SCENA
VIII.
Protodidascalo, Lalio
paggio.
Protodidascalo. O Dio, come potrei far cerziore
Lampridio dell'advento di suo padre acciò non lo colga all'improviso, e
impremeditato non sappia che risponderli; come potrei io vederlo? Ma veggio un
puello ludibondo uscir dalle sue edi.
Lalio. Madonna, che mi tira, che mi
tira?
Protodidascalo. Alloquar hominem. Heus, puer! «Adesdum;
paucis te volo».
Lalio. Chi è costui che vola?
Protodidascalo. Heus, olá, a chi dico io?
Lalio. Se non lo sai tu a chi dici, né
tampoco lo so io.
Protodidascalo. «Tibi dico, Pamphile».
Lalio. Parlate con me?
Protodidascalo. Optime quidem, sí bene.
Lalio. Chi sète voi?
Protodidascalo. Ego sum Protodidascalo
gimnasiarca, ludimagistro, restitutore e reintegrator del romano eloquio
all'antica candiditate «fama super aethera notus».
Lalio. (Questi deve essere qualche
pedante, «cuium pecus» che sputa «cuiussi» e parla in «bus» e «bas»). Magister,
bonum sero.
Protodidascalo. Et tibi malum cito.
Lalio. Che comandate protomastro,
patriarca?
Protodidascalo. «Prius te salvere iubeo».
Lalio. Io non v'intendo.
Protodidascalo. Dico che siate salvo.
Lalio. E voi salvo e contento.
Protodidascalo. Per mostrarvi la mia largitade vi
vo' fare un munuscolo di cinquanta vocabuli ciceronei abstrusi e reconditi.
Lalio. Che ceci conditi son questi che
mi volete dare, di mele o di zucchero?
Protodidascalo. Dico vocabuli ciceroniani.
Lalio. Questi vocali son buoni da bere?
Protodidascalo. Son cose che quando sarete in etá
piú provetta vi faranno onore nella scuola.
Lalio. Io non vo' scola, altrimente....
Che volete da me?
Protodidascalo. Paulo ante vi ho visto uscir da
questo ostio.
Lalio. Che «ostia»?
Protodidascalo. Ti allucini, figliuolo, perché «hostia»
con «h», aspirazione, viene «ab hostibus», che è un animale che s'immolava
dall'imperadore proficiscente alla guerra per impetrar da' celicoli vittoria
contro gli osti, cioè nemici. Onde il sulmonese poeta:
Hostibus
a domitis hostia nomen habet.
Lalio. Voi volete dir gli osti che
stanno nelle taverne?
Protodidascalo. Ma «ostio» sine aspiratione vuol
dir le «valve», le «gianue».
Lalio. Barbagianni a me, maestro! mi
parete voi un barbagianni da dovero. Parlatemi cristiano se volete che vi
risponda.
Protodidascalo. Vorreste che dalla latina mi
rivolga testé alla etrusca favella? Son contento. Dico che vi ho visto uscir da
questo ostio, cioè da questo uscio; dico se stiate in cotesta casa.
Lalio. Se sto qui adesso, come sto in
questa casa?
Protodidascalo. Argutule argutule. Se mi vuoi far
un piacere ti farò un presentuculo.
Lalio. Che vorresti? va' via, va',
conosco i pari tuoi.
Protodidascalo. Ferma costí, ascolta quaeso due
paroline.
Lalio. Parla da lungi, di' presto, che
vuoi?
Protodidascalo. Non è venuto un certo forestiero,
advena, oggi in tua casa?
Lalio. Sí bene. (O Dio, che avessi il
mio schioppetto!).
Protodidascalo. Vorrei dirli duo verba.
Lalio. Vorresti per sorte che lo
chiamassi? aspetta che tornerò adesso adesso.
Protodidascalo. «Heu mihi! discedens oscula
nulla dedi». Oh che indole maiestale di fanciullo! gli quadra un volgare
epigramma che i giorni preteriti feci in lode d'un mio scolare.
Lalio. (Aspetta che l'arai).
Protodidascalo.
O piú formoso del troian giovencolo
subrepto dall'uccello fulminifero....
Lalio. Eh! fermati un poco.
Protodidascalo. Heu Iuppiter altitonante,
belligero Marte, armipotente Bellona con l'anguifera egida, soccorrete! che
fulgetri, che terrifichi bombi son questi? Questo è il rispetto alla venerabil
toga? questo merita chi ha sublevato da' solecismi e dalla esecrabil barbarie
il tesoro del latino sacrario, e locupletata la romana facondia? O detestabil
secolo, qual immanitá l'ha impulso a cosí facinoroso atto? Un insolente
fanciullo con nefario áuso attacca a me nella posterga parte i scoppicoli di
pagina ignivomi, fumivomi, e mi dá in preda del foco! a me tanto nemico e
prosequente, che in tanto pavore prolapso sono che non è atomo in me che non
tremi, e lo spirito par che voglia migrare! Ma dove è sublato dagli occhi miei
questo fugaculo? l'andrò cercando con occhio scrutatorio, e se mi vien obvio lo
farò col capo arietar in un muro. Meglio será ne vada al mio cubicolo e mi
vendichi con invettive di iambi ed endecasillabi che sapranno della
lucubratrice lucernula, che mai dall'edace tempo seran consumpte: queste lo
trafigeranno piú d'ogni cultrato mucrone. Immorigerato puerolo, ficoso
catamito, inter socraticos notissima fossa cinaedos!
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