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XI
La greca mitologia,
rappresentando Eolo re dei venti che a sua posta sprigionava a correr sui viari
o rinserrava i suoi sudditi, espresse una credenza di quell'epoca. E quando il
Tasso dice che Zefiro tace nelle sue caverne, non adopera già il linguaggio
della poesia, ma sì quello che al tempo suo era stimato il linguaggio della
verità.
S'è creduto per un lunghissimo
tratto di tempo che i venti fossero una qualche cosa di distinto e di diverso
dall'aria; che uscissero di sotterra per le caverne, o per le bocche dei
vulcani, corressero il mondo ora brezze e zefiri leggeri, ora furiosi uragani,
poi si rintanassero. Un fatto che dava peso a questa credenza si è che
all'entratura delle caverne, nelle strette gole delle montagne, c'è sempre un
mover di vento o per un verso o per l'altro, e c'è pur sempre un gran mover di
vento intorno ai vulcani.
Facciamo questa prova:
supponiamo due stanze, una vicina all'altra, tutte e due ugualmente larghe,
tutte e due ugualmente lunghe, in una parola, di uguale capacità; queste due
stanze sono separate da una porta chiusa; perchè la prova riesca più evidente,
facciamo che questa porta sia piuttosto alta, anzi facciamola alta fin presso
al soffitto. Supponiamo che sia d'inverno, un inverno di Torino, onde la cosa
meglio riesca evidente. La porta è chiusa, siccome abbiamo detto, e la
temperatura è pari in tutte e due le stanze, non essendovi fuoco acceso nè
nell'una nè nell'altra. Ora in una delle due facciamo un buon fuoco e portiamo
molto alta la temperatura, poi apriamo la porta; l'aria della stanza calda,
rarefatta dal calore, non farà contro l'aria della stanza fredda una pressione
pari a quella che l'aria della stanza fredda fa contro l'aria della stanza
calda; inoltre l'aria rarefatta della stanza calda è più rarefatta in basso che
non in alto, perchè il fuoco noi l'abbiamo acceso presso il pavimento e non
presso il soffitto; quindi dalla stanza fredda in basso vi sarà un'onda,
diremmo così, di aria fredda che si precipita nella stanza calda; e quindi un
discendere nella stessa stanza d'una porzione d'aria dall'alto in basso, e
dalla stanza calda, per dissopra, vi sarà una corrente verso la stanza fredda,
ad occupare lo spazio abbandonato dall'aria che discende.
Dunque, circolo d'aria fra le
due stanze, un vento in basso, dalla stanza fredda alla calda, in alto un vento
dalla stanza calda alla fredda, a mezzo pochissimo movimento d'aria: per provar
la direzione di queste correnti, si ponga una candela accesa sulla porta in
basso, una in alto, una a mezzo; la fiamma della prima sarà volta dalla stanza
fredda alla calda, quella della seconda dalla stanza calda alla fredda, quella
di mezzo oscillerà senza volgersi guari più per un verso che per l'altro, prova
certa della direzione delle correnti nel modo detto.
Si mettan accosto due tavolati,
o a meglio dire, due lastre metalliche, una fredda, l'altra rovente; si metta
sopra il punto in cui le lastre si vengono a toccare, un corpicciuolo leggiero,
una piuma appesa ad un filo, e si vedrà la direzione del corpicciuolo lasciar
la verticale, ed inclinarsi verso la lastra calda: si raffreddi la lastra calda
e si riscaldi la fredda, e il corpicciuolo volgerà in senso opposto, perchè la
lastra riscaldata riscalda l'aria che vi sta sopra, questa riscaldata si
innalza, come l'acqua riscaldata per dissotto s'innalza nella pentola, e l'aria
accosto, più fredda e più densa, rotto, come per le correnti marine,
l'equilibrio delle pressioni, accorre al posto della rarefatta e calda.
In riva al mare, l'estate, v'è
sempre un po' di brezza, il giorno dal mare alla terra, la notte dalla terra al
mare; perchè di giorno è più calda la superficie terrestre e l'aria che vi sta
sopra, di notte è più calda, coll'aria che vi sta sopra, la supeficie marina; e
in ambi i casi un ricambio d'aria fra le due superficie, una corrente, un
vento. Lo stesso ricambio avviene fra le vallate delle montagne e le aperte
pianure; fra la pianura di Torino e la valle di Susa, fra la pianura del
Canavese e la valle di Aosta; onde c'è tanto vento a Rivoli e ad Ivrea.
L'aria esterna è a un dipresso
sempre o un po' più calda o un po' più fredda dell'aria che è nelle caverne;
quindi un ricambio continuo d'aria fra le caverne e l'esterno, che entra od
esce, molto sensibile all'apertura, ciò che ha fatto credere che i venti
scaturissero dalle caverne.
C'è un gran mover d'aria intorno
ai vulcani, non perchè ne scaturiscano propriamente i venti, ma perchè talora
dai crateri aperti vengon fuori varie sorta di materie aereiformi che non sono
aria atmosferica, oppure il calore del vulcano in eruzione riscalda l'aria
soprastante e promuove un accorrere dell'aria circostante, che allora ha una
direzione non dal vulcano allo intorno, ma bensì dallo intorno verso il
vulcano.
Ove si consideri l'intera terra,
e si tenga conto dell'azione diversa che hanno nelle varie sue parti i raggi
del sole, si può molto bene intendere come, per questa diversa azione, pel
vario grado di riscaldamento delle varie plaghe terrestri, si possano originare
i venti.
La zona torrida è, come ognun
sa, la plaga della terra cui più intensamente riscalda il sole; qui adunque
l'aria rarefatta deve tendere continuamente ad innalzarsi, e deve quindi
accorrere l'aria dalle circostanti regioni dei due emisferi; la stessa cosa è
per le correnti aeree, come per le correnti marine: e qui pure avviene che il
moto di rotazione della terra sul proprio asse faccia che apparentemente la
corrente aerea devii tanto nell'uno quanto nell'altro emisfero, e sembri vento
di est o di ovest quello che, ove questa rotazione non fosse, sarebbe vento di
nord o di sud. La disposizione dei mari e della terra, la condizione di questa,
qui nuda, arida e sabbiosa, là ubertosa di ricca vegetazione, coperta di
foreste e corsa da fiumi, sparsa di laghi, l'altezza e la direzione delle
catene montuose, le scariche elettriche delle nubi, son tante circostanze che
devono avere un'azione, e l'hanno, sulla direzione dei venti. Conosciute queste
cause, s'intende come certi tratti di mare debbano essere corsi sempre da venti
violentissimi, ed altri sempre in calma; come certi venti debbano spirare
regolarmente in certe direzioni, quei venti che spinsero prima le navi di
Colombo alle Americhe, e condussero quelle di Magellano attraverso le
sterminate solitudini del Pacifico.
Corre la più stretta analogia
fra le correnti dell'atmosfera e quelle del mare, in tutto: siccome si è veduto
sopra che due correnti marine incontrandosi formano un vortice che tira giù gli
oggetti che vi vengono accosto, così dall'incontro sul mare di due correnti
aeree risulta un vortice all'insù, che porta una colonna d'acqua ascendente
verso le nubi.
Il sole solleva in vapore le acque
del mare; il sole move le correnti dell'aria, le quali portano il -vapore
acqueo discosto; questo ora ricade in pioggia sul mare, ora va sulla terra,
pioggia ancora, o rugiada, o grandine, o brina, o neve, per tornare poi bel
bello nel mare.
Il sole non ci dà soltanto il
suo calore, ma si opera e regola i movimenti dell'aria e del mare.
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