SCENA
IX.
Teodosio, Eugenio.
Teodosio. Mai suole venir una grande
allegrezza che non si tiri appresso una grande amaritudine. Oimè! che
l'allegrezza dell'acquistata libertá non mi fu tanto dolce quanto or m'è amaro
vedermi scacciato dal luogo dove sperava essere disiosamente ricevuto.
Eugenio. Siamo entrati in una sventura
maggior della prima; ché se ogni travaglio e affanno era leggiero con speranza
al fin di riposare, quanto or mi è grave pensando esser al fin pervenuti e
siamo nel cominciare!
Teodosio. O fortuna, io ti disgrazio che ne
rompesti la prigionia e ne facesti scampare, ché ci era piú dolce soffrir la
fame, la sete, la prigionia e l'ingiuriose parole che abbiamo sofferte da quei
cani, che quello che abbiamo inteso in casa nostra. O mar, la tua pietá ne è
stata crudele avendoci condotti salvi: quanto mi saresti stato pietoso se in
quel giorno che n'avemmo tanta paura tu n'avessi sommerso, ché sarebbomo morti
contentissimi! n'hai condotto in porto per farci battere in questo scoglio
crudele, per farci provare una morte piú acerba e piú dolorosa!
Eugenio. Padre, forse questa non è la casa
vostra e quella donna non è Sennia vostra moglie.
Teodosio. Io l'ho ben riconosciuta. Ma
questo giovane si será finto Eugenio. Sennia è amorevolissima, e il desiderio
di veder suo figlio l'ará appannato di sorte gli occhi che l'ará occecati, e ce
l'aranno aiutato i servi. Onde la sua astuzia, l'ardir della gioventú, la
credulitá di Sennia, la malignitá di servi l'aranno servito per ruffiani.
Eugenio. In questa cittá, dov'è tanta
giustizia, si trovano le genti cosí cattive?
Teodosio. Le genti cattive si trovano in
ogni luogo.
Eugenio. Padre, lasciate tanti dolori, ché
questi non vi restituiranno la moglie e la figliuola; e forse Iddio, che mai
suole dismenticarsi de' miseri, ne dará qualche rimedio.
Teodosio. Il rimedio sarebbe una morte che
ambiduo ne togliesse di vita; ella è il medico e la medicina di tutti i mali.
S'ará goduto Olimpia, che rimedio può farsi che quel che è fatto non sia fatto?
Eugenio. Almeno faremo che non la goda
piú: andiamo alla giustizia, facciamolo carcerare, e quivi provi come sia me.
Teodosio. Andiamo per mostrar che facciamo
alcuna cosa; e poiché abbiamo perduto le robbe e le carni, poco sará se
perderemo questo poco di vita che n'avanza.
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