SCENA
XI.
Teodosio, Capitano
di birri, Lampridio.
Teodosio. Questi è l'ingannatore, signor
Capitano. Birri, prendetelo.
Capitano. ¡Alto a la corte! Sois
preso; o vos, atadle.
Lampridio. Che ho fatto io, che feci mai?
Capitano. Lo sabrás como serás en carcel.
Lampridio. Aspettatemi un poco, lasciatemi
parlare.
Capitano. Habla cuanto quieres.
Lampridio. Non stringer cosí forte, lasciatemi
parlare.
Capitano. Ya no hablas con las manos.
Lampridio. (O Dio, come scamperò dalle mani
di costoro?). Ascoltate, signor Capitano,
due parole all'orecchio.
Capitano. ¡Valame Dios! clerigo sois. Dejadle,
dejadle.
Lampridio. Signor Capitano, costui, che forse non conoscete, è scemo di
cervello e va dicendo a ciascheduno che è venuto di Turchia e che ha trovato in
casa sua un non so chi, che dice esser figlio a sua moglie e fratello a sua
figlia, e mille altre filastroche; e si piglia diletto di dar la baia a tutta
questa cittade. Mirate che stracci da mascalzoni.
Capitano. Por cierto yo me lo he imaginado da mi
mismo viendole llorar y echar gritos tan altos por todo. Venid acá, ¿que quereis vos de
este?
Teodosio. Questi, sotto nome d'Eugenio mio figlio
vero, è intrato in casa d'una mia moglie; fingendo esser suo figlio e fratello
d'Olimpia, una mia figlia, s'è fatto falso fratello e vero innamorato.
Capitano. Yo no entiendo que diga de mujer y de
hermano, ni de falso ni de veras.
Lampridio. Mirate che faccia rossa, che
gesti strani: l'aria proprio d'un pazzo.
Teodosio. Io pazzo? pazzo pari tu a me.
Lampridio. Ad un pazzo tutti gli altri
paiono pazzi: e che sia vero dimandiamogli alcuna cosa e vedrete come risponde
a proposito.
Capitano. Dime ¿que has comido esta mañana?
Teodosio. Che dimande son queste? Un
canchero!
Capitano. Por ti es buen
pasto que has comido.
Teodosio. Cacasangue!
Capitano. Buen provecho.
Teodosio. Voi vi fate beffe di me: cosí
s'adempie l'uffizio della giustizia?
Lampridio. Vòltati qua, gli alberi che
fioriro l'estate che verrá, che frutti produrranno la primavera passata?
Teodosio. Produrranno una forca dove fosti
appiccato!
Lampridio. Io mi fo la croce: non dice
parola che non meriti un anno di prigionia.
Teodosio. O Dio, che questo ribaldo mi fa
proprio divenir matto.
Lampridio. Non diverrai tu matto, perché sei
matto giá. Signor Capitano, si
trova una spezie di còlera che movendosi per lo corpo fa ferneticare: non
vedete la faccia sparsa di macchie nere? giá si muove la còlera nera.
Capitano. En verdad, que este me parece loco.
Lampridio. Discostatevi, ché non pigli
alcuna pietra e ve la tiri. Non vedete gli occhi come sfavillano? giá li mali
umori l'assaltano e lo cominciano a stimulare.
Teodosio. Mi rodo di rabbia che non trovo
una pietra per romper la testa a costui.
Lampridio. Non vedete che va cercando una
pietra per trarvela? discostatevi, signor Capitano,
ché non v'uccida.
Teodosio. (O Dio, che questo truffatore ha
dato ad intendere a costoro ch'io sia matto; e se lo credono). Capitano, vorrei dirvi due parole da
solo a solo.
Lampridio. Guardatevi, signor Capitano, ché come gli sarete vicino, vi
strapperá il naso dal viso con i denti; e i morsi di pazzi son velenosi. Questi
sono i guadagni che si fanno con i pazzi.
Capitano. Yo no me acercaré; habla á la larga.
Teodosio. Non son cose queste da dirsi alla
larga.
Capitano. Ni yo soy hombre de dejarme coger á la
estrecha contigo.
Teodosio. Ascoltate, non temete; questi vi
burla.
Lampridio. (Se questi l'ascolta io son spacciato).
Signor Capitano, se non lo fate
ligare e strascinar in prigione, storpiará alcuno e fará piú strane cose di
queste.
Teodosio. Ascoltatemi, di grazia: due altre
parole.
Capitano. Y de missa tambien. ¡Válgame nuestra Señora!
Tomad este y arrastradle. Gentilhombre, váyase V. M. en buena hora; y le beso
las manos.
Teodosio. Son uomo da esser cosí ligato e
strascinato? questa è la giustizia?
Capitano. Gentilhombre, me perdonarás si no
conosciendole le he offendido.
Lampridio. Non fa offesa chi non pensa di
farla. (Vo' seguirli per veder che succede di questo fatto).
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