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Michele Lessona
Il mare

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  • VII.
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VII.

 

L'uomo suol considerare la terra siccome immobile e il mare mobilissimo, ma, invero, la cosa procede altrimenti: il mare si tien sempre allo stesso punto, e la terra muta livello. Il Darwin osservò , nei mari del sud, certe vastissime regioni, parallele le une alle altre, le quali alternativamente si sollevano e si abbassano. La Nuova Olanda è una di queste regioni che si abbassano: questa singolar parte del mondo, che ha una fauna ed una flora tanto originali, è tutt'altro che nuova; è una vecchia prossima alla decrepitezza, cui lentissimamente vengono i flutti ingoiando.

Fin dal tempo di Celsius, gli abitatori delle coste orientali ed occidentali della Svezia eran convinti che l'acqua si andava discostando lentamente dalle loro spiagge. Celsius stesso fece investigazioni in proposito e confermò il fatto, mentre Leopoldo de Buch dimostrava primo come tutta la Svezia, ad eccezione di Schonen, al nord di Soelvitsbourg, si fosse lentamente sollevata dal seno del mare. Celsius diede perfino la misura di questo sollevamento, fermando la differenza a un metro per secolo, cosicchè, proseguendo per tal modo le cose, si può dire che fra qualche migliaio d'anni s'andrà a piedi da Stoccolma ad Abo. Scema questo sollevamento dal nord al sud, Schonen e Bornholm son due punti fissi, e invece al di la del Jutland, sensibilmente il suolo si affonda fino alle spiagge del Baltico in Prussia.

Il fenomeno di cui teniam discorso non è per nulla limitato alle regioni qui menzionate; imperocchè il celebre geologo Lyell ha dimostrato che tal cosa arriva pure lungo le rive orientali dell'America, e in molti luoghi fu riconosciuto anche in Europa. Quasi tutta la costa occidentale della Scozia e dell'Inghilterra presenta spesso, fino all'altezza di 160 metri, certe serie di banchi disposti a mo' di terrazzi, i quali contengono le stesse conchiglie che oggidì vivono nell'acqua marina, che bagna il piede di quella costa; a Moel-Frylane-Caernevonshire, questi banchi s'innalzano perfino all'altezza di pressochè 400 metri

Dopo un vano faticare, si dovette ridurre a pascolo il porto di Hithe, nel Kent, che una volta era uno dei migliori porti che si conoscessero.

Queste evidentissime prove di sollevamento del suolo scompaiono affatto alla parte più meridionale dell'Inghilterra, e incomincia invece un sensibile abbassamento.

Gli abitatori delle spiaggie dell'Olanda e dell'Alemagna lottano contro l'invasione delle acque come gli animaletti del corallo dei mari del Sud, e son costretti incessantemente ad ergere dighe su dighe. Nel 1240 la Frisia fu in parte ingoiata dall'Oceano, che ne fece scomparire una tratta di sei leghe. L'isola detta di Norstrand fu pure ingoiata, e non ne rimasero che i due isolotti, il Nordstrand e il Glevorm : così, gli isolotti che stanno lungo la spiaggia del mare del Nord, vanno poco a poco dileguandosi.

Nel 1277 il mare fece irruzione, e formò il Dollart e il Zuiderzee, e nel 1421 il Biesbosh. Nel 1532 la parte orientale del Ludheneland fu pur sommersa colla città di Borselen e di Remersvaled e parecchi villaggi. Nel 1658 l'isola di Orisant, al N. E. di Nordbeveland, andò incontro alla stessa sorte. Lungo tutta la costa orientale del Zutland l'abbassamento del suolo è dimostrato da foreste e campi sommersi. Ma esempi anche più singolari di lenti movimenti del suolo presentano le coste occidentali della Francia. Nel 1752 una nave inglese naufragò a Bourgneuf, presso la Rochelle, sovra un banco di ostriche; oggi il carcame di quella nave è in mezzo ad un campo coltivato, sette metri al disopra del livello del mare.

Una volta gli Olandesi sbarcavano il loro sale a porto Bahaud, che ora è discosto 300 metri dal mare. Olonne, che era un'isola, è ora congiunta alla terraferma per mezzo di praterie e paludi. La stessa cosa avviene a Marennes e ad Oléron, e se seguiamo lungo la spiaggia troveremo fatti analoghi sul Mediterraneo. San Luigi s'imbarcò nel 1248 ad Aigues-Mortes, che allora era un porto celebre; oggi la città è discosta una lega dal mare (Schleiden, opera citata).

