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— Se avessi letto questo libro
da giovane la mia vita sarebbe stata diversa.
Queste parole mi diceva un
amico, riportandomi il Self-Help dello Smiles, che gli avevo dato a
leggere.
Fui colpito da cosiffatte
parole, e stavo pensando all'effetto immenso che aveva prodotto
quell'incomparabile libro in Inghilterra, ed all'accoglienza pure
favorevolissima che ne aveva avuto fra noi la traduzione italiana, quando
ricevetti una lettera dal signor G. Barbèra, nella quale con parole molto
lusinghiere egli mi invitava a fare, con esempi italiani, un libro simile agli
intendimenti dell'inglese.
Qualche mese dopo, il signor Barbèra mi mandò un Manifesto in cui lessi
che l'Associazione per l'Educazione del Popolo, fondata in Firenze,
prometteva un grosso premio appunto per un libro di simil genere. Egli di nuovo
mi incitava a fare il libro, offrendomi i migliori aiuti, non tanto come
editore, ma come desideroso di promuovere la pubblicazione di un libro che egli
stimava dovesse riuscire di tanta utilità pubblica. Egli insisteva meco a lungo
su ciò, che essendo ormai finito in Italia il periodo delle rivoluzioni, tutto
il nostro avvenire era affidato al lavoro intelligente e perseverante.
Quando mi posi a scrivere le
prime linee, mi si affacciò alla mente un interrogativo che, fattosi in breve
gigantescamente grosso, m'impediva di andare avanti.
— Questo che sto scrivendo,
piacerà poi a quei signori giudici del Concorso?
Deliberai di scrivere senza
pensare ai giudici, e così ho fatto.
Ma giunto il momento di mandare
il manoscritto a quegli stessi giudici, quel dubbio mi ritornò davanti più
formidabile.
Allora scongiurai il signor
Barbèra di pubblicare il volume senza farmi passare per quella prova tremenda, ed
io sento il dovere di dichiarare che anche in questo egli volle compiacermi.
Se mai queste pagine cadranno
sotto gli occhi di taluno dei membri di quella benemerita Società che ha
istituito il premio, o d'altre società siffatte, vogliano considerare se per
avventura non fosse più provvido consiglio il premiare un libro stampato,
anzichè un manoscritto. Il còmpito sarà loro grandemente agevolato dal
pubblico, il miglior giudice, in fin de' conti, anzi l'unico vero giudice.
Debbo molta gratitudine a parecchie
persone che mi hanno coadiuvato in questo lavoro.
Il conte Federico Menabrea,
ministro degli Esteri, scrisse una circolare ai Consoli italiani che mi piace
qui riferire:
Firenze, 17 dicembre 1867.
«Illustrissimo signore,
«Il signor Samuele Smiles ha pubblicato
un libro, divenuto assai popolare in Inghilterra, in cui è narrata la vita di
quegli uomini i quali, nati nella povertà e cresciuti fra stenti ed ostacoli di
ogni sorta, seppero vincerli colla energia del volere e sollevarsi a cospicue
posizioni sociali con vantaggio proprio e degli altri.
«Si vorrebbe fare un libro consimile in Italia, traendo esclusivamente
esempi dalla vita di cittadini italiani.
« Avendo potuto questo Ministero giustamente apprezzare tutta l'utilità
che potrebbe derivare da questa pubblicazione, perchè una volta diffuso un tal
libro tra le masse, non potrebbe non suscitarne la emulazione e spingerle a
seguire gli esempi che vi sarebbero proposti, io prego la S. V. illustrissima di
volersi occupare a raccogliere alcuni cenni biografici intorno agli Italiani
che onestamente arricchirono in codeste contrade, accennando segnatamente agli
ostacoli della loro prima vita, ed ai mezzi da essi adoperati per superarli,
nonchè ai vantaggi che ne ritrassero per sè stessi, pel paese dove cercarono
asilo e per quello dove ebbero i natali.
«Sarebbe infine desiderabile che Ella porgesse pure dei ragguagli
generali intorno all'emigrazione italiana in codesti luoghi, indicando, per
quanto possibile, il numero degli emigrati, le professioni da essi esercitate,
e la influenza della loro opera nell'incivilimento.
«Non nascondo la difficoltà di un tale incarico; ma io confido che V. S.
illustrissima vorrà di buon grado fornire il suo contributo ad una
pubblicazione, che col tempo potrà potentemente influire alla maggior grandezza
del nostro paese.
«Gradisca i sensi della mia distinta considerazione.
Menabrea»
A questa circolare devo il bel lavoro sugli Italiani in Lione del
cavaliere Comello regio Console in quella città, e le biografie di Codazzi e di
Castelli mandate dal cavaliere De la
Ville regio Console a Caracas, nonchè le notizie intorno a
Salvatore Marchi mandate dal cavaliere Luigi Cerruti regio Console a Parigi.
Fra quelli che mi furono larghi di ragguagli debbo ringraziare il
senatore Luigi Chiesi, il professore Bertolami deputato, il signor Orlando
direttore dei piroscafi postali della Casa Florio, il dottore Gaetano Costanzo
di Palermo, il dottore Giuseppe Bellucci professore di Storia Naturale a Terni,
il professore Ariodante Fabbretti di Perugia, l'arciprete Tommaso Gamberini di
Castelbolognese, il professore Da Camin regio provveditore degli Studi a
Venezia, il professore Rinaldo Fulia della stessa città, il dottore Sciaccaluga
di Quarto presso Genova, Angelo Bazzi, avvocati Peri e Varenna, il consigliere
di Stato Forni, e il dottore G. Paleari ticinesi; il signor Carlo Antonini e il
signor ingegnere Giulio Curioni di Milano, il cavalier Giuseppe Porri di Siena,
e il commendatore Edoardo Corso, senza ripetere qui i nomi di altri che sono menzionati
nel libro.
Debbo poi ricordare in modo tutto speciale due scrittori che hanno avuto
non poca parte in questo libro.
Il signor professore Pasquale Turiello ha scritto il capitolo di Napoli e
le biografie dei Napoletani; e non era cosa agevole recare tanta ricchezza di
notizie locali a chi non avesse vissuto molti anni in quella città, ancora mal
nota ai suoi stessi abitanti.
Il signor avvocato Pietro Ferrigni ha scritto le biografie del Duprè,
dell'Orosi, del Vela e di Garibaldi. E son certo che il lettore in quelle
biografie troverà tutti quei pregi di stile onde va giustamente lodato quel
brioso ed elegantissimo scrittore toscano.
Debbo anche dichiarare che la biografia di Luigi Rossini fu scritta dal
professore Filippo Mordani di Ravenna, e stampata in Forlì nel 1865. Mi spiace di non
averne avvertiti i lettori nelle precedenti edizioni.
L'umanità si affatica a migliorarsi; molti eletti ingegni studiano il
modo di sollevare le classi povere. Quello che si possa trovare in avvenire,
non so: oggi la sola formola pratica è questa : lavoro, perseveranza,
risparmio.
L'umanità si affanna in cerca di
godimenti; e i godimenti intimi, veri, duraturi, vengono dal lavoro, dalla
perseveranza e dal risparmio.
Questo ho cercato di provare
cogli esempi. Certo, l'intenzione è stata buona. Se non sono riuscito a far
bene, ripeterò con Massimo D'Azeglio, che anche a far male costa fatica, e
s'incontran difficoltà.
Michele
Lessona
Torino, 1869.
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