|
IX.
Un altro movimento, mirabile
anch'esso per la sua regolarità, pei suoi effetti, hanno pure le acque del
mare.
L'abitatore delle spiagge dell'Oceano,
sovratutto in certe parti, come per esempio in Francia a S. Malò, vede con
alterna vicenda incessantemente il mare discostarsi dalla sponda, poi far
ritorno ad essa mormorando, vede incessantemente con alterna vicenda veleggiare
i bastimenti dove era prima un vasto piano di scoperta sabbia, e sparir le
acque per lasciar nuovamente la sabbia allo scoperto; e i recessi del mare, le
alghe variopinte, gli animali dalle varie forme, alternamente svelarsi e
celarsi ai suoi occhi.
Ognuno conosce queste regolari e
periodiche oscillazioni dell'Oceano che si chiaman maree, ognuno sa che esse,
prodotte dall'attrazione del sole e della luna, ci fan vedere un singolare
effetto della azione dei corpi celesti sul nostro globo.
Ogni giorno le acque del mare
s'innalzano e si abbassano due volte fra due consecutivi ritorni della luna al
meridiano; si chiama flusso il movimento di ascensione, quello che un nostro
poeta chiamò un palpito della terra verso la luna, riflusso il movimento
opposto.
È così stretto, intimo,
evidente, il rapporto fra il flusso e il riflusso del mare e i movimenti
lunari, che se ne trova fatto cenno ripetutamente fin dalla greca antichità.
Plutarco riferisce che Pitea di Marsiglia, quel gran viaggiatore che si spinse
verso il nord fino all'ultima Tule, e visse al tempo di Alessandro Magno, ha
detto apertamente che la luna ha una azione sulle maree. Aristotele manifestò
la stessa opinione, e ciò pure hanno detto Cesare, Strabone e Plinio.
Il primo che da questo concetto
incerto di una azione della luna sul mare siasi innalzato al concetto fecondo
di una attrazione è stato Keplero: questo concetto doveva poi venire svolto e
portato a tanta altezza da superare ogni più nobile operato dell'umana mente
dal Newton, colla dimostrazione dell'attrazione universale. Mac Leaurin,
Bernouilli, Eulero, La Place,
Whewell, hanno poi portato le cognizioni intorno a questo fenomeno tant'alto
quanto si potesse desiderare, ed è ora cosa in vero splendidamente onorevole
per lo umano ingegno questo predire le ore e i minuti della marea, per
settimane, mesi ed anni avvenire.
Così il navigatore fugge in
tempo da quelle spiagge ove in certe epoche la marea può tornar pericolosa,
sovratutto se al movimento regolare e consueto del mare si possa aggiungere la
furia di venti impreveduti, e il fatto, spoglio di ogni paura che l'ignoranza
suole incutere nelle menti, aspettato e prevenuto, prova una volta di più
quanta sia la potenza della mente umana nell'investigare i fenomeni della
natura, e trovare modo di farne suo pro e scansarne i danni.
Nel Mediterraneo le maree son
poco visibili, ma non del tutto assenti: l'ampiezza dell'oscillazione dovuta
alla marea, a Genova, è a un dipresso di trenta centimetri; a Venezia (Collegno, opera citata) la
differenza fra la bassa e l'alta marea nei novilunii e pleniluni varia dai
sessanta ai novanta centimetri, secondo le epoche dell'anno, ed ha la sua
maggiore elevatezza verso il solstizio di inverno nel quale, se concorrano
eziandio, a sostenere le acque, le burrasche prodotte dai venti australi, la
marea ascende in qualche straordinario caso fino a due e più metri, ed allora
alcune strade e piazze della città di Venezia ne sono inondate. Nell'alta marea
non emergendo dal livello delle acque che le isolette ed il litorale, ovunque
si volga lo sguardo intorno a Venezia si presentano in mezzo alle acque
prospettive simili a quelle che offrirebbe un arcipelago sparso d'isole abitate
e coltivate; ma il riflusso tutto cangia d'aspetto; emergono i fondi melmosi
che prima erano coperti e sopravanzano da cinque a sei decimetri il livello
della bassa marea, dimodochè si vengono amplissimi spazi di alluvione tramezzo
ai canali che restano sempre pieni d'acqua e che corrono in varie direzioni ai
porti o bocche che comunicano al mare.
Nello Euripo, quello stretto che
separa l'Eubea od isola di Negroponte dal continente, il movimento della marea
è molto visibile, e fu osservato a lungo da Aristotele, che si torturò
l'ingegno a cercarne una spiegazione.
