IV.
In cui si fa una rivelazione e si
mostra un disegno.
Il dottor Agenore deve aver dato di
sè una idea più solenne del necessario; i modi, le sentenze, l'accento gli
possono aver prestato sembianze di colosso; è tempo di ridarlo alle sue vere
dimensioni; sappiate dunque che non era un cattivo soggetto.
Tutta la sua filosofia
materialistica, appresa nell'anfiteatro anatomico dell'Università di Pavia, non
aveva potuto indurirgli una fibra od intorpidirgli un nervo;
medico-chirurgo-ostetrico, salvo qualche canone scientifico di più e molte
ingenuità di meno, egli era rimasto organicamente come quando traduceva i Tristi
d'Ovidio dalle panche del Liceo. È naturale, è logico, secondo la sua
filosofia medesima.
E siccome il dottor Agenore aveva
studiato medicina per amore della teorica, e si era limitato nella pratica alle
costipazioni degli amici, non è temerario asserire che egli era una creatura
press'a poco innocua.
Andava famoso al Caffè Cova per le
sue avventure galanti, incominciate sempre con una lezione d'anatomia, allo
scopo di ottenere la cura radicale delle opinioni e dei sentimenti delle belle.
Si diceva di lui che una volta, dopo d'aver spinto l'innamorata fino alle
ultime trincere e costrettala alla resa, aveva rinunciato ai frutti della
vittoria, perchè il generale supremo dell'esercito nemico, vulgo il
marito, era entrato in sospetto della cosa, se ne sarebbe accorto e ne avrebbe
avuto dolore. La clientela del dottore rideva grassamente del gran rifiuto,
come lo chiamava con frase dantesca; Agenore lasciava ridere e rispondeva invariabilmente:
- È questione di principî.
L'adulterio è cosa semplicissima; la fisiologia non lo vieta, anzi lo
consiglia; è il solo rimedio trovato dalla Natura a quella malattia sociale che
è il matrimonio, a patto però che il marito non ne sappia nulla. Se egli lo sa
(fragile ed imperfetto come è quasi sempre il nostro organismo), ne avrà
dolore, dolore egoistico, se volete, ma sacrosanto; e chi sapendolo fa cosa che
cagioni dolore ad un suo simile, costui, signori miei, commette una birbonata.
I clienti si guardavano in faccia e
ripigliavano a ridere, dicendo dentro di sè che in fondo quel materialista
implacabile valeva meglio di certi spiritualisti che fanno complice la
rettorica delle loro imprese galanti.
Il dottor Agenore non era dunque un
cattivo soggetto; tale non lo avevano voluto il sangue, la balia, la
complessione, a dispetto dell'anfiteatro anatomico. Non se ne vantava, no,
sapendo di non averci merito, come altri non ha colpa del contrario, ma in fine
ne conveniva egli stesso con modesta compiacenza: non era un cattivo
soggetto.
Quanto a ciò che egli meditava di
fare era per filo e per segno suggerito dagli avvenimenti. Pensate: una moglie
bella, giovane, sola, abbandonata alle noie della campagna; l'amico marito che non
se ne dà pensiero e chiude gli occhi addirittura, certo che la virtuosa moglie
si darà spasso onestamente, vale a dire senza scandali.... Ah! In fede mia ciò
che il dottor Agenore meditava di fare era suggerito per filo e per segno dagli
avvenimenti! Ed ecco ciò che meditava di fare:
Aspettare alcuni giorni, il tanto
necessario a lasciare sbollire i primi entusiasmi campagnuoli di quella
testolina bizzarra, partire, arrivare in un momento di noia, col pretesto di
farle visita, di assicurarsi della sua salute, ed incominciare una cura
radicale.
Aspettò, partì e giunse a Bellagio.
Ed è inutile dire che la mattina della partenza non aveva dimenticato di farsi
radere.
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