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| Giambattista Della Porta L'Olimpia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA X.
Lampridio, Protodidascalo.
Lampridio. Mai comincia una sciagura che non ne seguano mille, ché la fortuna non si contenta d'una sola. Appena cominciò la prima che seguí la seconda, poi la terza; e mi getta sopra monti ardenti di mali, che appena mi dá tempo di piangere, non che rimediare alla mia disgrazia. All'ultimo, per non lasciarmi tantillo di speranza, fa venir Filastorgo mio padre, onde m'è stato forza finger di non conoscerlo, burlarlo e cacciarmelo dinanzi. Con che faccia gli potrò comparir piú dinanzi? Deh, perché son vivo? perché non moro? che fa in questa vita? Ma il tempo fugge e io lo sto perdendo in parole. Ecco Protodidascalo: cercherò qualche consiglio. - Che ci è, Protodidascalo? Protodidascalo. Siam rovinati. Lampridio. Questo vada a chi ci vuol male. Protodidascalo. A voi è toccato in sorte. Lampridio. Che ci è? parla presto. Protodidascalo. Che faresti se ti portassi bene, se con tanta fretta mi dimandi il male? Ma tu ancora ignori i tuoi guai: t'apporto nuovi guai. Lampridio. I miei guai son tanti che non se ne trovano piú per accrescerli. Protodidascalo. Tuo padre è venuto. Lampridio. Giá lo sai? Protodidascalo. Ti ricerca. Lampridio. Sai troppo. Protodidascalo. E fra poco tempo tel troverai dinanzi. Lampridio. Sai soverchio. Ma non sai che, avendomi trovato in presenza di Sennia, ho finto non conoscerlo e cacciatolo via. Ci è di peggio: che è venuto il vero Teodosio ed Eugenio e l'ho scacciati di casa, ed eglino sono andati alla giustizia a lamentarsi. Protodidascalo. Heu, che non ti potea accader cosa piú mala, peggiore e pessima - positivo, comparativo e superlativo. Lampridio. Oh con quanta difficultá s'acquistano le cose e come poi facilmente si perdono! il mio giorno ha visto la sera al far dell'alba. Protodidascalo. Ricordati questa mane che per la via una sinistra cornice, oscine inauspicato, crocitando - per onomatopeiam, «apò tû onomatos» idest «nomen», et «poios» quasi «factum», idest «factitium nomen» - ti predisse con infausto omine questo fatto. Giá la fortuna comincia a visitarci con le sue disgrazie, né per altro te si mostrò cosí fautrice ne' primordi che per farti periclitare et explorare questa caduta maggiore. Lampridio. Il superar la fortuna non è altro che sopportar i suoi colpi. Protodidascalo. A questi colpi non ci è clipeo che li facci obstaculo, perché ubicumque ti volgi trovi nuove erumne da superare. Lampridio. Tante piú ne soffriremo. Che difficultá può patire chi non estima la vita? Ma di grazia, facciam collegio della mia vita e cerchiamo qualche rimedio; ... Protodidascalo. Etiam atque etiam cogitandum. Lampridio. ... ché ben conosco che sono alle mani d'un medico che volendo saprá rimediare al mio male. Protodidascalo. Poiché m'hai eletto per medico al tuo male benemerito, eccoti un opportuno e proficuo rimedio: fuggi di questa cittade. Lampridio. Oimè, tu m'hai ferito, son morto! Protodidascalo. Perché dici cosí? Lampridio. Perché parli coltelli e pugnali e spade che m'han peggio che morto. Protodidascalo. Questo è un buon rimedio. Lampridio. È cattivo rimedio per me. Protodidascalo. T'apporta salute. Lampridio. Odio salute che viene con tanto dolore. Se stessi un'ora senza veder Olimpia non potrei vivere. Protodidascalo. È cosí gran paradosso questo! L'egroto che non vuol obtemperare al medico, come dice il princeps medicorum Hippocrates, o perirá o patirá una egritudine diuturna. Lampridio. Tu sei medico troppo crudele. Protodidascalo. Il medico pio fa marcir lo apostèma e trucida l'egro. Per uscir dal termine dove sei bisogna suffrir alcuna cosa contro l'animo tuo. Fa' conto che questo star orbato di lei sia uno di quelli alexifarmaci, alexeteri che purgano i mali umori. Lampridio. Fuggir io, star senza vederla io? piuttosto potrei vivere senza la vita. Taci, ché questa tua medicina será piú atta ad uccidermi che la malattia. Protodidascalo. Se perseveri in questa ostinazione adamantinale, serai in discrimine di essere obtruso in carcere e d'esserti obtruncato il capite, e perderai Olimpia e la vita. Lampridio. Vo' piuttosto che fuggir esser menato in prigione e patir ogni supplizio sino alla morte. Amore è cosí insignorito di me e con sí forti catene mi tiene avinto che non mi lascia partire. Protodidascalo. Io dunque, imponendo coronide al mio dire, ti lascio senza medico e senza medicina. Vale. Lampridio. Io me ne andrò a casa, ché se ben sto col corpo fuore, l'animo è dentro. Oimè, chi sono costoro che vengono?
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