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VIII.
Quanto si è detto nel capitolo
precedente fu per dimostrare come sia ragionevole la teoria del Darwin per
spiegare la formazione degli atolli, delle isole e dei banchi madreporici, e
tutto quello che riguarda la vita dei polipi coralligeni.
Questi animalucci hanno una
importanza assai grande nella economia generale del mare, quale in sulle prime
appena si potrebbe credere.
Il corallo, siccome abbiamo
detto, è carbonato calcare, il quale si trova disciolto nell'acqua del mare:
dall'acqua del mare che bagna il loro molle corpo, traggon questa sostanza quei
piccoli animali; quindi quest'acqua perdendo una porzione del materiale salino
che teneva disciolto, riman meno densa, e in questa condizione non fa più
contro l'acqua che le sta d'intorno una pressione pari a quella che quest'acqua
fa contro di essa: rotto l'equilibrio di queste reciproche pressioni nella
massa dell'acqua, deve seguire un movimento dell'acqua più densa verso la meno
densa, una vera corrente. Il Maury, esaminando questa quistione esclama: «A
qual somma può dessa ascendere questa quantità di materia solida per tal modo
giornalmente sottratta al mare? Trattasi forse di migliaia, oppure di milioni
di tonnellate? Nessuno lo sa; ma qualunque ne possa essere il peso, la sua
azione sul movimento delle acque è immediata, e così vediamo che questi
animaletti, sprovveduti di locomozione, e viventi una vita, per così dire,
vegetativa, mostrano tuttavia di possedere la potenza di smuovere la intera
massa degli oceani, dai poli all'equatore. Quale può essere la causa di quelle
singolari correnti che i naviganti trovano in mezzo al Pacifico, e tanto paiono
poderose quanto inesplicate? Non se ne vede il nascimento, e scompaiono in
mezzo ai mari. Certo i mutamenti di temperatura, la precipitazione del vapor
acqueo in pioggia, lo svaporamento dell'acqua liquida e l'aumento di salsedine
che gli tien dietro, son tutte cause che devon contribuire a quel fatto; ma non
vi contribuiranno pure quelle miriadi di polipi che noi osserviamo
incessantemente operosi nel mare»?
Certo, questa spiegazione va, e
non si può negare che ogni animale che sottrae al mare un po' del suo sale,
produca un movimento nella massa delle acque, e la sterminata quantità dei
polipi che per tal modo lavorano ci fa credere che essi debbano avere in questo
una parte non piccola. Ma è bene riflettere, che i polipi sopramenzionati
devono pure operare in altro modo non meno importante a promuovere correnti marine:
certe piccole appendici del loro corpo, denominate ciglia vibratili, sono in
continuo movimento per condurre acqua in essi: un tal movimento, moltiplicato
per la miriade sterminata di questi animalucci, non concorrerà esso pure alla
produzione della corrente insieme colla sottrazione della materia calcare?
Il Maury dà a questi animali la
significazione ed il valore di una forza compensatrice, atta a mantenere nelle
giuste proporzioni la costituzione delle acque salse. I fiumi portano
incessantemente al mare tutti i sali, cui hanno disciolto nel loro passaggio
attraverso le terre. Gli animali del mare pigliano questi sali e li riducono in
madrepore, coralli e conchiglie. E qui viene a mente la bella esclamazione del
chimico Dumas: «Non è desso uno spettacolo grandiosissimo quello che ci dà la
natura colla sublime semplicità de' suoi mezzi? L'acqua delle piogge, ricca
dell'acido carbonico atmosferico, cade sulle nostre colline calcari e
s'impadronisce del carbonato di calce che versa nei fiumi: questo, venuto nello
Oceano, è disperso regolarmente per via delle correnti, e, preso da tanti
microscopici animaletti, aggiunge una nuova impercettibile pietra allo edifizio
di quei nuovi imperi che si preparano per l'avvenire dell'umanità».
Gli scandagli portano quasi
sempre dalle maggiori profondità oceaniche certe piccole conchigline spettanti
ad animaletti minutissimi. Il fondo dell'Atlantico è coperto in gran parte
delle spoglie di questi morti animaletti, ed ogni plaga del fondo del mare ne
ha le sue particolari specie. Questi animaletti, secondo quello che pare, non
vivono che alla superficie, e solo quando son morti avviene che lentamente
discendano le loro spoglie in fondo al mare. Forse il maggior numero di queste
spoglie va a giacere molto lontano dal punto in cui l'animale è morto,
trasportato dalle correnti: forse dall'esame delle specie che vivono alla
superficie e delle spoglie che si trovan nel fondo, si può avere un indizio
della via che la corrente ha tenuto.
