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Giambattista Della Porta
L'Olimpia

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  • ATTO IV.
    • SCENA XI.   Teodosio, Capitano di birri, Lampridio.
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SCENA XI.

 

Teodosio, Capitano di birri, Lampridio.

 

Teodosio. Questi è l'ingannatore, signor Capitano. Birri, prendetelo.

Capitano. ¡Alto a la corte! Sois preso; o vos, atadle.

Lampridio. Che ho fatto io, che feci mai?

Capitano. Lo sabrás como serás en carcel.

Lampridio. Aspettatemi un poco, lasciatemi parlare.

Capitano. Habla cuanto quieres.

Lampridio. Non stringer cosí forte, lasciatemi parlare.

Capitano. Ya no hablas con las manos.

Lampridio. (O Dio, come scamperò dalle mani di costoro?). Ascoltate, signor Capitano, due parole all'orecchio.

Capitano. ¡Valame Dios! clerigo sois. Dejadle, dejadle.

Lampridio. Signor Capitano, costui, che forse non conoscete, è scemo di cervello e va dicendo a ciascheduno che è venuto di Turchia e che ha trovato in casa sua un non so chi, che dice esser figlio a sua moglie e fratello a sua figlia, e mille altre filastroche; e si piglia diletto di dar la baia a tutta questa cittade. Mirate che stracci da mascalzoni.

Capitano. Por cierto yo me lo he imaginado da mi mismo viendole llorar y echar gritos tan altos por todo. Venid acá, ¿que quereis vos de este?

Teodosio. Questi, sotto nome d'Eugenio mio figlio vero, è intrato in casa d'una mia moglie; fingendo esser suo figlio e fratello d'Olimpia, una mia figlia, s'è fatto falso fratello e vero innamorato.

Capitano. Yo no entiendo que diga de mujer y de hermano, ni de falso ni de veras.

Lampridio. Mirate che faccia rossa, che gesti strani: l'aria proprio d'un pazzo.

Teodosio. Io pazzo? pazzo pari tu a me.

Lampridio. Ad un pazzo tutti gli altri paiono pazzi: e che sia vero dimandiamogli alcuna cosa e vedrete come risponde a proposito.

Capitano. Dime ¿que has comido esta mañana?

Teodosio. Che dimande son queste? Un canchero!

Capitano. Por ti es buen pasto que has comido.

Teodosio. Cacasangue!

Capitano. Buen provecho.

Teodosio. Voi vi fate beffe di me: cosí s'adempie l'uffizio della giustizia?

Lampridio. Vòltati qua, gli alberi che fioriro l'estate che verrá, che frutti produrranno la primavera passata?

Teodosio. Produrranno una forca dove fosti appiccato!

Lampridio. Io mi fo la croce: non dice parola che non meriti un anno di prigionia.

Teodosio. O Dio, che questo ribaldo mi fa proprio divenir matto.

Lampridio. Non diverrai tu matto, perché sei matto giá. Signor Capitano, si trova una spezie di còlera che movendosi per lo corpo fa ferneticare: non vedete la faccia sparsa di macchie nere? giá si muove la còlera nera.

Capitano. En verdad, que este me parece loco.

Lampridio. Discostatevi, ché non pigli alcuna pietra e ve la tiri. Non vedete gli occhi come sfavillano? giá li mali umori l'assaltano e lo cominciano a stimulare.

Teodosio. Mi rodo di rabbia che non trovo una pietra per romper la testa a costui.

Lampridio. Non vedete che va cercando una pietra per trarvela? discostatevi, signor Capitano, ché non v'uccida.

Teodosio. (O Dio, che questo truffatore ha dato ad intendere a costoro ch'io sia matto; e se lo credono). Capitano, vorrei dirvi due parole da solo a solo.

Lampridio. Guardatevi, signor Capitano, ché come gli sarete vicino, vi strapperá il naso dal viso con i denti; e i morsi di pazzi son velenosi. Questi sono i guadagni che si fanno con i pazzi.

Capitano. Yo no me acercaré; habla á la larga.

Teodosio. Non son cose queste da dirsi alla larga.

Capitano. Ni yo soy hombre de dejarme coger á la estrecha contigo.

Teodosio. Ascoltate, non temete; questi vi burla.

Lampridio. (Se questi l'ascolta io son spacciato). Signor Capitano, se non lo fate ligare e strascinar in prigione, storpiará alcuno e fará piú strane cose di queste.

Teodosio. Ascoltatemi, di grazia: due altre parole.

Capitano. Y de missa tambien. ¡Válgame nuestra Señora! Tomad este y arrastradle. Gentilhombre, váyase V. M. en buena hora; y le beso las manos.

Teodosio. Son uomo da esser cosí ligato e strascinato? questa è la giustizia?

Capitano. Gentilhombre, me perdonarás si no conosciendole le he offendido.

Lampridio. Non fa offesa chi non pensa di farla. (Vo' seguirli per veder che succede di questo fatto).


 

 

 




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