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III.
Se venissero a un tratto le
acque del mare a sparire, e noi potessimo rimanere a vedere il letto su cui
posavano, questo ci parrebbe come ora la terra asciutta, vario ed irregolare,
qui scavato in profonde valli e strette gole, là corso da una fila di montagne,
altrove irto di dirupi, altrove disteso in pianure.
Da qualche anno a questa parte,
per nobile impulso dato dallo americano sig. Maury, direttore dell'osservatorio
di Washington, ed autore del mirabile libro intorno alla geografia fisica del
mare, s'incominciò ad apprezzare l'importanza dello scandaglio, e furono prese
in molte parti diligenti misure della profondità marina. Tanto più dopo che il
Brooke venne, colla nuova sua foggia di scandaglio, a porgere una singolare
agevolezza a cosifatta operazione. Lo scandaglio di Brooke è fatto per modo,
che una palla da cannone, la quale precipita in mare tirando con sè la corda,
per una ingegnosa disposizione, toccato il fondo, si stacca, e il capo della
corda che torna su da quella profondità porta con sè, qualche piccola porzione
dei materiali che ha trovato laggiù, e viene così a dar pure un concetto della
natura del fondo. Nei trattati di geografia fisica pubblicati fino a questi
ultimi anni si dava sinora come la maggior profondità marina quella di ottomila
metri, e si diceva essere così la misura del mare nelle sue maggiori profondità
pari a quella della terra nelle sue maggiori altezze, essendo appunto a un
dipresso di otto mila metri l'altezza delle maggiori montagne. Fu trovata ora,
nel Pacifico, una profondità di quattordici mila metri.
Vannosi oggidì molto
diligentemente studiando le profondità dell'Atlantico. Fra Sierra Leona e il
Capo San Rocco il letto di questo mare, scendendo gradatamente dall'una e
dall'altra sponda, si avvalla in mezzo fin oltre a settemila metri. Andando
verso il nord il profondo letto sotto-marino si divide nella latitudine delle
Indie occidentali in due rami, uno dei quali corre parallelamente alle coste
d'Africa e d'Europa, mentre l'altro si spinge verso il banco di Terranova.
Questo altipiano ha come un gran precipizio dalla parte del sud, imperocchè
alla distanza di poche miglia si affonda a un tratto il mare a seimila metri.
Per quanto pare, la maggiore
profondità dell'Atlantico sta fra il 33° ed il 40° da latitudine nord, dove, se
non vi è stata nessuna causa d'errore nelle operazioni, si è trovata la
profondità di dieci e perfino di dodici mila metri.
Al nord dell'Atlantico, fra
l'Irlanda e Terranova, si distende una grande pianura, poco più profonda di
tremila metri.
Ma a che cosa giova, potrà forse
sclamare taluno, andar così diligentemente esplorando le varie profondità
marine? Quando sapete che vi è tanto fondo quanto basta onde un bastimento vi
possa navigar sopra senza pericolo, quale utilità può avere tutto questo vostro
lavoro?
Pur troppo, non sono pochi
ancora fra noi quelli che ragionano così, e vedrebbero di buon occhio una
legge, come vi è in China, la quale bandisse tutti gli studi non visibilmente
utili.
Se in sul finire del secolo
scorso si fosse venuto a dire a questi signori: — Badate; vi è un cotale, un
uomo pure non isprovveduto d'ingegno, che di tratto in tratto mette due lamine
metalliche sulla sua lingua, per vedere quale sensazione di sapore gliene
venga; quest'uomo passa il suo tempo a far tanti dischi di vari metalli, e li
pone gli uni sopra gli altri, sempre variandoli e provando e riprovando, e son
dieci anni che fa questo lavoro. — Quando si fosse detto ciò a taluno di quei
signori, esso avrebbe sclamato che quell'uomo perdeva poveramente il suo tempo.
Quell'uomo era Alessandro Volta,
e quel tempo in quel modo speso condusse alla più bella, alla più proficua,
alla più onorevole per l'ingegno umano delle moderne invenzioni, il telegrafo
elettro-magnetico.
Lasciate che l'uomo innamorato
del vero dia opera alle sue ricerche; ogni vero, oltre al bene che porta per se
stesso, non tarda poi a portare pure la sua applicazione.
Queste esplorazioni delle profondità
marine, oltre al vantaggio del farci meglio intendere le leggi delle correnti e
la ragion dei climi, hanno una importanza di somma e pratica utilità in questi
giorni, in cui il telegrafo elettrico, non contento di correre per le pianure e
valicare i monti, si caccia pure sotto ai mari, portando fra le più lontane
rive l'umano pensiero. Quella pianura fra l'Irlanda e Terranova ci dà speranza
che possa presto riprendersi con frutto il tentativo di telegrafia
transatlantica, tanto importante pel progresso dell'incivilimento.
Un'altra verità è venuta in luce
dalle esplorazioni delle profondità, e dalle prove ed applicazioni di
telegrafia elettrica-sottomarina: ed è che la vita esiste a profondità maggiori
che prima non si credesse. Si diceva, non è ancor molto tempo, che in breve
tratto si fa tanta la pressione delle acque marine da rendere impossibile la
vita: senza riflettere che noi pure viviamo in fondo ad un oceano aereo, con
molta pressione, cui pure siamo organizzati a sopportare.
A molte centinaia, ed anche a
migliaia di metri di profondità, sono stati trovati animali viventi.
Alcuni di questi muoiono portati
alla superficie, ed è notevole per questo riguardo una specie di stella di mare
del nord dell'Europa, che, portata su dal profondo, inevitabilmente si spezza
in tanti minuzzoli. Qualche inglese ha voluto dare a questo fatto un colore di
suicidio, mentre il suicidio è una proprietà esclusiva dell'uomo. Forse è la
differenza della pressione, forse l'azione della luce, come vediamo nel proteo
anguino che vive nelle acque di buie caverne sotterranee, e in varie specie,
d'insetti senz'occhi che vivono al buio, i quali, portati alla luce, in pochi
istanti perdono la vita.
Comparati cogli oceani, i mari
interni hanno profondità minori; la maggior profondità del Mediterraneo pare
essere di duemila metri, quella del mar Nero di mille metri, quella del Baltico
appena, in un punto solo, arriva ad oltrepassare di poco i dugento metri.
Quello che si sa intorno alle
profondità marine è assai poco a petto di quello che resta da sapere;
quest'ignoranza fa che non si può, nemmeno approssimativamente, calcolare la
profondità media dei mari, e non si può quindi neppure dire quale possa essere
a un dipresso la quantità dell'acqua marina su tutta la terra.
Kant ha calcolato che la
profondità media dei mari possa essere di un mezzo miglio geografico, e Keil di
un quarto di miglio. De la
Mettrie mette questa profondità a un dipresso a 400 metri, o poco più, e La Place la mette a dodici
miglia: quindi il primo fa stima che la quantità delle acque marine sommi in
tutto a 12,000,000 di miglia cubiche, e il secondo la valuta a 500,000,000.
Le quali cose, naturalmente,
valgono quanto dire che non se ne sa nulla.
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