Molte prove consimili si possono citare che dimostrino lo stesso fatto di lenti sollevamenti ed abbassamenti del suolo lungo le spiaggie del mare in Italia.

Il più celebre di tutti, quello che si trova menzionato e disegnato in tutti i libri di geologia, è il fatto delle tre colonne del tempio di Serapide a Pozzuoli, le quali colonne mostrano, ad una certa altezza, i segni del lavoro che ci han fatto sopra certi animaletti marini che scavano il sasso; ciò che prova che il terreno s'è abbassato, poi risollevato; e, cosa singolare, ora il terreno si va nuovamente risollevando, imperocchè il mare ha coperto un tratto del giardino dove, a memoria d'uomo, c'era terra asciutta e viti dai dolci grappoli.

Uno degli esempi più autentici di mutamenti di livello del suolo di cui stiamo parlando, ha osservato l'Alberto della Marmora presso Cagliari, tre chilometri lungi dal mare e cinquanta metri sopra le sue acque, ove esistono, ancora aderenti ali scogli, ostriche identiche a quelle delle spiagge attuali.

Vicino a queste ostriche vedonsi accumulazioni di altre conchiglie disposte assolutamente come quelle che sono rigettate dalle onde in riva al mare; in mezzo a queste conchiglie, più o meno in tante, quel geologo ha trovato frammenti di stoviglie di terra cotta, ed in particolare una palla grossa incirca come una mela, e forata come se vi fosse passata una corda; egli crede che questa palla abbia potuto servire ai pescatori dell'isola prima che conoscessero il piombo che attaccano oggi alle loro reti per tenerle a fondo, e difatto il contorno di quella palla è logorato come se avesse ruzzolato anni ed anni sul suolo. Questa circostanza dimostra in modo evidente che il sollevamento che ha portato quelle conchiglie alla loro altezza attuale è posteriore allo stabilimento dell'uomo in Sardegna.

In Sicilia Brocchi citava rupi calcaree sulle quali vedonsi, dieci metri fuori dell'acqua, buchi di litodomi e serpule aderenti alla roccia, come se ne vedono negli scogli bagnati oggi ancora dal mare.

Il monte Circeo è composto di una pietra calcarea bianca, di tessitura grossolana, la cui superficie è bucata vicino al mare da celle formate dal Mytilus litophagus, e che contengono talvolta pezzi di guscio di quei molluschi. Alla Grotta delle Capre, presso la Torre del Fico, la roccia è bucherata intorno alla apertura della spelonca sino all'altezza di ben tredici metri dall'attuale livello del mare. Questi fori veggonsi eziandio nella grossezza della volta della apertura medesima per quattro o cinque metri in dentro, ciò che fa conoscere che il mare giungeva a quell'altezza quando già esisteva la grotta.

Sono celebri poi le osservazioni fatte dal Saussure nella contea di Nizza, in un luogo detto Baussi-Rossi, su di uno scoglio calcareo che gli presentò, sessanta metri sopra il livello del mare, cavità identiche a quelle che le onde scavano al d'oggi al piede dello scoglio; egli ne conchiudeva che, o il mare era stato sessanta metri più alto, o lo scoglio sessanta metri più basso di quello che lo veggiamo oggi: e siccome le indicazioni dell'antico lido trovansi a Cagliari, al Capo Circeo, a Baussi-Rossi, ecc. a un'altezza diversa l'una dall'altra; e siccome molti altri luoghi sul Mediterraneo non presentano veruna traccia di cambiamento di livello relativo, così conviene adottare la seconda ipotesi del Saussure. Sarebbe impossibile d'altronde spiegare colla ipotesi della diminuzione delle acque, che dovrebbe essere necessariamente un fenomeno generale, come taluni punti della scorza solida del globo trovinsi oggi, relativamente al mare, più bassi di quello lo fossero nei tempi antichi.

A. Venezia, nel secolo decimosesto, certo maestro Angiolo Eremitano aveva già promulgata l'opinione d'un abbassamento generale del suolo della città; e dalla profondità del pavimento di alcune chiese, delle quali era nota l'epoca della fabbricazione, argomentava che il mare s'innalzi di un piede per ogni secolo. Verso il 1550 il pavimento della piazza di San Marco si trovò così inferiore al livello del mare, che fu d'uopo innalzarlo d'un piede, senza che ciò abbia tolto che essa fosse poi ancora di tratto in tratto inondata.

