PREFAZIONE
DELL’AUTORE
Pubblico di buon grado per incominciare
una lettera che mi scriveva il Cav. Prof. Marco D’Olona:
Caro De Marchi,
Io sono d’avviso, amico
mio, che raccogliendo voi queste novelle sparse su pei muricciuoli, non
facciate opera di cui la Patria senta estrema necessità; come quella che intesa
tutta alle pratiche cose e alle severe discipline sociali, ha manco bisogno di
queste vane quisquiglie. Infatti io sento gridare che l’arte deve oggidì, fatta
meno parolaia, occuparsi di gravi e solenni argomenti a sollievo dell’umanità
sofferente; mentre voi, se per avventura la mia mente qui non delira, scriveste
un po’ troppo a cuor leggero. Ecco quel che non vi sarà perdonato ed a ragione:
un paese che si dà al bozzettino e alla novelluccia, se cronico non è, corre ad
esserlo. Perciò non abbiate in mala parte, se vecchio e pedante qual io sono,
aspetto da chi mi fu discepolo affezionatissimo opere di maggior momento, come
so che già state elaborando. Quel vostro studio per esempio “Se l’Y sia
consonante o vocale” di cui vidi le prime righe, credo che vi procurerà maggior
lode presso il pubblico savio ed intelligente.
Devo però lodare in voi
che non abbiate fatta pompa in queste frascherie né di troppo genio, né di
procacità, della quale si compiace l’arte presente, come donna che perdute le
caste seduzioni della giovinezza, fa ricorso alle nudità, al liscio, ai
fronzoli.
L’arte di oggidì mi sembra
una gallina e il raspare, credetelo a me, è segno di carestia.
Lodare solamente in voi un
atto di temperanza vi parrà poco, ma la parsimonia degli elogi
compensi quella dei biasimi.
Il dirvi oggi: Caro mio,
la favola è zoppa, le parti disarmoniche, vi si vede la fretta, il rabberciamento
e così via, oltre essere noioso, mi sembra rubare il mestiere ai critici,
persone a modo, che non scrivono libri soltanto per non farli troppo belli.
[74] Non mi resta che raccomandarvi, come
figliuolo, alla pietà dei lettori, i quali vedendo essere molti nel mondo anche
gli uomini inutili, non vorranno offendersi per un libro di più.
Credetemi il Vostro
più intimo amico
Cav. Prof. Marco D’Olona
Aprile 1878.
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