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VI.
Una sterminata copia di animali
marini fa dei sali del mare un invoglio o un sostegno al suo molle corpo:
infiniti animalucci microscopici, od appena visibili ad occhio nudo, natanti
sul mare, hanno il corpo protetto da materia minerale, e le spoglie di questi
morti animaletti ricoprono in molte parti il fondo, formando spesso uno strato
di notabile altezza.
Tutti gli animali dalla
conchiglia operano così: essi prendono il carbonato di calce, la sostanza
stessa che costituisce il marmo, dalle acque marine, e lo dispongono sul loro
corpo in tanti straterelli, dando a questi le più varie forme e singolari
ripiegature, e allo strato più superficiale spesso i più vaghi colori, o una
mirabile levigatezza, o tante e diverse sorta di rugosità, scanalature,
solcature, punteggiature, lineature e granulosità. I mari più ricchi di sali
son quelli che hanno maggior copia di molluschi dalla conchiglia; i meno salsi
ne sono i più poveri; così il Mediterraneo ha gran copia e varietà di
cosiffatti molluschi, il Baltico ne ha pochi e colla conchiglia sottile, e
tutti i tentativi fatti per acclimare le ostriche in qual mare, per questa
ragione, non condussero a nulla.
Fra gli animali che più si
giovano del calcare sparso nelle acque marine, e ne fanno loro pro, sono
elegantissimi, e per molti riguardi sommamente importanti, i coralli.
Gli antichi Greci, innamorati di
queste belle forme animali, davano ad esse il poetico nome di Figlie del
mare; ma, invero, non sapevano che fossero animali; la disposizione
arborescente, lo espandersi di certe parti del loro corpo a mo' di corolle di
fiori, fecero considerare i coralli siccome piante, che, appena tratte fuori
dal mare, si convertissero in pietre. In sul principio dello scorso secolo un
giovane medico e naturalista francese, il Peyssonel, mandò all'Accademia di
Parigi uno scritto in cui dimostrava la natura animale dei coralli. Il Réaumur,
nel riferire intorno a questo scritto, siccome amico dell'autore, non volle
dire il nome di questo, onde non compromettere l'avvenire scientifico del
giovane, rivelandolo propugnatore di una così strana opinione. Poco dopo il
Trembley tolse ogni dubbio intorno alla natura animale dei coralli, ed Ellis,
Pallas e il nostro Cavolini misero in chiaro molte verità importanti della vita
di questi animali.
I primi navigatori che solcarono
l'Oceano Pacifico furono presi da grandissima maraviglia per la copia
sterminata di coralli che trovarono raccolti intorno alle isole, distesi lungo
le coste, sparsi in varii e sorprendenti modi per quel mare, e spesso disposti
in modo da rendere pericolosissima la navigazione.
Un grande cercine di coralli
cinge talora un'isola montuosa, a grande distanza da essa; fra l'isola e il
cercine dei polipi coralligeni giace una massa di acqua tranquilla; sul cercine
una bella vegetazione di palmizi, al di là le spume biancheggianti delle onde
che si vengono a frangere contro il cercine, poi la distesa sterminata dei
mari; così è Tahiti, così l'isola di Vanikoro, isola rinomata di rinomanza
funesta pel naufragio che vi ha fatto il La Pérouse.
Altrove il cercine corallino
serra strettamente l'isola senza guari spazio tra esso e la riva.
Lungo le coste dell'Australia,
ad una distanza dalla riva che varia fra cinque e dieci leghe, corre come una
barriera di coralli che è lunga oltre a trecento miglia.
Altre volte la disposizione dei
coralli è ben più notevole ancora; non si vede traccia d'isola, nè di qualsiasi
terra, ma solo un grande cercine corallino sporge dal mare; su questo cercine,
dalla parte di dentro, crescono talora le palme, specchiandosi nella tranquilla
laguna, e vegetano al piede varie umili pianticelle, fra cui, non raramente,
ronza un insetto, o splende volando al sole l'ala variopinta di una farfalla, o
corre un tratto, arrestandosi di colpo, una lucertola, mentre sulla parte di
fuori, flagellata dal mare, viene a raccogliere le ali dal lunghissimo volo un
qualche uccello marino.
