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| Giambattista Della Porta L'Olimpia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA II.
Protodidascalo solo.
Protodidascalo. O mi Deus, ché per aver molto accelerato il passo non so come non sia cespitato e caduto in qualche scrobe. Il diafragma e l'organo del pulmone sono cosí quassabondi come se si volessero divellere. Io ho visto hisce oculis sbarcar Filastorgo padre di Lampridio, di che un repentino tremore m'invase cosí forte che non sapea se retrogrado dovea rimeare i passi o antigrado fugire. Obstupui steteruntque comae et vox faucibus haesit. Vorrei confabular con Lampridio, acciò di quello che l'ho presagito ne veggia properar l'evento piú tosto di quello che pensiculava. Nam - pro «quia, quare, quamobrem», - perché le ruine quanto meno si sperano piú tosto vengono, e con questo importuno nunzio l'intercida le sue dolcedini. Ma eccolo, mi si fa obvio: fuggirò per questa strada.
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