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Michele Lessona
Il mare

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  • II.
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II.

 

Nulla, sul nostro globo, supera la sterminata distesa dei mari. I deserti dell'Africa, le solitudini dei Pampas, limitate per l'un capo dalle palme dei tropici e per l'altro dai larici del nord, sono un nulla a paragone delle solitudini dei mari, che, come ognun sa, a un dipresso pei tre quarti occupano la superficie del nostro globo. Un'occhiata sul globo terrestre ci fa vedere ad un tratto come tutto un continente, l'intera Asia, l'intera America, siano poca cosa paragonati alla superficie del mare.

Un'occhiata sul globo terrestre ci fa vedere come i continenti emergano di mezzo alle masse delle acque, qua sporgendo in prolungate penisole, scavati in seni, golfi, ampi mari mediterranei. Ed ove questo rapporto fra le terre ed i mari venisse ad alterarsi, verrebbero ad alterarsi insieme le condizioni meteorologiche, e con esse la vita sulla terra.

Le spiagge marine ci si presentano in due principali forme. Quelle, rocciose e dirupate, scendono a perpendicolo nel mare profondo; queste, inclinate, scendono con dolce pendìo. Le prime tendono continuamente, diremmo così, a ritirarsi, le altre tendono a sporgere, a protendersi, a rispingere il mare; ciò che dipende dal diverso modo in cui opera il mare su di esse.

Sulle spiagge rocciose il mare compie un'azione distruttiva, percuotendole colle onde furiose, scalzandole dal piede, e lavorando continuamente a demolirle: il dirupo su cui sta il villaggio di Portovenere all'entratura del golfo della Spezia dalla parte di Ponente, si mostra tutto scavato dal mare, ed irto di massi infranti e precipitati giù per l'erta: quando soffia il libeccio, le onde si precipitano nella grotta Arpaia, che si son scavata fra gli strati del calcare, vi comprimon l'aria con un rimbombo come d'artiglierie tonanti, e rimbalzan fuori con furore pari a quello con cui sono entrate; lo scoglio di Portofino, pure nella Liguria orientale, che così pittorescamente per un tratto a un dipresso di quindici miglia s'allunga in mare, presenta alla sua punta gli stessi segni del lavoro delle onde: così le falde del monte Nero presso Livorno, del promontorio di Sorrento rimpetto a Napoli, le coste delle Calabrie, della Sicilia, le isole Eolie, la Sardegna e la Corsica.

Le coste dell'Europa occidentale sono più rovinate ancora dalle onde dell'Oceano, che non lo sieno quelle d'Italia dal Mediterraneo: sulle balze delle coste di Francia e d'Inghilterra la terra battuta dalle onde sembra talvolta traballare; frammenti di rocce del peso di migliaia di chilogrammi vi sono rotolati sulla spiaggia come ghiaie. Le spaccature naturali vi sono ingrandite poco a poco, e i promontori presentano tanti scogli isolati che indicano il punto al quale giungevano una volta. A Biarritz, nel fondo del golfo di Guascogna, il mare si è avanzato di trentacinque metri in dieci anni, scavando il piede di una balza alta trenta o quaranta metri, Le coste d'Inghilterra e quelle della Francia settentrionale sono formate in gran parte da rocce poco resistenti, e la loro distruzione è più rapida ancora di quella delle balze di Biarritz; così l'isola di Helgoland, rimpetto alle foci dell'Elba, composta oggi di uno scoglio e poche dune, offriva, nell'anno 800, vaste campagne, che il mare ha interamente ingoiate in dieci secoli. Sulle coste formate di materie vulcaniche, le onde dell'Oceano hanno cagionato distruzioni analoghe a quelle che veggonsi nelle isole italiane, ma molto più estese. Così nell'isola di Felicudi, una delle Eolie, ove le lame della spiaggia sono per lo più divise in prismi, le onde hanno scavato varie grotte, una delle quali era venti metri di larghezza e dodici di altezza; ma le dimensioni di coteste caverne sono superate di gran lunga da quella delle isole dei mari del Nord, da quella in particolare dell'isola di Staffa, descritta e disegnata in quasi tutte le opere di geologia.