Tutte le cause sopramenzionate,
ed altre ancora, hanno senza dubbio un'azione sui movimenti così incessanti e
maravigliosamente regolari che si vedon nel mare, tanto alla superficie quanto
nel profondo; la diversa salsedine, la diversa temperatura, lo svaporamento, il
ritorno del vapore in pioggia che ricade sui mari, la pressione atmosferica, la
rotazione della terra, la varia disposizione delle spiagge e del fondo.
Nelle regioni equatoriali, lo
svaporamento dalla superficie del mare è incessante e copiosissimo; l'acqua che
svapora non porta con sè i sali, quindi, nell'acqua che resta, una maggior
salsedine, una tendenza di quest'acqua a discendere, e nello stesso tempo una
tendenza dell'acqua delle prossime latitudini dall'uno o dall'altro dei due
emisferi, ad accorrere verso l'equatore, e tanto più che le grandi pioggie che
cadono in quelle zone danno all'acqua della superficie, cadendo esse in
condizione di acque dolci, una salsedine molto minore, e quindi minor densità e
maggior leggerezza.
Il Maury, per dimostrare quello
che deve produrre la differenza della densità nelle acque dei mari per via del
diverso riscaldamento operato dai raggi del sole allo equatore ed ai poli, fa
il ragionamento seguente: Immaginiamo un globo solido che abbia le dimensioni
della terra e sia coperto da uno strato d'acqua, alto 400 metri, il quale abbia
una temperatura costante. La massa d'acqua, in tali condizioni, non avrebbe in
sè nissun movimento; ma supponiamo che la zona d'acqua compresa fra i tropici
venga ad un tratto a mutarsi in olio fino alla profondità di 200 metri, allora
evidentemente l'equilibrio sarebbe rotto, ed immediatamente si avvierebbe un
sistema di correnti e di controcorrenti, perchè l'olio scorrerebbe sulla
superficie verso i poli, e ne verrebbe a prendere il posto l'acqua che
affluirebbe verso l'equatore in condizione di corrente inferiore. Se supponiamo
che l'olio, giunto ai poli, torni a mutarsi in acqua, e che l'acqua
all'equatore torni a mutarsi in olio, il circolo fra queste estreme regioni
seguirà non mai interrotto. Quando poi questo globo girasse sul proprio asse da
levante a ponente, le correnti dirette verso il polo devierebbero a levante, e
quelle dirette verso l'equatore devierebbero a ponente. Infine supponiamo che
questo globo solido immaginario sia perfettamente simile alla crosta solida
terrestre, e vedremmo le correnti su di esso quali appunto le vediamo nei
nostri mari.
Per mettere in evidenza gli
effetti prodotti dalla differenza nella salsedine, il Maury si ferma a
considerare quello che avviene nei mari interni. Il mar Rosso, allungato,
stretto, senza piogge, senza tributo di fiumi, posto fra i paralleli di 13° e
di 30° di latitudine nord, corso nella calda stagione, dal maggio all'ottobre,
da venti asciutti e caldi, sopporta un enorme svaporamento: si calcola che ogni
anno esso perda, in forma di vapore, uno strato liquido di una superficie pari
alla sua e dello spessore di due metri e mezzo. Quest'acqua viene sottratta
dalla corrente superficiale che entra dallo stretto di Bab-el-Mandel, ove
venendo verso Suez scema sempre la salsedine. La maggior parte del sale
lasciato dallo svaporamento va verso il fondo, e in sulle prime si direbbe che,
una volta saturate quelle acque, il sale si debba raccogliere in cristalli;
invero ciò accade nel mar Morto, che è un mar chiuso; ma nel mar Rosso la cosa
non va così, perchè una corrente inferiore porta via quell'eccesso di sale. Lo
stesso fatto avviene nel Mediterraneo, ove allo stretto di Gibilterra v'ha una
corrente superficiale d'entrata delle acque marine, ed una corrente profonda di
uscita.
In molti modi fu riconosciuta la
esistenza e ad un tempo la direzione di queste correnti marine profonde;
sovente, la corda dello scandaglio continuò a procedere in una data direzione,
rompendosi se trattenuta, ciò che dimostra che una ignota profonda corrente la
spingeva.
