Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Maria Antonietta alias Marchesa Colombi Torrioni Torelli-Violli
Prima morire

IntraText CT - Lettura del testo

  • XVI.   Massimo Malvezzi ad Augusto
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

XVI.

 

Massimo Malvezzi ad Augusto

 

Caro maestro. Vedi a che cosa si riducono tutti i miei sogni di riposo e di vita in famiglia? Mi credi a Regoledo, e ti scrivo da Genova.

Ieri un'ora dopo averti accompagnato al battello, ricevetti un telegramma dal mio agente di cambio, che mi richiamava immediatamente a Milano; ed arrivando a Milano colla seconda corsa, lo trovai che mi aspettava allo scalo per comunicarmi delle notizie le quali mi hanno obbligato a partire per Genova senza neppure entrare in città.

È la sorte degli uomini d'affari. Lavoriamo per la nostra famiglia e siamo costretti a viverne lontani, a trascurarla, come se non le fossimo affezionati.

Mi rincresce per la povera Evelina, che s’annoierà chissà quanto lassù a Regoledo sola. Avevo fatto il mio piano di restare con lei otto giorni, e poi di andarci due volte alla settimana per tutta l'estate; e ad un tratto sono obbligato ad abbandonarla, a mancarle di parola.

È tanto avvezza ad essere lasciata sola quando meno se lo aspetta, che non si lagnava neppure di vedermi partire improvvisamente. Ma aveva quella sua aria di rassegnazione dispettosa, che mi affligge come un rimprovero, tanto più crudele perchè sento di non meritarlo, e tuttavia capisco che lei ha ragione di farmelo; deve annoiarsi mortalmente.

M’aveva raccomandato di mandarle almeno della musica per occupare le sue giornate. Ma te l’ho detto, non ho potuto entrare in città, e non le ho mandato nulla, ed è per questo che ti scrivo.

Giacchè sei tanto vicino di casa, puoi farmi il favore di passare tu stesso alla nostra porta, di farti dare la chiave dal portinaio che ti conosce, e di salire a fare una scelta nella musica dell’Evelina e poi mandargliela per posta. Se ti fosse possibile di portargliela tu, sarebbe meglio. La piccina ci guadagnerebbe una lezione, e mia moglie una sorpresa che la distrarrebbe un poco. Io mi rassegno meglio ad essere lontano da lei, quando so che sta bene e si diverte.

Per fortuna ha tanto ingegno, tanta coltura, tante risorse nel suo spirito, che le rendono meno penoso l’isolamento, e la preservano dai tanti pericoli a cui potrebbe condurla la noia, che è sempre una cattiva consigliera.

Tuttavia vi sono de' giorni in cui sono fortemente tentato di ritirarmi dagli affari per occuparmi di lei esclusivamente. È una donna espansiva un po’ romantica, giovane; avrebbe bisogno d’un marito galantesai, quello dal jabot — che le facesse la corte e le recitasse dei madrigali.

Ed invece le è toccato un uomo d’affari, colla testa piena di numeri. E le donne anche le più intelligenti non apprezzano il successo negli affari; ai loro occhi è una trivialità, qualche cosa di «borghese», inferiore a qualunque altra occupazione. Esse, che spendono tanto denaro, mettono una specie di dignità nel disprezzarne le origini e nell'ignorare da dove viene. Preferiscono un bellimbusto che passi la vita a non far nulla, purchè si occupi direttamente di loro, ad un galantuomo che si consuma per procurare alla sposa tutto il lusso e tutta l’agiatezza che desidera.

Portale molta musica; che possa almeno ingannare la noia esaltandosi nell'arte. È il solo punto in cui credo di non essere inferiore a lei, e di potermi elevare alle sue altezze ideali. Ho sempre adorata la musica, ed ho imparato a suonare il violino con un entusiasmo appassionato. Quando sarò riuscito a mettermi in riposo, lo riprenderò, e sentirai che non sono un cattivo esecutore. Allora faremo dei piccoli concerti. Non per gli idioti che ciarlano mentre si suona, e vengono a sentirci soltanto in grazia dei gelati che interrompono il concerto; ma per noi, iniziati ai misteri della musica; per noi intelligenti, e vedrai che non sarò indegno d'accompagnare l’Evelina ed anche te col mio vecchio archetto.

Ma anche quest'unica passione della musica ora non ho tempo di coltivarla, e debbo accontentarmi di ammirare quello che fanno gli altri. Te specialmente. Sai che quelle frasi della tua opera, così drammatica, seria, giovanilmente inspirata e maturamente composta, non mi sono più uscite dalla mente?

Ne ho parlato al Ricordi che è un editore intelligente, ed apprezza ed appoggia i giovani d’ingegno. Ne ho parlato all'impresario che ha l'appalto della Scala pel prossimo inverno, e spero molto. Forse dovrai fare delle spese, dei sacrifici, ma non importa, li farai. Una volta conosciuto, sarai compensato di tutto. Avrai un trionfo, vedrai; io ne sono sicuro, lo sento.

Non è tutto prosa sai, nel mio cuore da banchiere. Sento l’amicizia potentemente, sento tante belle e buone cose, che non sono registrate nel mio libro mastro. Ho quarantacinque anni, ed un mondo di preoccupazioni che m’impediscono di vivere di sogni come le donne e gli artisti. Ma quando una volta ho stesa la mano ad un uomo, come ho fatto con te, si può contarci perchè 1’ho fatto con cuore d'amico.

 

Massimo Malvezzi.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License