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II.
Nulla, sul nostro globo, supera
la sterminata distesa dei mari. I deserti dell'Africa, le solitudini dei
Pampas, limitate per l'un capo dalle palme dei tropici e per l'altro dai larici
del nord, sono un nulla a paragone delle solitudini dei mari, che, come ognun
sa, a un dipresso pei tre quarti occupano la superficie del nostro globo.
Un'occhiata sul globo terrestre ci fa vedere ad un tratto come tutto un
continente, l'intera Asia, l'intera America, siano poca cosa paragonati alla
superficie del mare.
Un'occhiata sul globo terrestre
ci fa vedere come i continenti emergano di mezzo alle masse delle acque, qua
sporgendo in prolungate penisole, là scavati in seni, golfi, ampi mari
mediterranei. Ed ove questo rapporto fra le terre ed i mari venisse ad
alterarsi, verrebbero ad alterarsi insieme le condizioni meteorologiche, e con
esse la vita sulla terra.
Le spiagge marine ci si
presentano in due principali forme. Quelle, rocciose e dirupate, scendono a
perpendicolo nel mare profondo; queste, inclinate, scendono con dolce pendìo.
Le prime tendono continuamente, diremmo così, a ritirarsi, le altre tendono a
sporgere, a protendersi, a rispingere il mare; ciò che dipende dal diverso modo
in cui opera il mare su di esse.
Sulle spiagge rocciose il mare
compie un'azione distruttiva, percuotendole colle onde furiose, scalzandole dal
piede, e lavorando continuamente a demolirle: il dirupo su cui sta il villaggio
di Portovenere all'entratura del golfo della Spezia dalla parte di Ponente, si
mostra tutto scavato dal mare, ed irto di massi infranti e precipitati giù per
l'erta: quando soffia il libeccio, le onde si precipitano nella grotta Arpaia,
che si son scavata fra gli strati del calcare, vi comprimon l'aria con un
rimbombo come d'artiglierie tonanti, e rimbalzan fuori con furore pari a quello
con cui sono entrate; lo scoglio di Portofino, pure nella Liguria orientale,
che così pittorescamente per un tratto a un dipresso di quindici miglia
s'allunga in mare, presenta alla sua punta gli stessi segni del lavoro delle
onde: così le falde del monte Nero presso Livorno, del promontorio di Sorrento
rimpetto a Napoli, le coste delle Calabrie, della Sicilia, le isole Eolie, la Sardegna e la Corsica.
Le coste dell'Europa occidentale
sono più rovinate ancora dalle onde dell'Oceano, che non lo sieno quelle
d'Italia dal Mediterraneo: sulle balze delle coste di Francia e d'Inghilterra
la terra battuta dalle onde sembra talvolta traballare; frammenti di rocce del
peso di migliaia di chilogrammi vi sono rotolati sulla spiaggia come ghiaie. Le
spaccature naturali vi sono ingrandite poco a poco, e i promontori presentano
tanti scogli isolati che indicano il punto al quale giungevano una volta. A
Biarritz, nel fondo del golfo di Guascogna, il mare si è avanzato di
trentacinque metri in dieci anni, scavando il piede di una balza alta trenta o
quaranta metri, Le coste d'Inghilterra e quelle della Francia settentrionale
sono formate in gran parte da rocce poco resistenti, e la loro distruzione è
più rapida ancora di quella delle balze di Biarritz; così l'isola di Helgoland,
rimpetto alle foci dell'Elba, composta oggi di uno scoglio e poche dune,
offriva, nell'anno 800, vaste campagne, che il mare ha interamente ingoiate in
dieci secoli. Sulle coste formate di materie vulcaniche, le onde dell'Oceano
hanno cagionato distruzioni analoghe a quelle che veggonsi nelle isole
italiane, ma molto più estese. Così nell'isola di Felicudi, una delle Eolie,
ove le lame della spiaggia sono per lo più divise in prismi, le onde hanno scavato
varie grotte, una delle quali era venti metri di larghezza e dodici di altezza;
ma le dimensioni di coteste caverne sono superate di gran lunga da quella delle
isole dei mari del Nord, da quella in particolare dell'isola di Staffa,
descritta e disegnata in quasi tutte le opere di geologia.
L'azione delle onde è più forte
presso la superficie dell'acqua, come si può giudicare particolarmente nel
nostro mare Mediterraneo, il cui livello non è quasi alterato dalla marea.