La marea totale nell'Oceano è di
pochi decimetri nelle isole del mar Pacifico; ma dove le coste sono
addentellate e in fondo a certi golfi la marea oltrepassa i dieci e i venti
metri; s'innalza sedici metri a San Malò nella Manica, ventidue metri nella
baia di Fundy sulle coste della Nuova-Scozia.
In certi stretti angusti e
tortuosi, in certi intricati canali framezzo a continenti ed isole dalle
spiaggie frastagliate e rocciose, spesso vengono ad incontrarsi movimenti di
maree da opposte direzioni, e ne segue un giro vorticoso d'acqua più o meno
pericoloso. Uno di questi vortici, celebre nella istoria e nella poesia,
abbenchè per se stesso insignificante, è quello presso Cariddi, che diede tanto
pensiero ad Ulisse nel suo passaggio attraverso lo stretto di Messina; ora non
fa paura al più inesperto e rozzo pescatore.
Un vortice veramente pauroso,
non per le finzioni dei poeti, ma per la reale sua ampiezza, si è il Maëlstrom,
sulle coste della Norvegia al 68° di latitudine, presso l'isola di Moskoe, da
cui prende pure il nome di Moskoerstrom. Esso ha il diametro di quattro miglia
geografiche, e, come il Niagara, si fa sentire discosto molte miglia.
Il Ramus fa del Maëlstrom una
descrizione spaventosa, e dice che nel 1645 esso infuriò tanto da minacciar le
case dell'isola di Moskoe. Dice ancora che frequentemente le balene s'accostano
a quel vortice, e, malgrado la forza loro gigantesca, son tratte dentro dalla
violenza di esso, e disgraziatamente soggiunge che è impossibile dire i loro
gridi nella lotta impotente per salvarsi. Certo è impossibile, perchè non hanno
voce.
Secondo i più recenti
viaggiatori, e segnatamente il celebre geologo Leopoldo De Buch, il Maëlstrom
non è tanto terribile quanto l'hanno fatto Ramus ed altri amici del
maraviglioso; per modo che, fuori dei giorni di burrasca e delle epoche delle
grandi maree, i grossi bastimenti vi posson passare sopra senza pericolo.
Si dice anzi che i pescatori
della Norvegia si radunino frequentemente sul Maëlstrom, ove è gran copia di
pesci fra le torbide acque, e vadan pescando senza paura, mentre il vortice move
in giro le loro barche (Hartwig, opera
citata).
Il signor Edgardo Poe trasse dal
Maëlstrom argomento ad uno dei suoi più stupendamente paurosi racconti.
La marea, così formidabile
talora lungo le spiagge dei mari del Nord, siccome appena percettibile nel
Mediterraneo, secondo quello che abbiamo detto, fu per molto tempo un fenomeno
a un dipresso ignoto alla greca e romana antichità.
I Fenici, quei grandi
commercianti, che nei primi periodi della storia visitarono le isole
britanniche e veleggiarono nell'Oceano Indiano, certo hanno avuto qualche
contezza della marea; ai Greci questo fenomeno fu prontamente rivelato pel
viaggio di Coleo, navigatore di Samo, il quale, secondo Erodoto, fu spinto da
una burrasca al di là delle colonne d'Ercole nell'aperto Atlantico, seicento
anni avanti Cristo. Settant'anni dopo questa involontaria scoperta, i Focesi di
Massilia o Marsiglia si avventurarono primi sulle tracce di Coleo, per scopo di
traffico con Tartesso, la moderna Cadice, e d'allora in poi rimasero in costante
rapporto commerciale con questa antica colonia fenicia.
Con quanta attenzione avranno i
contemporanei ascoltato quella gente che veniva a fare a casa il racconto
sorprendente del continuo sollevarsi ed abbassarsi del mare! Certo quei
narratori furono ascoltati con attenzione pari a quella con cui gli avi nostri
hanno ascoltato i primi viaggiatori artici che son venuti a narrare dei ghiacci
natanti sulle buie acque delle notti polari.
Cinque secoli prima dell'êra
volgare, era adunque noto ai Marsigliesi il fenomeno della marea; ma in quei
tempi il commercio era scarso e pochi i rapporti internazionali, per cui molto
lentamente si trasmettevano le notizie: non fu quindi se non che all'epoca
delle conquiste di Alessandro, il quale aperse il mar Rosso e il golfo Persico
al commercio della Grecia, che questo imponente fenomeno del mare incominciò ad
attirarsi l'attenzione dei filosofi e dei naturalisti.
|