I signori Walsh e Lee,
luogotenenti della marina americana, preso un grosso pezzo di legno,
v'aggiunsero sostanze pesanti per modo da farlo affondare, e, appesolo ad una
corda, lo lasciarono affondare a varie profondità, da 180 a 900 metri: per mezzo di
un galleggiante legato al capo superiore della corda lo tenevan a quella
profondità cui volevano, e provarono ad abbandonare il tutto in mare. «Fu
invero uno strano spettacolo, dice uno di quegli ufficiali, il vedere questo
galleggiante andare avanti a ritroso del vento e della corrente, colla velocità
media di un miglio, che un tratto giunse fino ad un miglio e tre quarti. I
marinai non sapevan trattenere i segni della loro meraviglia, e quasi veniva in
mente che un qualche mostro marino traesse così quel masso per la sua via».
I massi di ghiaccio natanti in
mare, che vengon dalle regioni polari, e s'affondano sei volte tanto quanta è
l'altezza cui sporgon fuori, spesso son così trascinati, a ritroso della
corrente superficiale, da una corrente inversa profonda.
Il capitano di uno dei due
bastimenti mandati dal governo americano in cerca di sir John Franklin
riferisce che un giorno, mentre questi due bastimenti, nel canale di
Wellington, trascinati da corde, penosamente e lentamente procedevano a ritroso
di una corrente superficiale diretta nel Sud, un masso di ghiaccio passò loro
accosto procedendo speditamente verso il Nord.
Un ufficiale inglese che
attraversava in barca lo stretto del Sund, all'ingresso del Baltico, si trovò
menato via rapidamente dalla corrente; egli mise allora una palla da cannone in
una secchia legata ad una corda, e lasciata scendere la secchia ad una certa
profondità, trovò rallentato molto il suo cammino; lasciata scendere la secchia
più profondamente, la barca finì per avviarsi in una direzione opposta a quella
della corrente superficiale.
Il signor de l'Aigle, capitano
del bastimento corsaro La
Phénix, nel 1712, dava la caccia ad una nave olandese
presso Ceuta; accostatosi alla nave verso il mezzo dello stretto, tra Tarifa e
Tangeri, la fece affondare a cannonate, e raccolse a bordo l'equipaggio. Pochi
giorni dopo, la nave affondata, che era carica di olii e di acquavite, tornò a
galla, ma presso la riva di Tangeri, vale a dire quattro leghe discosto dal
luogo dove era scomparsa, e in direzione opposta a quella della corrente
superficiale; evidentemente quella nave fu condotta lì dalla corrente
sottomarina che va dal Mediterraneo nell'Oceano. (P. P. Déhérain,
Annuaire scientifique, 1863. Articolo Les courants de la mer).
La direzione e la velocità delle correnti marine
superficiali molto bene si misurano col gittar che fanno in mare i navigatori
qua e colà, lungo le correnti, bottiglie ben chiuse, con dentro un biglietto
che segna esattamente il giorno, l'ora, il luogo in cui furono gittate.
In tutti gli atlanti di
geografia fisica si trova una carta ove son segnate le correnti marine, ed
un'occhiata su quella carta fa intendere molto meglio la disposizione, i
rapporti, il numero e la importanza di quelle correnti che non si possa fare
con molte parole.
Ragguardevolissima, e tale che
esercita una azione di sommo peso non solo pel riguardo della navigazione, ma
sì ancora per le condizioni fisiche, organiche e meteorologiche dei paesi più
civili e colti del mondo, è la grande corrente atlantica. Partendo dal mare
delle Indie questa corrente rade il Capo di Buona Speranza e segue le coste
dell'Africa sino all'equatore; poi attraversa l'Atlantico, e giungendo al Capo
San Rocco, segue le spiaggie del Golfo del Messico, e quelle degli Stati Uniti
dell'America settentrionale sino al banco di Terranuova, donde si dirige
all'est verso le coste dell'antico continente; una parte delle acque di quella
corrente ritorna poi al sud lungo le coste d'Africa per riunirsi verso l'equatore
alla corrente che viene dal Capo di Buona Speranza e ritornare quindi verso
l'America; l'altra parte delle acque giunge sulle coste occidentali dell'Europa
ove trasporta talvolta semi di piante americane.
Il Maury tante volte citato(Géographie physique de la mer. Traduzione
dall'inglese del signor Terquem) fa una splendida pittura di questo gran fiume
oceanico, il Gulfstream, la corrente del golfo, che dal mare delle
Antille gira lungo le spiagge del Messico, e poi attraversa l'Atlantico per
venire a lambire le piagge d'Europa. «È desso un fiume, dice quel grande
ingegno, che corre in mezzo all'Oceano senza che mai scemino per caldo, nè
straripino per piena le sue onde; è un fiume d'acqua calda che ha le sue rive e
il suo letto d'acqua fredda; nessun fiume è più maestoso nè più potente; più
rapido del Mississipì e del fiume delle Amazzoni, il suo volume è le mille
volte più grande di quello di questi due fiumi uniti insieme».