Quando la calma permette l'avvicinarsi al piede delle balze bagnate dalle onde,
vedonsi in generale disegnate sugli scogli varie zone sovrapposte che
corrispondono all'azione particolare dell'acqua su ciascuna zona. L'inferiore,
quella sulla quale si esercita principalmente il furore delle onde, comincia
alcuni metri sotto il livello medio del mare, e finisce alcuni metri sopra lo
stesso livello. La parte più bassa di questa zona consiste in una, quasi direi,
piattaforma, che dalla balza si avanza orizzontalmente in mare. Tal gradino subacqueo
esiste ovunque il mare bagna il piede di scogli, qualunque sia la natura di
questi scogli. Se la roccia ne è dura e resistente come quella del Capo Circeo
o quella del promontorio di Sorrento, il gradino ha appena pochi metri di
larghezza, e la superficie è scanalata irregolarmente, le onde insinuandosi in
tutte le fessure della roccia per corroderla e slargarla a poco a poco. Ma
laddove la spiaggia è formata di rocce poco resistenti, quali sono quelle dei
terreni subapennini che spesso giungono sino alle sponde dell'Adriatico, la
piattaforma orizzontale si estende fino a tre o quattrocento metri dal lido,
ove poi l'altezza dell'acqua aumenta rapidamente. Verso la sponda la
piattaforma si termina a un canale scavato nello scoglio, e dovuto all'azione delle
onde; nei terreni subapennini tal canale non penetra mai nella balza se non di
pochi decimetri; giacchè la parte superiore trovandosi mancare di base, cade in
mare, e vi è stritolata, dispersa dalle onde e dalle correnti; ma se la roccia
è dura, il piede delle balze quasi verticali è segnato da una serie di caverne
più o meno spaziose, più o meno profonde (Collegno,
Elementi di geologia).
Al disopra della zona di cotesta
cavità, tutta la parte della roccia solida che è bagnata dalle onde dopo che si
sono infrante contro il piede dello scoglio è incavata nel modo il più
bizzarro, e le parti le più sporgenti sono spesso ridotte a spigoli acutissimi,
effetto chimico e meccanico a un tempo delle rocce calcaree. Più in alto, ove
gli spruzzi delle onde giungono soltanto ridotti quasi in vapori, lo scoglio è
nudo intieramente; le scanalature vi sono meno profonde; non vi si vede più
traccia di vegetazione marina, e non vi allignano nuove piante terrestri, poi
alcuni licheni danno a una quarta zona un colore bigio verdastro, e finalmente
all'altezza di trentacinque o quaranta metri sopra il mare gli scogli sono
ricoperti di quella vegetazione rigogliosa terrestre propria dei nostri climi
meridionali. Codeste zone sono distinte nei calcari più solidi; ma nelle rocce
meno resistenti, la superficie delle balze si rinnova a ogni burrasca quasi, e
il fenomeno di distruzione vi si riduce al prolungarsi verso terra della
piattaforma subacquea.
Quantunque la forza maggiore
delle onde si spieghi alla superficie del mare, essa si estende però sino a una
certa profondità; nelle isole Eolie, per esempio, gli abitanti di Stromboli
usano per la pesca nasse che calano al fondo del mare con entro alcuni sassi;
perchè il mare in burrasca non molesti le nasse, gli è forza che sieno
sott'acqua per lo meno quarantacinque metri; altrimenti le infrange contro gli
scogli subacquei e le disperde. L'acqua che copre banchi di sabbie o di
fanghiglie, profondi anche di venticinque metri, diviene torbida nelle
burrasche, e ciò avviene solo perchè l'agitazione del mare si stende sino a
quella profondità e ne smuove il fondo. L'effetto di questa azione delle onde
deve ridurre il fondo del mare a una forma uguale e regolare, rigettando nei
luoghi più profondi le parti superficiali dei banchi di sabbia; essa è quasi
nulla come causa di distruzione: e per quanto si può giudicare nella
costruzione dei moli e delle dighe di vari porti, alla profondità di sette
metri le onde non esercitano più effetto alcuno sui materiali alquanto
voluminosi (Collegno, Elementi
di geologia teorica e pratica).