Il Donati poi scrive che nell'anno 1722 fu fatto in Venezia il pavimento della piazza di S. Marco superiore da un piede e mezzo in due al comune livello del mare. In occasione di tale lavoro fu escavato in alcuni luoghi della stessa piazza, ed alla profondità di cinque piedi ritrovossi un altro pavimento alla posizione delle acque da tre a tre piedi e mezzo sottoposto. Nell'isola di S. Giorgio, che fa parte di Venezia, vedonsi sotto il livello attuale dell'Adriatico resti d'un edificio romano che doveva un tempo superare il pelo dell'acqua.

Adria presenta pur essa delle prove che colà il suolo soggiacque a reale depressione; molto al disotto del livello attuale del suolo, e quindi al disotto eziandio del livello dell'Adriatico, poichè le acque salse occupano le paludi che circondano quella città, si sono rinvenute le vestigia d'un antico teatro. Comacchio ancora mostra un qualche abbassamento del suolo, essendosi le sue valli d'alquanto ampliate. Nel 1731 il Manfredini e lo Zendrini, chiamati a visitare la cattedrale di Ravenna ed altri luoghi, onde riparare ai danni che le acque spesso cagionavano ad essi, ebbero ad osservare che sotto al pavimento della chiesa predetta ne esistevano altri due, il più antico dei quali alla profondità di piedi quattro ed once sette; perlochè vedevasi che in altre epoche anteriori erasi dovuto innalzare il piano della medesima. Paragonando quindi il livello di quel più antico pavimento con quello del mare, preso nell'alta marea, si trovò essere questo superiore di un piede.

Il Manfredini poi credeva che il piano di quella chiesa doveva in origine essere elevato di quattro piedi e mezzo sopra il livello del mare, onde ne risulterebbe che quel tempio, edificato verso l'anno 400 dell'era cristiana, aveva dalla sua fondazione soggiaciuto ad una depressione di più di cinque piedi o un metro e sessanta centimetri. Nei lavori fatti pochi anni sono nel letto del fiume Ronco, si rinvenne l'acquidotto fabbricato da Traiano, e restaurato da Teodorico; il sommo degli archi di quell'acquidotto giaceva in fondo al fiume, coperto dalle sue acque, e si trovò inferiore al terreno adiacente di ben dodici palmi (2 metri, 50), il che, unito alla elevazione che doveva in origine avere quello acquidotto, prova che il terreno dei contorni di Ravenna ha subito una depressione notevolissima. Da Ravenna partiva una via consolare romana che, lungo il lido, conduceva a Rimini, e doveva essere stata costruita verso il principio dell'era volgare. Ora questa strada trovasi nelle paludi di Classe, non lungi da Ravenna, alcuni piedi al dissotto dell'attuale ordinario livello dell'Adriatico; e il Fantuzzi asserisce di aver egli stesso riconosciuta l'esistenza di questa antica strada, con gran sassi all'uso delle vie romane, ricoperta d'acqua e di terra sia nelle valli di Classe, sia nelle paludi di Cervia, quindici chilometri al sud-est di Ravenna. Anche a Rimini il suolo si è avvallato dopo la prima costruzione della città, giacchè il selciato delle antiche vie romane è quattro piedi più basso che l'attuale, mentre alcune contrade sono oggi appena superiori al livello del mare. Finalmente la Conca, città altre volte situata alla foce del Crustumaria, che scorre a un chilometro e mezzo di distanza dalla Cattolica, è già da alcuni secoli sommersa; e di essa nei tempi posteriori vedevasi appena, essendo il mare tranquillo, la sommità delle due torri. Ora a quindici chilometri al sud-est della Conca trovasi la città di Pesaro, della quale si hanno prove che il livello relativo col mare non sia cangiato dal tempo dell'impero romano, onde quel movimento di depressione del suolo, che si è esteso da Grado alla Cattolica, si sarebbe fermato tutto ad un tratto alla estremità del Delta del Po, giacchè Pesaro è fabbricato sul terreno subapennino. Anche all'estremità settentrionale di quel Delta troviamo, quindici chilometri al nord-est di Grado, quella sorgente del Timavo che mantiensi tuttora relativamente al mare allo stesso livello che gli fu assegnato dagli autori latini (Collegno, Elementi di geologia teorica e pratica).

Ma come va, si potrà domandare, che noi non ci avvediamo di questi mutamenti del suolo, mentre avvengono sotto i nostri piedi?

Badate, dice lo Schleiden, quanto più attentamente potete, alla lancetta d'un oriuolo, e non v'accorgerete che essa si mova, e pur sapete bene che si a move; così i movimenti del suolo che avvengono sotto i nostri piedi sono incessanti, ma noi non li possiamo avvertire, tanto son lenti.

 




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