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Salvatore Farina
Amore bendato

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  • III.   Missione diplomatica.
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III.

 

Missione diplomatica.

 

Il dottor Agenore aveva accettato il difficile incarico con un po' di leggierezza. Ci pensava ora e diceva a sè stesso che se la discussione è inutile, la persuasione è impossibile, salvo in certi casi di felice rilassamento delle fibre. Finì con dirsi che po' poi non doveva fare un predicozzo, nè un'orazione, ma un'ambasciata pura e semplice.

E si fece annunciare alla signora.

La signora lo ricevette nella sua camera da letto, in veste da mattina, sdraiata sopra un divano, dandosi l'imperio e la disinvoltura dell'indolenza.

- Buon giorno, dottore, - disse la prima, - come sta?

- Bene, - rispose Agenore senza scomporsi, - e quanto a lei, cara signora, invece di domandarglielo me ne accerterò io stesso. -

Così dicendo, le si sedeva accanto e le pigliava il polso tra l'indice ed il pollice.

- Un po' agitato, ma abbastanza regolare; ella è in grado di ascoltare pacatamente quello che le devo dire.... Suo marito....

- Mio marito!... è dunque mandato da mio marito? E perchè non è venuto egli stesso?

- Era aspettato al Cova.

- Ah!

- Il mio amico Leonardo è dolente di non essere compreso, è sicuro di fare il suo dovere di buon marito, non sa darsi pace... -

Ernesta lo interruppe.

- E infine non sa che farsi di me....

- Non dice questo.

- Che cosa dice? Ha egli pensato, come ho pensato io, che questa vita è intollerabile? E che ha risoluto? -

Il dottor Agenore si vide così sbalzato dall'esordio alla perorazione, senza aver fatto un passo; prima di rispondere provò a puntellarsi.

- E ci ha ella proprio pensato? Ed è venuta per davvero alla conclusione che questa vita è intollerabile? Ed è certa di non aver avuto un po' di febbre, una momentanea irritazione nervosa? Perchè, cara signora, noi siamo povere creature avviluppate in una rete di nervi, mal difese da un'epidermide impressionabilissima, e anche quando i tessuti muscolare e connettivo sono sparsi coll'eguaglianza che fa le donne leggiadre come lei ed i temperamenti felici, non si sa mai quello che accade nei vasi; il sangue, la linfa, gli umori sono altrettanti nemici che noi alimentiamo, e quando ci pare di essere persuasi d'una cosa, siamo esposti a pentirci un'ora dopo.

- Nelle cose del raziocinio può essere, ma il cuore non si inganna mai.

- Il cuore! Ah! non mi parli del cuore, cara signora; bisogna averlo visto il cuore! È il più fallace di tutti gli organi. Quando io guardo un oggetto e lo trovo bello.... -

Il dottore Agenore guardava l'epidermide vellutata della faccia di Ernesta.

- .... Allora sono press'a poco sicuro di non fare un giudizio falso; posso sbagliare, ma è difficile, è difficile.... così quando scevero una stonatura in un concerto, così quando mi fido al tatto - piccole imprudenze quasi sempre innocue - ma se entro a far funzionare il cervello od il cuore, non ne imbrocco una giusta, parola d'onore! Dieci anni sono io era spiritualista, credevo a tutte le verità che insegna la madre Chiesa, perchè le dovevo credere; le credevo senza intenderle, come consiglia la Dottrina, e ne ero persuaso; oggi che la scienza mi ha aperto gli occhi, non ho più la fede, e mi sono fatto un'opinione ferma che allora fossi un grande.... Devo dire la parola?

- Dica.

- Un grand'imbecille... Allora ed oggi io era persuaso, e pure allora od oggi, secondo le idee volgari, avevo torto; invece ho sempre avuto ragione, perchè la ragione od il torto sono parole. I fatti eccoli, e glieli garantisco: l'equilibrio delle facoltà, i moti delle fibre, la temperatura del sangue e degli umori.

- Diceva dunque che mio marito?.... - interruppe Ernesta abbandonandosi sul divano.

- Il mio amico Leonardo ama la sua libertà (è fatto così), ama pure sua moglie, ma più la libertà (non ci può nulla); vorrebbe accontentarle tutte e due.... potendo.

- E non potendo?

- Non potendo, egli viaggierà spesso e la signora passerà alcuni mesi in campagna; così sarà liberata dalla vista odiosa del marito.... (parole testuali) se però le accomoda.

- Mi accomoda, - disse Ernesta balzando in piedi e suonando il campanello.

- Che fa ora? - chiese il dottore rizzandosi, - non si ecciti così; ella tanto giovane, tanto bella, tanto spiritosa! Ah! È un peccataccio nero farla andare in collera! Il mio amico Leonardo non ha senso comune....