Quando furono vedute migliaia di
cosiffatte formazioni nell'Oceano australe, facendo stima che il lavoro dei
polipi del corallo cominciasse dal fondo del mare, che è lì profondissimo, e
venissero questi così fino alla superficie, nacque il concetto di una
sterminata potenza di moltiplicarsi in questi animalucci, la quale avrebbe
dovuto in breve, nel giro di pochi secoli, portare i più gravi mutamenti alla
superficie della terra. Se questi animali, si è detto, proseguono con tale
alacrità a moltiplicarsi, non andrà molto che essi avranno riempiuto gran parte
delle profondità sottomarine; le acque così respinte verranno bel bello
rovesciandosi sulle terre, e quali ne verranno ricoperte, e gli uomini, gli
animali e le piante sommersi. Osservazioni più diligenti hanno dimostrato che
questi animaletti non possono vivere se non che a poca profondità sotto il
livello del mare, non oltre a quindici o venti metri; quindi si dileguò ogni
paura di danno da essi.
Rimaneva da spiegare in qual
modo si formino questi atolli, o cercini corallini colla laguna tranquilla in
mezzo. Vi fu chi suppose che i polipi sorgessero dal cercine di un vulcano
sottomarino; ma, oltre alla grande inverosimiglianza di una supposizione,
secondo la quale, in quei mari, avrebbero dovuto esservi parecchie migliaia di
vulcani sottomarini, tutti appunto della stessa altezza e con cercini in tutti
egualmente distanti dal livello del mare, con ciò non si spiegava la
disposizione di tutti gli altri banchi di corallo.
Il sig. Carlo Darwin,
naturalista di cui oggi, per altri studi ed altre meditazioni, si parla in
tutta Europa, trent'anni or sono faceva, col capitano Fitzroy, un viaggio di
circumnavigazione: giovandosi delle sue cognizioni intorno agli animali
inferiori marini, ed investigando diligentemente ogni circostanza riguardante
le isole Madreporiche, gli atolli, e tutto in generale quello che ha rapporto
colla vita degli animali del corallo, venne ad una spiegazione che dà ragione
di tutti i fatti osservati intorno a questi animali.
Il limite superiore della vita
dei polipai è il livello più basso del mare; essi muoiono all'aria ed al sole;
essi non lavoran mai nelle acque torbide nè nelle acque ferme, ma sì frammezzo
ai marosi. Il Darwin, studiando tutto ciò, venne in questa sentenza, che il fatto
più importante nella propagazione di questi animali in quei mari, il quale
governa e domina tutti gli altri, non vuol essere cercato negli animali stessi,
ma sì in certi sollevamenti ed abbassamenti lenti cui sopporta il terreno su
cui essi posano. Ammesso questo lento sollevamento e questo lento abbassamento
del terreno, tutto ciò che riguarda la vita e la disposizione e distribuzione
di questi polipi coralligeni si spiega con mirabile agevolezza.
Figuriamoci un'isola in quei
mari ove cosiffatti animali hanno loro dimora; essi cominceranno a fermarsi
sull'isola ed a propagarsi intorno intorno ad essa, a piccola profondità, ma a
tale distanza dalla riva che il rimbalzo de l'onda non li venga a disturbare
nei loro lavori; così verranno cingendo poco a poco l'isola di un cerchio di
corallo, il quale verrà fino all'altezza del livello più basso dell'acqua, e,
giunto a questo punto, non potrà oltre salire: allora gli animali comincieranno
a propagarsi e distendere la loro cerchia pietrosa orizzontalmente; ma allora,
contro a questa nova spiaggia di corallo, comincerà quell'azione delle onde che
abbiamo veduta esercitarsi sulle spiagge rocciose; una porzione della parete
pietrosa corallina cadrà infranta, e i frantumi di essa ricadranno sul banco
del corallo, e rotolati dalle onde finiranno per ridursi in sabbia; i vani si
riempiranno di questa sabbia, e ciò proseguirà fino a che il banco non sia
giunto a tale altezza cui non possan superare nè le onde nè la marea. Se, a
questo punto, l'isola si viene lentamente sollevando, i polipi muoiono, e le
parti centrali più elevate dell'isola si trovan cerchiate da una cintura di
rocce coralline. Se l'isola, invece di sollevarsi, scende, e finisce per
scomparire sotto il livello del mare, gli animali proseguono il loro lavoro, e
rimane solo il cercine coralligeno alla superficie, e si forma la laguna
dentro, dove era prima la terra.
Potrebbe taluno venire sclamando
che più d'ogni inverosimile supposizione è inverosimile questa, che un'isola si
vada lentamente abbassando e sollevando in mezzo al mare. Ma oggidì è cosa
troppo nota e volgare, che al di fuori di questi rapidi sollevamenti ed
abbassamenti di suolo che avvengono durante i terremoti e i vulcani, altri
abbassamenti e sollevamenti lentissimi ma incessanti, avvengono sovratutto in
prossimità del mare e nelle isole, in tutte le parti, diremmo, della terra.
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