Invece le spiagge dal dolce
pendìo tendono a protendersi guadagnando terreno sul mare, cosicchè l'azione
delle onde marine, in esse, è piuttosto riproduttiva che distruttiva: i
torrenti, le fiumane, i fiumi, portano al mare sabbie, ghiaie, ciottoli; le
onde e le correnti distribuiscono questi materiali sulle spiagge di tal fatta,
per modo che queste continuamente tendono ad accrescersi: le sabbie vi si
distendono sopra colle ghiaie, ogni onda che viene sposta ogni ciottolo
spingendolo avanti, ogni onda che va lo sposta riportandolo indietro, in modo
però che il primo tratto di cammino fatto è sempre maggiore del secondo: questi
ciottoli, spinti sempre per due opposti versi, perdono le loro forme
arrotondate per farsi piatti, e colle sabbie e colle ghiaie accrescono il
materiale della spiaggia.
La bella pianura ove si distende
ora la piccola e graziosa città di Sestri di ponente, in tempi non
lontanissimi, quando i Saraceni piombavan notturni sulle spiagge liguri a
devastar villaggi, rapir donne e menar gli uomini schiavi, tutta era seno di
mare; il paese che ora così leggiadramente siede alla marina, stava sul piede
del monte; quest'azione riproduttiva delle acque formò man mano, in tanti
straterelli sovrapposti, il bel piano, e la città si venne spostando e cingendo
d'orti e giardini: questo protendimento della spiaggia è qui tanto rapido, che
i vecchi del paese ricordano come nella loro fanciullezza la spiaggia finisse
là dove ora corre la ferrovia; oggi dalla ferrovia al mare vi è tanta spiaggia
ancora da starci sopra il popoloso cantiere. In fondo al Golfo della Spezia,
presso la città, la strada che circonda il golfo, fatta ora è circa una
quarantina d'anni, aveva il mare al suo piede; ed ora il mare ne è discosto
gran tratto.
Ognuno sa come, là dove i fiumi
sboccano in mare, si vengano formando i delta, e il fondo del mare si
vada agguagliando, per la distribuzione dei materiali trasportati dai fiumi.
Altre azioni notevoli si
compiono per tal modo su tal fatta di spiagge dalle acque del mare.
Ecco come, intorno a tale
argomento, si esprime il Collegno nel libro sopra menzionato, citando anche
testualmente alcuni periodi di un lavoro dell'ingegnere Elia Lombardini sul
sistema idraulico del Po:
«L'azione delle onde che è si
influente sulla dispersione delle materie trasportate dai fumi durante la loro
caduta, si esercita talvolta ancora sui depositi già formati. Nei mari di
piccola profondità ogni onda può muovere le sabbie del fondo, e dà loro una
superficie ondeggiata qual è quella di una pianura di sabbia esposta al vento.
Nei mari profondi l'azione dei fiotti non si fa sentire sul fondo, se non
laddove le spiagge sono esposte a venti impetuosi, ma quell'azione produce in
allora effetti più importanti. Le rive occidentali dell'Adriatico superiormente
alla Romagna sono esposte allo scirocco e più ancora al vento di levante; il
primo dei quali è dominante in quel golfo, mentre il secondo è assai più
violento e burrascoso. Mentre le acque dei fiumi continuano a portare al largo
mare le torbide che depongono in vicinanza della foce, questo agitato dai venti
esercita un'azione contraria in tutta la lunghezza della spiaggia, tendendo a
respingere le materie medesime verso di essa. La violenza delle onde del mare si
crede essere in certa proporzione colla profondità del medesimo e crescer con
essa; ma la loro propagazione sotto la superficie delle acque ha un limite,
oltre il quale il fondo del mare non vien mosso per qualsiasi tempesta. Vi ha
quindi un punto nel quale massima è l'azione del mare per sollevare le materie
del fondo, ed un altro pure vi ha più prossimo alla spiaggia, ove combinandosi
il decrescimento di una tale azione colla quantità delle materie già poste in
moto, massima deve essere la loro deposizione. Ivi perciò si vanno esse
accumulando e formano una specie di scanno o duna, la quale emergendo
successivamente dalla superficie del mare, viene ad alzarsi per l'aggiunta di
altre materie che questo vi trasporta, ed anche per la sola azione del vento. Queste
dune o si formano sul margine della terra ferma, oppure in distanza anche
notabile; ed il tratto di mare che in tal caso vi rimane interposto prende il
nome di Laguna. Tali sono le lagune venete fino a Chioggia e le valli di
Comacchio fra i porti di Volano e di Primaro, e tali erano un tempo anche le
lagune intermedie, in fondo alle quali sorgeva l'antichissima città d'Adria.
Delle dune per cui queste lagune erano separate dal mare, vedonsi anche oggidì
le tracce, quantunque poste nell'interno delle terre a considerabile distanza
da quello.