- Non m'importa di lui, - disse Ernesta, ed aggiunse volgendosi ad Olimpia accorsa alla chiamata: - Prepara  subito le mie valigie, parto oggi stesso.... -

La cameriera fece cenno di sì, guardò il dottore e se n'andò; Agenore, pigliando per mano la bella adirata, la trasse con lieve violenza sul divano e cominciò colla sua voce carezzevole: - Povera creatura! Povera creatura! Quante doti inapprezzate ed inapprezzabili, quanta bellezza, quanto sentimento, quanta bontà! Tutte le più felici emanazioni d'un organismo eletto! Il tanto da far beato un misantropo! E codesto Leonardo!....

- Che ne importa a me di Leonardo! - ripetè la bella con accento che invano voleva parer duro; - questo  mondo è vasto, ci posso vivere anche senza Leonardo, ci vivrò, e sarò felice, perchè alla fine....

- Perchè alla fine, - proseguì il dottor Agenore accalorandosi, alla fine la vita è breve, e la gioventù fugge, e la bellezza svanisce, e i fluidi perdono la loro elasticità, e quella febbre simpatica che piglia in una volta due esseri.... -

Il dottore non ebbe tempo di dare il suo nome volgare alla febbre simpatica che piglia in una volta due esseri, perchè Ernesta, obbedendo ad un impeto irresistibile, proruppe in lagrime e nascose la faccia fra le mani.

Non si era mai aperto un orizzonte così ampio agli occhi del medico materialista, il quale ebbe le vertigini, fece un sogno audace, ed approfittando della licenza che gli dava la sua veste dottorale, prodigò un mondo di carezze poco scientifiche alla bella donna. Forse per la prima volta in vita sua egli si accorgeva del fascino sintetico che emana da una creatura di genere femminino. E si trovava senza avvedersene a vagheggiare le forme leggiadre di quel corpo che aveva le seduzioni della bellezza, della grazia, dell'abbandono e del frutto proibito. Bisogna dire che i filosofi materialisti non siano corazzati meglio degli altri e che il conoscere gli elementi, di cui si compone una corbelleria, non renda molto più forti nel resistere alla tentazione di commetterla. I nervi del dottor Agenore ne stavano appunto commettendo una, e il cervello, coll'aria di volersene stare in disparte, se ne faceva l'istigatore ed il complice.

Si indovinano le fantasie di quell'uomo così poco fantastico; egli vedeva una bella donna sul punto di separarsi da un marito indegno, l'accompagnava nella solitudine, spiava gli occulti moti del suo cuore e ne scandagliava il vuoto.... si sentiva un desiderio cocente di colmare quel vuoto, di pigliare il posto dell'indegno, e trovava quel desiderio legittimo.

- Ah! - diceva egli perdendo assolutamente di vista la dottorale gravità, - ah! cara signora, non le mancherà, no, chi l'adori come ne è degna; quel povero Leonardo è malato, non capisce il bello, non sa amare robustamente, la linfa lo atrofizza, i cattivi umori gli inacidiscono l'umore...., a lei doveva toccare in sorte un uomo gagliardo, di temperamento sanguigno (il temperamento meglio fatto per l'amore), un uomo non viziato dall'abuso, non stanco dei piaceri, ma che dalle fatiche d'una vita studiosa sapesse volare.... -

Il dottor Agenore disgraziatamente non sapeva volare sulle ali della rettorica meglio di così, ed anche così non poteva durare un pezzo. Si fermò per ripigliar fiato, ebbe un momento di rilassatezza delle fibre e temette di essere andato troppo oltre.

Ernesta, riasciugate le lagrime, teneva gli occhi immobilmente fissi sul pavimento; probabilmente non aveva inteso nulla.

Agenore si guardò alla sfuggita nello specchio, si rimproverò in cuore di non essersi fatto radere al mattino, fece uscire i polsini dalle maniche del farsetto coll'aria d'un guerriero che assicura l'asta in pugno, e ricominciò l'assalto.

Quando mezz'ora dopo il dottore usciva dalle camere di Ernesta, aveva quell'aria tra fatua e rimminchionita d'un uomo per lo più grave che è dovuto uscire dalla propria gravità e non sa bene se ne sia contento.

- Ci fai una grama figura, Agenore amico mio - diceva  l'amico Agenore - una grama figura!... ma quella donna è tanto bella, e Leonardo così fatuo!... -

Leonardo aspettava al Cova con una certa ansietà:

- Dunque?

- Se ne va.

- Dove?

- In campagna, sul lago, oggi stesso, non vuol saperne di conciliazione.

- Ed io?

- E tu in luglio andrai ai bagni di Spa, te li ordino fin d'ora per gli occhi, ed allora la signora Ernesta tornerà in Milano se ne avrà voglia. -

Leonardo stette un po' sopra pensiero, poi, vergognoso di parere inquieto, strinse la mano all'amico dottore e disse ridendo:

- Grazie, grazie, grazie. -

Il dottore, che stava per cedere ad un nuovo rilassamento delle fibre, vinse lo scrupolo, respirò libero e sentenziò dentro di sè:

- Se facessi diversamente, sarei un imbecille.

 

 

 




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