In mezzo a questo circolo della
corrente atlantica v'ha uno spazio d'acqua, limitato dal triangolo che fanno le
Azzorre, le Canarie, e le isole del Capo Verde, denominato mar di Sargasso: qui
galleggiano infinite piante marine, che spaventarono i compagni di Colombo, i
quali, solcando primi quel mare, si credettero giunti là all'ultimo confine del
mondo navigabile. Avviene qui quello che avviene in un recipiente qualsiasi
pieno d'acqua in moto circolare; i corpicciuoli natanti tendono a raccogliersi
nel mezzo.
L'Atlantico è un immenso bacino,
in cui pel moto circolatorio della corrente si vengono a raccogliere nel centro
le alghe natanti del mare di Sargasso. Che le correnti atlantiche movano
circolarmente, è dimostrato dalle bottiglie gittate in mare nel modo detto
sopra. Parecchie di queste bottiglie, lasciate cader sulle coste d'Africa, dopo
furono raccolte nella Manica e sulle spiaggie dell'Irlanda, reduci dal Golfo
del Messico.
Si può paragonare la linea
tenuta dal Gulfstream fino alle regioni polari ad un arco di grande circolo,
che è, come ognun sa, la via più corta sulla superficie di una sfera. La
posizione di questa linea muta lungo l'anno, oscillando fra i paralleli di 40°
e 46°, i quali limiti corrispondono ai mesi di marzo e di settembre. Questa
variazione è dovuta allo stringersi ed al dilatarsi delle acque poste al nord
ed al sud del Gulfstream.
Il Maury paragona questa
corrente ad un grande calorifero il quale abbia il suo centro nella zona
torrida. Arrivando alle spiagge d'Europa, le acque nella corrente si distendono
per molte migliaia di leghe quadrate, e danno all'atmosfera il loro calore. I
venti di ponente trasportan questo calore sul continente e sulle isole, che
devono ad esso la mitezza del loro clima. Si è per questa ragione che fa meno
freddo a Londra che non a Torino, che vegeta il mirto nella verde Irlanda in piena
terra come in Portogallo, che fiorì l'agave messicana sulle coste del
Devonshire e fanno frutti gli aranci in spalliera protetti appena da una
stuoia, e non gelan mai le acque degli stagni nelle isole Feroe.
Il Labrador e l'Inghilterra si trovano
nelle stesse condizioni di latitudine: al Labrador gli inverni son rigidissimi,
e stan spesso le acque gelate nei porti fino ai mesi di maggio e di giugno: in
Inghilterra gl'inverni son miti, e le acque nei porti non gelano: tutto ciò si
deve al Gulfstream. Supponiamo per un istante scomparso l'istmo di Panama, e
l'America meridionale diventata una grande isola; per lo stretto che terrebbe
il posto dell'antico istmo, le acque della corrente, invece di ritornare
nell'Atlantico, passerebbero direttamente nel Pacifico: il giorno in cui ciò
avvenisse, il clima dell'Inghilterra sarebbe pari a quello del Labrador, i
porti, donde movono ora tante navi a diffondere la civiltà nelle più remote
parti del mondo, sarebbero gelati buona parte dell'anno, e tutte si muterebbero
le condizioni fisiche e sociali di questo paese.
L'azione del Gulfstream si fa
sentire fino sulle spiagge nordiche dell'isola dello Spitzberg, dove il limite
delle nevi perpetue, invece di scendere fino al livello del mare, sta 200 metri più alto. Si è
questa azione che produce la differenza e il contrasto che si scorgono fra le
piaggie o fiordi verdeggianti del Fiumark svedese, e i nudi porti
all'est, che spettano ai Russi, e son fuori della direzione della corrente.
Il signor Elia Marcollé, in un
suo pregevole libretto intitolato Les Phénomènes de la mer, cita un
brano di uno scritto del signor Lallerstead, dove questo contrasto è espresso
nel modo seguente:
«Per dar ragione della brama
ardente che hanno i Russi di impadronirsi di quelle contrade, basta paragonare
i fiordi del Finmark coi possedimenti che essi hanno all'est del mare glaciale.