«Anche la marina che si estende
fra il Golfo della Spezia e il Montenero, nel corso di non moltissimi secoli è
stata colmata, prolungata ed alzata per un tratto non piccolo dai rigetti del
contiguo mare, e il padule di Stagno, il lago di Marimoli il lago di Porto
Beltrame, dentro a questa striscia di paese, sono residui del letto antico del
mare, i quali sono restati ostruiti e serrati alla loro foce, laonde poi hanno
mutato natura, e di seni di mare son divenuti laghi e paduli d'acqua dolce.
Nelle maremme toscane il monte Argentario, che, visto dal mare, si presenta
come un'isola, è unito alla terraferma da due linee di dune che racchiudono lo
stagno d'Orbitello. Lo stesso può dirsi del monte Circello, se non che lo
stagno interno vi è stato colmato quasi per intero e si è cambiato nelle Paludi
Pontine. Lo stesso fatto si osserva sopra una scala molto maggiore sulle
coste dell'Oceano dalle foci dell'Elba fino a quelle della Mosa, e difatto
l'Olanda intera è separata dall'Oceano da una striscia di dune, dietro le quali
il suolo è spesso a un livello inferiore a quello dell'alta marea.
«Le onde dell'Oceano hanno
talvolta la forza di rimuovere massi di pietre di più metri cubici; le dune
dunque vi possono essere composte anche di ciottoli molto più voluminosi che
non lo sono le sabbie delle dune del Veneto, o delle Paludi Pontine. Ciò
succede particolarmente dove l'Oceano è dominato da balze di rocce poco
resistenti, nelle quali però trovansi sparsi arnioni molto più solidi; tale si
è appunto la natura del suolo sulla riva del canale della marina, e di fatto vi
si vedono, invece di dune, accumulazioni di ciottoli che si distendono
parallelamente al mare. Il signor Elia di Beaumont ha dato il nome di cordone
litorale a queste accumulazioni di materie incoerenti, colle quali il mare
sembra aver tracciato i limiti della sua azione; giacchè vi sono differenze
essenziali fra i depositi che si formano nelle lagune interne e quelli più
estesi delle materie che dai fiumi vengono trasportate fino al mare. Le lagune
venete e le foci del Po e dell'Adige ci presentano un esempio di queste due
azioni, giacchè il corso di questi due fiumi si prolunga fino al di là del
cordone littorale che forma una curva regolare da Trieste sino a Rimini».
Quanta differenza fra le spiagge
marine nelle diverse plaghe della terra! Qui una fitta operosa popolazione,
porti gremiti di bastimenti, sicuri per disposizion naturale o per moli ben
costrutti, fari che da lungi chiamano il navigante smarrito nella tenebra,
concorso dei prodotti dei vari paesi e dei rappresentanti dei vari popoli. Là,
spiagge nude, desolate, riarse dal sole, scarsamente popolate di gente
selvaggia, imbelle, feroce. Più oltre, ghiacci, eterni ghiacci, ove si
contendon la vita esquimali, foche, ed orsi bianchi, e poi stormi di strani
uccelli, inetti al volo, con due piccoli moncherini in luogo d'ali e fatti pel
nuoto, poi nulla più, nissune vestigia, nessuna traccia di vita.
Ed un tratto al di là, forse,
proprio al polo, un ampio mare di nuovo, con relativamente mite temperatura, ed
acque sempre liquide, come l'avean sospettato gli Olandesi e lo hanno
dichiarato i Russi, come lo vide il dottor Kane, e come lo dimostrò colle vie
non fallaci della matematica, appunto prima di morire, il Plana.
Fu notato che le spiagge più
irregolari e frastagliate albergano una più operosa e perfettibile popolazione,
e le altre all'opposto. Invero, il signor Hartwig nel suo bellissimo libro
intorno al mare ed alle sue viventi meraviglie (The see and its living
wonders) nota come le frastagliate spiagge dell'Europa, colle sue grandi
isole, misurino 21,600
miglia, uguali alla circonferenza della terra, mentre le
spiagge uguali dell'Africa hanno appena la lunghezza di 14,000 miglia. Le
coste dell'America son lunghe a un dipresso 45,000 miglia, quelle
dell'Asia 40,000, mentre quelle dell'Australia e della Polinesia si possono
valutare a 16,000
miglia. Così le spiagge di tutte le terre vengono ad
avere a un dipresso la lunghezza di 136,000 miglia. Un
viaggiatore pedestre, camminando sempre, metterebbe venticinque anni a farne il
giro.
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