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| Giambattista Della Porta L'Olimpia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA IV.
Trasilogo Capitano, Squadra suo servo, Mastica.
Trasilogo. Olá, o di casa! Pestamuso, Franginaso, Pelabarba, Rompicollo, Spezzacatene, Cacciadiavoli! O che dormono intorno al foco o stanno distesi in stalla a grattarsi la pancia. Non posso vedermi intorno questa razza di poltroni infingardi. Squadra. Che comandate, signor Capitano? Trasilogo. Ordina a Pestamuso e a Franginaso che spazzino le camere e la sala, attacchino gli arazzi a' muri e mettano in ordine il palazzo; ... Squadra. Si fará. Trasilogo. ... Fracasso e Spezzacatene racconcino l'armaria, poliscano l'armatura e forbiscano ben bene la mia «passacuori», che sia piú splendente che il sole in leone, che calando di sopra il colpo, il lucido paia il lampo e la caduta il tuono;... Squadra. (Penso che la ruggine se l'abbi divorate). Trasilogo. ... ancora: che i cavalli fresoni, ginetti di Spagna e quelli del Regno sieno stregliati e forniti di tutto punto, e fra gli altri lo stornello che si chiama «il Capitano», che s'assomiglia tutto a me d'animo, di forza e di gagliardia. Mastica. (E di discorso ancora). Squadra. Perché questo apparecchio, padrone? Trasilogo. Questa sera mi sposerò con Olimpia, che iersera me lo fe' intendere la madre; e tu sai bene come io sia morto e sbudellato per amor suo. Mastica. (Tanto abbi l'anima quando l'arai!). Squadra. È pur contenta Olimpia, e quando venne di Salerno ne stava cosí ritrosa! Trasilogo. Ella fingeva cosí per fare mona Onesta con la madre; ma ella si strugge e spasima per amor mio. Oh, non sarebbe una sciocca se ricusasse me per qualsivoglia? non sono io il primo uomo del mondo? Mastica. (Costui deve essere Adamo. Ma il pecorone s'è ricordato di tante cose e non ha fatto ancora parola della cucina). Trasilogo. Ascolta, m'era dimenticato il meglio: fa' ... Mastica. (Che s'apparecchi benissimo da desinare). Trasilogo. ... che si cuopra quel mio ritratto che sta in quello atto fantastico e bizzarro e con quegli occhi sfavillanti, ché sarebbe impossibile che vedendolo Olimpia, che è una fanciulla, non le venghi lo spasimo. Ho tanta virtú in questi occhi che stando irato non è persona di sí intrepido core che vi possa fissar lo sguardo. ... Mastica. (Oh! come fa bene a farlo coprire, ché non è uomo che non cali giú gli occhi per non veder quella faccia di stregone). Squadra. Che sète forse basilisco? Trasilogo.... Non sai tu ch'ovunque vado vien meco la morte e lo spavento? e ovunque volgo lo sguardo fo tremar l'istesso ardimento, sí come proprio fusse il terremoto? ... Squadra. Perché vien la morte con voi? Trasilogo. ... Perché ha piú facende venendo meco che s'andasse con la peste e con la guerra accompagnata. Chi tronca piú teste? chi taglia piú gambe e braccia? chi scavezza piú colli? chi apre piú uomini per mezzo che questo mio braccio gagliardo? ... Mastica. (Certo costui deve esser boia, poiché squarta uomini, taglia teste e scavezza colli). Trasilogo. ... Di' a Pelabarba, se venissero sergenti, capitani, colonnelli, maestri di campo o altre persone di conto a dimandarmi, gli dica che son ito a Palazzo, che S. E. tien Consiglio di Stato questa mattina. Tu compra robbe accioché s'apparecchi per questa sera, poi vieni a trovarmi dove tu sai. Mastica. (Poiché compra robbe me gli vo' scoprire; forse ne carpirò una colazionetta questa mattina). Trasilogo. Ma io veggio Mastica. O Mastica mio galante!
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