Questi ultimi, cinti di ghiaccio fino al mese di maggio, non concedono nessun
sviluppo nè all'industria, nè alla navigazione. Invece, sulle rive del Finmark
della Norvegia il mare porta il calore delle correnti meridionali, per cui i
porti sempre son sgombri ed aperti alla attività dei traffici. È un singolare
fenomeno questo, che mette quelle eccezionali contrade dell'Oceano glaciale
nelle condizioni delle rive del Mediterraneo. Mentre, poco discosto, verso
l'est, i Russi trovano gelato il mercurio nei loro termometri, le spiagge del
Finmark sono in una temperatura che rammenta quella degli inverni dell'Europa
centrale. La spiaggia russa, nuda e diserta, non dà nè vitto, nè ricovero; i
golfi della Norvegia sono cinti di foreste verdeggianti, cui tengono dietro
ridenti vallate, ricche di una lussureggiante vegetazione».
Il colore, la temperatura, la
densità, il livello del Gulfstream, tutto è diverso, notevolmente diverso,
dall'acqua che gli sta dintorno, e semi di varie piante, siccome già abbiamo
detto, e varie sorta di animali, e gran copia di legnami, ed altri materiali
vengono portati spesso su lontanissime spiagge, dalla grande corrente.
Il Gulfstream fu scoperto nel
1519 da Alamina, al suo ritorno dal Messico per lo stretto di Bemini; ma non è
che in sul finire dello scorso secolo che fu ben conosciuto il suo corso, per
modo da poter far servire questa cognizione a ben rettificare la posizione dei
bastimenti coll'accorciare i tragitti. L'iniziativa fu presa da Franklin.
Mentre egli era a Londra nel 1770, i commercianti di Provvidenza (Rhode-Jsland)
domandarono con una petizione collettiva che i bastimenti fossero diretti al
loro porto in luogo di andare a Boston, fondandosi su ciò, che i bastimenti che
andavano a Boston impiegavano in generale, nel loro tragitto, quindici giorni
di più che non quelli che da Londra andavano a Provvidenza, benchè sia minore
la distanza. Franklin, richiesto intorno a ciò, ne richiese alla sua volta un
baleniero di Wantuket, il quale gli spiegò una tale anomalia dimostrandogli
come i capitani di Rhode-Jsland avessero cognizione della corrente, di cui
gl'Inglesi non sapevano nulla. I primi si tenevano discosti dalla corrente, mentre
gli altri, andandovi inconsciamente in mezzo, avevano ritardato il loro cammino
di circa 70 miglia
al giorno.
Una corrente costante entra
dall'Atlantico nel Mediterraneo, segue le coste settentrionali dell'Africa,
quindi si volge al nord fra l'isola di Cipro e la Caramania; una corrente
più veloce entra costantemente dal mar Nero nel Mediterraneo pei Dardanelli, e
seguendo poi le coste meridionali dell'Europa, entra nell'Adriatico, ove rade la Dalmazia e l'Istria fino
a Trieste; quindi si ripiega verso Venezia, e radendo le coste d'Italia sino
alla Puglia, ritorna al Mediterraneo. Lungo le coste della Toscana la corrente
va dal sud al nord, e raccolgono talvolta al Capo Argentaro e a Livorno pezzi
di pomice venuti dalle coste del regno di Napoli. A Genova i bastimenti che
escono dal porto senza vento sono in breve trascinati dalla corrente in faccia
a Sestri di Ponente, ed un buon piroscafo che vada da quella città al Golfo
della Spezia con mare tranquillo mette cinque ore all'andata e quattro ore al ritorno,
per via della corrente.
Nel mar Pacifico un'immensa
corrente che scende dal polo antartico verso l'equatore, sotto il meridiano di
160° all'ovest di Parigi, si piega un po' prima di giungere al tropico del
Capricorno, e va ad imbattersi contro le coste del Chili, che segue poi fino al
Perù e alle isole Gallapagos, ove piega all'ovest per seguire l'equatore fino
alle coste dell'Asia.
Gli effetti di questa corrente
polare sulle coste occidentali dell'America sono opposti a quelli che produce
in Europa la corrente del golfo del Messico. Sulle coste del Perù la
temperatura di quella corrente è di sei gradi minore ancora di quella del mare
che attraversa, e nelle isole Gallapagos il capitano Fitzray ha trovato che da
un lato d'una isola, bagnato dalla corrente, la temperatura del mare era di
quindici gradi e mezzo, mentre dall'altro lato dell'isola non esposto a questa
causa di freddo, le acque erano a più di ventisei gradi.
Le carte oceaniche fatte sotto
la direzione del Maury segnano il corso e la temperatura delle correnti marine,
e danno ragguagli singolari intorno ai confini della dimora delle balene:
secondo questo segnalatissimo investigatore dei fenomeni della fisica
terrestre, le correnti del Mare procedono con tanta regolarità nella massa
delle acque, quanta è la regolarità con cui procedono nel corpo dell'uomo le
correnti del sangue.
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