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Michele Lessona
Volere è potere

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INTRODUZIONE

— Se avessi letto questo libro da giovane la mia vita sarebbe stata diversa.

Queste parole mi diceva un amico, riportandomi il Self-Help dello Smiles, che gli avevo dato a leggere.

Fui colpito da cosiffatte parole, e stavo pensando all'effetto immenso che aveva prodotto quell'incomparabile libro in Inghilterra, ed all'accoglienza pure favorevolissima che ne aveva avuto fra noi la traduzione italiana, quando ricevetti una lettera dal signor G. Barbèra, nella quale con parole molto lusinghiere egli mi invitava a fare, con esempi italiani, un libro simile agli intendimenti dell'inglese.

Qualche mese dopo, il signor Barbèra mi mandò un Manifesto in cui lessi che l'Associazione per l'Educazione del Popolo, fondata in Firenze, prometteva un grosso premio appunto per un libro di simil genere. Egli di nuovo mi incitava a fare il libro, offrendomi i migliori aiuti, non tanto come editore, ma come desideroso di promuovere la pubblicazione di un libro che egli stimava dovesse riuscire di tanta utilità pubblica. Egli insisteva meco a lungo su ciò, che essendo ormai finito in Italia il periodo delle rivoluzioni, tutto il nostro avvenire era affidato al lavoro intelligente e perseverante.

Quando mi posi a scrivere le prime linee, mi si affacciò alla mente un interrogativo che, fattosi in breve gigantescamente grosso, m'impediva di andare avanti.

— Questo che sto scrivendo, piacerà poi a quei signori giudici del Concorso?

Deliberai di scrivere senza pensare ai giudici, e così ho fatto.

Ma giunto il momento di mandare il manoscritto a quegli stessi giudici, quel dubbio mi ritornò davanti più formidabile.

Allora scongiurai il signor Barbèra di pubblicare il volume senza farmi passare per quella prova tremenda, ed io sento il dovere di dichiarare che anche in questo egli volle compiacermi.

Se mai queste pagine cadranno sotto gli occhi di taluno dei membri di quella benemerita Società che ha istituito il premio, o d'altre società siffatte, vogliano considerare se per avventura non fosse più provvido consiglio il premiare un libro stampato, anzichè un manoscritto. Il còmpito sarà loro grandemente agevolato dal pubblico, il miglior giudice, in fin de' conti, anzi l'unico vero giudice.

Debbo molta gratitudine a parecchie persone che mi hanno coadiuvato in questo lavoro.

Il conte Federico Menabrea, ministro degli Esteri, scrisse una circolare ai Consoli italiani che mi piace qui riferire:

 

Firenze, 17 dicembre 1867.

«Illustrissimo signore,

«Il signor Samuele Smiles ha pubblicato un libro, divenuto assai popolare in Inghilterra, in cui è narrata la vita di quegli uomini i quali, nati nella povertà e cresciuti fra stenti ed ostacoli di ogni sorta, seppero vincerli colla energia del volere e sollevarsi a cospicue posizioni sociali con vantaggio proprio e degli altri.

«Si vorrebbe fare un libro consimile in Italia, traendo esclusivamente esempi dalla vita di cittadini italiani.

« Avendo potuto questo Ministero giustamente apprezzare tutta l'utilità che potrebbe derivare da questa pubblicazione, perchè una volta diffuso un tal libro tra le masse, non potrebbe non suscitarne la emulazione e spingerle a seguire gli esempi che vi sarebbero proposti, io prego la S. V. illustrissima di volersi occupare a raccogliere alcuni cenni biografici intorno agli Italiani che onestamente arricchirono in codeste contrade, accennando segnatamente agli ostacoli della loro prima vita, ed ai mezzi da essi adoperati per superarli, nonchè ai vantaggi che ne ritrassero per stessi, pel paese dove cercarono asilo e per quello dove ebbero i natali.

«Sarebbe infine desiderabile che Ella porgesse pure dei ragguagli generali intorno all'emigrazione italiana in codesti luoghi, indicando, per quanto possibile, il numero degli emigrati, le professioni da essi esercitate, e la influenza della loro opera nell'incivilimento.

«Non nascondo la difficoltà di un tale incarico; ma io confido che V. S. illustrissima vorrà di buon grado fornire il suo contributo ad una pubblicazione, che col tempo potrà potentemente influire alla maggior grandezza del nostro paese.

«Gradisca i sensi della mia distinta considerazione.

Menabrea»

 

A questa circolare devo il bel lavoro sugli Italiani in Lione del cavaliere Comello regio Console in quella città, e le biografie di Codazzi e di Castelli mandate dal cavaliere De la Ville regio Console a Caracas, nonchè le notizie intorno a Salvatore Marchi mandate dal cavaliere Luigi Cerruti regio Console a Parigi.

Fra quelli che mi furono larghi di ragguagli debbo ringraziare il senatore Luigi Chiesi, il professore Bertolami deputato, il signor Orlando direttore dei piroscafi postali della Casa Florio, il dottore Gaetano Costanzo di Palermo, il dottore Giuseppe Bellucci professore di Storia Naturale a Terni, il professore Ariodante Fabbretti di Perugia, l'arciprete Tommaso Gamberini di Castelbolognese, il professore Da Camin regio provveditore degli Studi a Venezia, il professore Rinaldo Fulia della stessa città, il dottore Sciaccaluga di Quarto presso Genova, Angelo Bazzi, avvocati Peri e Varenna, il consigliere di Stato Forni, e il dottore G. Paleari ticinesi; il signor Carlo Antonini e il signor ingegnere Giulio Curioni di Milano, il cavalier Giuseppe Porri di Siena, e il commendatore Edoardo Corso, senza ripetere qui i nomi di altri che sono menzionati nel libro.

Debbo poi ricordare in modo tutto speciale due scrittori che hanno avuto non poca parte in questo libro.

Il signor professore Pasquale Turiello ha scritto il capitolo di Napoli e le biografie dei Napoletani; e non era cosa agevole recare tanta ricchezza di notizie locali a chi non avesse vissuto molti anni in quella città, ancora mal nota ai suoi stessi abitanti.

Il signor avvocato Pietro Ferrigni ha scritto le biografie del Duprè, dell'Orosi, del Vela e di Garibaldi. E son certo che il lettore in quelle biografie troverà tutti quei pregi di stile onde va giustamente lodato quel brioso ed elegantissimo scrittore toscano.

Debbo anche dichiarare che la biografia di Luigi Rossini fu scritta dal professore Filippo Mordani di Ravenna, e stampata in Forlì nel 1865. Mi spiace di non averne avvertiti i lettori nelle precedenti edizioni.

L'umanità si affatica a migliorarsi; molti eletti ingegni studiano il modo di sollevare le classi povere. Quello che si possa trovare in avvenire, non so: oggi la sola formola pratica è questa : lavoro, perseveranza, risparmio.

L'umanità si affanna in cerca di godimenti; e i godimenti intimi, veri, duraturi, vengono dal lavoro, dalla perseveranza e dal risparmio.

Questo ho cercato di provare cogli esempi. Certo, l'intenzione è stata buona. Se non sono riuscito a far bene, ripeterò con Massimo D'Azeglio, che anche a far male costa fatica, e s'incontran difficoltà.

Michele Lessona

Torino, 1869.





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