leggi un poco questi endecasillabi che t'insegnano a non farti deludere.

Lampridio. Va' col nome del diavolo tu e tuoi versi: che seccaggine è questa!

Protodidascalo. Heu misera, negletta e profligata virtude!

Mastica. Orsú, mi prometterai tu quanto ti ho detto?

Lampridio. Eh, Mastica, conoscerai in altro modo la mia liberalitá.

Mastica. Eccoti la lettera, leggi piano che non sii inteso.

Lampridio. - «Sola speranza d'ogni mio bene, ...». Oh dolcissimo principio! Beata carta, quanto tu devi tenerti piú felice dell'altre, poiché ella s'è degnata appoggiarci le belle mani! Mentre bacio questi caratteri parmi che baci quelle mani che l'han formati, quella bocca che gli ha dettati e quell'animo che gli ha concetti.

Mastica. Non tanti baci sopra baci; e che faresti a lei se cosí baci l'ombra delle sue mani?

Lampridio. Oh, che parole dolcissime! O bello inganno, ben veramente mostra esser uscito dal suo ingegno divino!

Mastica. Non piú, basta: non l'hai letta, vuoi tu leggerla un'altra volta?

Lampridio. Deh, lasciami leggere tutto oggi, ché mentre leggo questa parmi che ragioni seco!

Mastica. Fermati, dove vai?

Lampridio. Vo a casa di Giulio a trovar le vesti per vestirmi da turco e venir or ora a casa vostra.

Mastica. Ascolta, aspetta.

Lampridio. Presto, ché l'allegrezza mi scorre per tutte le vene di trovarmi con lei e disturbar il matrimonio tra lei e questo Capitano furfante.

 

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License