L'azione delle onde è più forte presso la superficie dell'acqua, come si può giudicare particolarmente nel nostro mare Mediterraneo, il cui livello non è quasi alterato dalla marea. Quando la calma permette l'avvicinarsi al piede delle balze bagnate dalle onde, vedonsi in generale disegnate sugli scogli varie zone sovrapposte che corrispondono all'azione particolare dell'acqua su ciascuna zona. L'inferiore, quella sulla quale si esercita principalmente il furore delle onde, comincia alcuni metri sotto il livello medio del mare, e finisce alcuni metri sopra lo stesso livello. La parte più bassa di questa zona consiste in una, quasi direi, piattaforma, che dalla balza si avanza orizzontalmente in mare. Tal gradino subacqueo esiste ovunque il mare bagna il piede di scogli, qualunque sia la natura di questi scogli. Se la roccia ne è dura e resistente come quella del Capo Circeo o quella del promontorio di Sorrento, il gradino ha appena pochi metri di larghezza, e la superficie è scanalata irregolarmente, le onde insinuandosi in tutte le fessure della roccia per corroderla e slargarla a poco a poco. Ma laddove la spiaggia è formata di rocce poco resistenti, quali sono quelle dei terreni subapennini che spesso giungono sino alle sponde dell'Adriatico, la piattaforma orizzontale si estende fino a tre o quattrocento metri dal lido, ove poi l'altezza dell'acqua aumenta rapidamente. Verso la sponda la piattaforma si termina a un canale scavato nello scoglio, e dovuto all'azione delle onde; nei terreni subapennini tal canale non penetra mai nella balza se non di pochi decimetri; giacchè la parte superiore trovandosi mancare di base, cade in mare, e vi è stritolata, dispersa dalle onde e dalle correnti; ma se la roccia è dura, il piede delle balze quasi verticali è segnato da una serie di caverne più o meno spaziose, più o meno profonde (Collegno, Elementi di geologia).

Al disopra della zona di cotesta cavità, tutta la parte della roccia solida che è bagnata dalle onde dopo che si sono infrante contro il piede dello scoglio è incavata nel modo il più bizzarro, e le parti le più sporgenti sono spesso ridotte a spigoli acutissimi, effetto chimico e meccanico a un tempo delle rocce calcaree. Più in alto, ove gli spruzzi delle onde giungono soltanto ridotti quasi in vapori, lo scoglio è nudo intieramente; le scanalature vi sono meno profonde; non vi si vede più traccia di vegetazione marina, e non vi allignano nuove piante terrestri, poi alcuni licheni danno a una quarta zona un colore bigio verdastro, e finalmente all'altezza di trentacinque o quaranta metri sopra il mare gli scogli sono ricoperti di quella vegetazione rigogliosa terrestre propria dei nostri climi meridionali. Codeste zone sono distinte nei calcari più solidi; ma nelle rocce meno resistenti, la superficie delle balze si rinnova a ogni burrasca quasi, e il fenomeno di distruzione vi si riduce al prolungarsi verso terra della piattaforma subacquea.

Quantunque la forza maggiore delle onde si spieghi alla superficie del mare, essa si estende però sino a una certa profondità; nelle isole Eolie, per esempio, gli abitanti di Stromboli usano per la pesca nasse che calano al fondo del mare con entro alcuni sassi; perchè il mare in burrasca non molesti le nasse, gli è forza che sieno sott'acqua per lo meno quarantacinque metri; altrimenti le infrange contro gli scogli subacquei e le disperde. L'acqua che copre banchi di sabbie o di fanghiglie, profondi anche di venticinque metri, diviene torbida nelle burrasche, e ciò avviene solo perchè l'agitazione del mare si stende sino a quella profondità e ne smuove il fondo. L'effetto di questa azione delle onde deve ridurre il fondo del mare a una forma uguale e regolare, rigettando nei luoghi più profondi le parti superficiali dei banchi di sabbia; essa è quasi nulla come causa di distruzione: e per quanto si può giudicare nella costruzione dei moli e delle dighe di vari porti, alla profondità di sette metri le onde non esercitano più effetto alcuno sui materiali alquanto voluminosi (Collegno, Elementi di geologia teorica e pratica).

