XX.
La luce?
Venne l'alba aspettata con
desiderio e con trepidanza.
Agenore, come aveva promesso,
anticipò di molto la sua visita.
- Sono contento di trovarti a letto
- disse - bravissimo.
Ernesta notò che la sua voce aveva
un lieve tremito, e che volendola assicurare riusciva solo ad ingrossarla.
Anch'essa voleva parer serena, ma aveva l'ansia, ed Agenore se ne avvide; le
venne presso, le strinse la mano. Tremavano leggermente tutti e due.
- Dovrò rimanere a letto? - chiese
Leonardo.
- Sarebbe meglio; ma il dottor
Q.... dice che, se preferisci alzarti, nel tuo stato non vi è pericolo.
- Lo preferisco - disse il cieco.
- Sentiamo il polso.... vediamo la
lingua.... a meraviglia.... a meraviglia....
- E sarà proprio molto dolorosa
l'operazione?
- Tutt'altro.... una bazzecola....
un paio di minuti per occhio, supponendo, come credo, che il dottor Q.... voglia
operare i due occhi in una volta....
- Come? - balbettò Ernesta.
- Gli autori sono in contrasto, -
disse il dottor Agenore con molta disinvoltura; si danno ragioni di peso da una
parte e dall'altra; le probabilità di buona riuscita si equilibrano nei due
sistemi; da quanto dicono i propugnatori di questo o di quello sembra potersi
conchiudere così: quando l'operazione è dubbia, meglio tentare prima
l'operazione sopra un occhio solo; quando invece è sicura, meglio le due
operazioni in una volta.
- Ed a lei pare sicura? - domandò
Ernesta.
- A me pare sicura.... sicurezza
medica, s'intende, che non è sicurezza matematica. -
Per quanto Agenore ingrossasse la
sua voce di falsetto, aveva l'ansia quasi al par di Ernesta.
Il più sereno dei tre era Leonardo,
il quale in un attimo fu vestito ed accomodato sul seggiolone.
Venne il dottor Q.... tranquillo,
determinato, schietto nei movimenti e nelle parole; si indovinava in lui l'uomo
padrone di sè; vedendolo tornò subito un po' di coraggio ad Ernesta, e si
rianimò la disinvoltura agonizzante d'Agenore.
Si parlò di narcotizzazione;
Leonardo rifiutò.
- Bravo! - disse l'oculista - tanto
meglio!
- Bravo! - ripetè Agenore con un
po' di tremito nella voce - tanto meglio.... già è una bazzecola.... bisogna
esser forti. -
Ernesta guardava sbigottita ora
l'uno ora l'altro, mentre il vecchio Bortolo andava e veniva obbedendo agli
ordini brevi e frequenti.
- Ernesta! - chiamò il cieco.
- Eccomi. -
Si fè presso al disgraziato e pose
la mano nelle sue.
- Così - disse Leonardo - sarò più
forte. - La povera donna non rispose; cogli occhi sbarrati dallo sgomento
seguiva ogni movenza del dottore.
Vedeva preparare le fasciature di
flanella bianca, le compresse, i filacci, levar da un piccolo astuccio certi
ferretti lucenti, ed Agenore affaccendarsi per far poco più di nulla, senza
potere star fermo, e l'altro solenne, pacato, silenzioso. E girando lo sguardo
intorno intorno con un movimento automatico del capo, contemplava il letto, le
seggiole, gli armadi, i quadri appesi alle pareti, non parendole vero che in un
momento così solenne potessero ancora essere i quadri, le seggiole, il letto
d'ogni giorno e serbare in tanto affanno essi soli l'aspetto più indifferente
dell'usato.
E ancora girava il capo come un
automa, e ancora fissava gli occhi sbarrati nel dottore.... Poco stante lo vide
muovere verso l'infermo e tremò tutta.
- Ci siamo? - domandò il cieco.
Nessuno gli rispose.
Il dottor Q.... volse il seggiolone
in modo che la luce non battesse sulla faccia del paziente, poi spalancò la
finestra, e guardò verso Agenore. Costui era occupatissimo intorno alle
compresse e se ne distaccò a malincuore.
- Bisogna star fermo, - disse
l'operatore con voce amorevole.
- Starò fermo, - rispose Leonardo.
Inginocchiata innanzi al marito, le
labbra ardenti impresse sulla mano che stringeva forte la sua, Ernesta intese
ancora la voce sommessa dell'oculista che diceva: «Lei, dottore, tenga ben
sollevate le palpebre, così... mi raccomando - » poi chiuse gli occhi.
Seguì un gran silenzio.
La povera donna radunava nel buio i
fantasmi del suo passato, andava raccogliendo gli atomi in un caos vertiginoso
per comporli a forme note - tutto ciò senza coscienza; rivedeva Leonardo come
la prima volta gli era apparso, indifferente e cortese, poi galante, poi assiduo,
poi fidanzato, sposo, marito - e di nuovo annoiato, freddo, indocile al giogo
della famiglia, e finalmente cieco, pentito... e seguendo come trasognata i
quadri di questa visione, parevale d'udire un martello assiduo; era il suo
povero cuore in tumulto. Quanto tempo durò quella visione? Un baleno.
All'improvviso sentì tremar forte il braccio di Leonardo e la mano di lui
avvinghiarsi alla propria; strinse vie più gli occhi e le labbra, si sprofondò
più addentro nel caos che le si apriva dinanzi.... ancora uno di quegli istanti
che contano per anni nell'eternità, e finalmente un grido acuto, penetrante,
accompagnato dal tremito convulso di tutto il corpo del paziente.
- Ecco, ecco, è fatto; - disse il
dottor Q...
- È fatto, - balbettò Agenore.
Ernesta aprì gli occhi attonita.
Il dottore veniva assicurando una
compressa sopra l'occhio destro, da cui colavano lagrime e sangue. Sul volto
contratto dell'infermo ancora combattevano il dolore e l'energia della volontà.
Nessuno vide l'occhiata supplichevole
della povera donna accasciata sul pavimento; Agenore toccava il polso
dell'amico, ma aveva tutta l'aria di non saper quello che si facesse.
Il dottor Q... sembrava aspettare
qualche cosa, e un momento dopo disse con voce carezzevole:
- L'operazione è riuscita benissimo
da una parte; ora dall'altra. -
Ernesta diede un lieve grido e
ancora s'accasciò e nascose la faccia fra le ginocchia di Leonardo, il quale
tentò un sorriso ed accarezzò colla mano tremante la testa dell'amata donna.
Nuovo silenzio, nuovi terrori,
nuove visioni, e finalmente un sospiro rumoroso di Agenore che ripigliava
fiato, e un grido selvaggio di dolore e di gioia.
- Zitto! - ordinò il medico con
bontà.
- La luce! - mormorò Leonardo
abbassando docilmente la voce.
Ernesta fu in piedi d'un balzo;
aveva nello sguardo il baleno d'una gran gioia....
Ma la fasciatura copriva già gli
occhi del paziente - l'operazione era finita.
- La luce?... - -ripetè la povera
donna interrogando trasognata.
Agenore le venne presso, le strinse
la mano, volle dire qualche cosa e non potè dir nulla.
- Speriamo, - balbettò Ernesta come
fuor di sè, - speriamo, bisogna farci coraggio....
- Giusto, - rispose Agenore, - è
quello che volevo dir io.... speriamo, bisogna farsi coraggio....
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