Invece le spiagge dal dolce pendìo tendono a protendersi guadagnando terreno sul mare, cosicchè l'azione delle onde marine, in esse, è piuttosto riproduttiva che distruttiva: i torrenti, le fiumane, i fiumi, portano al mare sabbie, ghiaie, ciottoli; le onde e le correnti distribuiscono questi materiali sulle spiagge di tal fatta, per modo che queste continuamente tendono ad accrescersi: le sabbie vi si distendono sopra colle ghiaie, ogni onda che viene sposta ogni ciottolo spingendolo avanti, ogni onda che va lo sposta riportandolo indietro, in modo però che il primo tratto di cammino fatto è sempre maggiore del secondo: questi ciottoli, spinti sempre per due opposti versi, perdono le loro forme arrotondate per farsi piatti, e colle sabbie e colle ghiaie accrescono il materiale della spiaggia.

La bella pianura ove si distende ora la piccola e graziosa città di Sestri di ponente, in tempi non lontanissimi, quando i Saraceni piombavan notturni sulle spiagge liguri a devastar villaggi, rapir donne e menar gli uomini schiavi, tutta era seno di mare; il paese che ora così leggiadramente siede alla marina, stava sul piede del monte; quest'azione riproduttiva delle acque formò man mano, in tanti straterelli sovrapposti, il bel piano, e la città si venne spostando e cingendo d'orti e giardini: questo protendimento della spiaggia è qui tanto rapido, che i vecchi del paese ricordano come nella loro fanciullezza la spiaggia finisse dove ora corre la ferrovia; oggi dalla ferrovia al mare vi è tanta spiaggia ancora da starci sopra il popoloso cantiere. In fondo al Golfo della Spezia, presso la città, la strada che circonda il golfo, fatta ora è circa una quarantina d'anni, aveva il mare al suo piede; ed ora il mare ne è discosto gran tratto.

Ognuno sa come, dove i fiumi sboccano in mare, si vengano formando i delta, e il fondo del mare si vada agguagliando, per la distribuzione dei materiali trasportati dai fiumi.

Altre azioni notevoli si compiono per tal modo su tal fatta di spiagge dalle acque del mare.

Ecco come, intorno a tale argomento, si esprime il Collegno nel libro sopra menzionato, citando anche testualmente alcuni periodi di un lavoro dell'ingegnere Elia Lombardini sul sistema idraulico del Po:

«L'azione delle onde che è si influente sulla dispersione delle materie trasportate dai fumi durante la loro caduta, si esercita talvolta ancora sui depositi già formati. Nei mari di piccola profondità ogni onda può muovere le sabbie del fondo, e loro una superficie ondeggiata qual è quella di una pianura di sabbia esposta al vento. Nei mari profondi l'azione dei fiotti non si fa sentire sul fondo, se non laddove le spiagge sono esposte a venti impetuosi, ma quell'azione produce in allora effetti più importanti. Le rive occidentali dell'Adriatico superiormente alla Romagna sono esposte allo scirocco e più ancora al vento di levante; il primo dei quali è dominante in quel golfo, mentre il secondo è assai più violento e burrascoso. Mentre le acque dei fiumi continuano a portare al largo mare le torbide che depongono in vicinanza della foce, questo agitato dai venti esercita un'azione contraria in tutta la lunghezza della spiaggia, tendendo a respingere le materie medesime verso di essa. La violenza delle onde del mare si crede essere in certa proporzione colla profondità del medesimo e crescer con essa; ma la loro propagazione sotto la superficie delle acque ha un limite, oltre il quale il fondo del mare non vien mosso per qualsiasi tempesta. Vi ha quindi un punto nel quale massima è l'azione del mare per sollevare le materie del fondo, ed un altro pure vi ha più prossimo alla spiaggia, ove combinandosi il decrescimento di una tale azione colla quantità delle materie già poste in moto, massima deve essere la loro deposizione. Ivi perciò si vanno esse accumulando e formano una specie di scanno o duna, la quale emergendo successivamente dalla superficie del mare, viene ad alzarsi per l'aggiunta di altre materie che questo vi trasporta, ed anche per la sola azione del vento. Queste dune o si formano sul margine della terra ferma, oppure in distanza anche notabile; ed il tratto di mare che in tal caso vi rimane interposto prende il nome di Laguna. Tali sono le lagune venete fino a Chioggia e le valli di Comacchio fra i porti di Volano e di Primaro, e tali erano un tempo anche le lagune intermedie, in fondo alle quali sorgeva l'antichissima città d'Adria. Delle dune per cui queste lagune erano separate dal mare, vedonsi anche oggidì le tracce, quantunque poste nell'interno delle terre a considerabile distanza da quello.

«Anche la marina che si estende fra il Golfo della Spezia e il Montenero, nel corso di non moltissimi secoli è stata colmata, prolungata ed alzata per un tratto non piccolo dai rigetti del contiguo mare, e il padule di Stagno, il lago di Marimoli il lago di Porto Beltrame, dentro a questa striscia di paese, sono residui del letto antico del mare, i quali sono restati ostruiti e serrati alla loro foce, laonde poi hanno mutato natura, e di seni di mare son divenuti laghi e paduli d'acqua dolce. Nelle maremme toscane il monte Argentario, che, visto dal mare, si presenta come un'isola, è unito alla terraferma da due linee di dune che racchiudono lo stagno d'Orbitello. Lo stesso può dirsi del monte Circello, se non che lo stagno interno vi è stato colmato quasi per intero e si è cambiato nelle Paludi Pontine. Lo stesso fatto si osserva sopra una scala molto maggiore sulle coste dell'Oceano dalle foci dell'Elba fino a quelle della Mosa, e difatto l'Olanda intera è separata dall'Oceano da una striscia di dune, dietro le quali il suolo è spesso a un livello inferiore a quello dell'alta marea.

«Le onde dell'Oceano hanno talvolta la forza di rimuovere massi di pietre di più metri cubici; le dune dunque vi possono essere composte anche di ciottoli molto più voluminosi che non lo sono le sabbie delle dune del Veneto, o delle Paludi Pontine. Ciò succede particolarmente dove l'Oceano è dominato da balze di rocce poco resistenti, nelle quali però trovansi sparsi arnioni molto più solidi; tale si è appunto la natura del suolo sulla riva del canale della marina, e di fatto vi si vedono, invece di dune, accumulazioni di ciottoli che si distendono parallelamente al mare. Il signor Elia di Beaumont ha dato il nome di cordone litorale a queste accumulazioni di materie incoerenti, colle quali il mare sembra aver tracciato i limiti della sua azione; giacchè vi sono differenze essenziali fra i depositi che si formano nelle lagune interne e quelli più estesi delle materie che dai fiumi vengono trasportate fino al mare. Le lagune venete e le foci del Po e dell'Adige ci presentano un esempio di queste due azioni, giacchè il corso di questi due fiumi si prolunga fino al di del cordone littorale che forma una curva regolare da Trieste sino a Rimini».

Quanta differenza fra le spiagge marine nelle diverse plaghe della terra! Qui una fitta operosa popolazione, porti gremiti di bastimenti, sicuri per disposizion naturale o per moli ben costrutti, fari che da lungi chiamano il navigante smarrito nella tenebra, concorso dei prodotti dei vari paesi e dei rappresentanti dei vari popoli. , spiagge nude, desolate, riarse dal sole, scarsamente popolate di gente selvaggia, imbelle, feroce. Più oltre, ghiacci, eterni ghiacci, ove si contendon la vita esquimali, foche, ed orsi bianchi, e poi stormi di strani uccelli, inetti al volo, con due piccoli moncherini in luogo d'ali e fatti pel nuoto, poi nulla più, nissune vestigia, nessuna traccia di vita.

Ed un tratto al di , forse, proprio al polo, un ampio mare di nuovo, con relativamente mite temperatura, ed acque sempre liquide, come l'avean sospettato gli Olandesi e lo hanno dichiarato i Russi, come lo vide il dottor Kane, e come lo dimostrò colle vie non fallaci della matematica, appunto prima di morire, il Plana.

Fu notato che le spiagge più irregolari e frastagliate albergano una più operosa e perfettibile popolazione, e le altre all'opposto. Invero, il signor Hartwig nel suo bellissimo libro intorno al mare ed alle sue viventi meraviglie (The see and its living wonders) nota come le frastagliate spiagge dell'Europa, colle sue grandi isole, misurino 21,600 miglia, uguali alla circonferenza della terra, mentre le spiagge uguali dell'Africa hanno appena la lunghezza di 14,000 miglia. Le coste dell'America son lunghe a un dipresso 45,000 miglia, quelle dell'Asia 40,000, mentre quelle dell'Australia e della Polinesia si possono valutare a 16,000 miglia. Così le spiagge di tutte le terre vengono ad avere a un dipresso la lunghezza di 136,000 miglia. Un viaggiatore pedestre, camminando sempre, metterebbe venticinque anni a farne il giro.

 




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