XVIII.
Eva
ad Augusto
Malvezzi
m'aveva scritto che verrebbe lei a portarmi la musica: perchè non è venuto?
Se vedesse com'è
bello qui! L'aria è pura; il paesaggio è tutto verde dalla spiaggia alla cima
del Resegone; ed il cielo è così limpido, che in certi momenti mi metto a
fissarlo con intensità, e spero di poter vedere le ali bianche degli angeli
svolazzare nell'azzurro.
Giovane
profeta, chi le aveva data l'antiveggenza di quello che avverrebbe di me in
questa villa deserta? Ci ero venuta ogni anno, e questo prodigio non si era
operato mai. Ma il profeta ha parlato, e tutto è mutato in me ed intorno a me.
Penso con
uggia a Milano, alla catena delle visite oziose, alle ciarle idiote di
pettegolezzi e di tolette, agl'interessucci personali. Vi sono delle frasi del
linguaggio sociale, che, quando le ripeto qui, mi fanno ridere:
— Un successo
di bellezza; — delle belle relazioni; — una signora alla moda; — brillare in
società ….
Se sapesse
come tutto questo mi sembra meschino!
Mi ricordo di
essere andata da una mia amica tre volte di seguito ad una data ora, per
incontrarci una dama dell'aristocrazia di cui ambivo la conoscenza. E quando mi
riuscì d’averla un martedì nel mio salotto, mi pareva d’essere diventata
qualche cosa di grande per quell'acquisto, avrei voluto che tutte le mie
conoscenti venissero quel giorno per vederla.
Era una
donnina molto vana, molto sciocca, per cui il mondo è una immensa cuccagna, ed
il grande affare della vita di arrivarci in cima, e di impadronirsi della
bandiera dell'eleganza che c’è inalberata.
Lei aveva
fatta quella salita irta e faticosa, adoperandoci tutte le sue piccole facoltà
fisiche e morali, ed ora impiegava tutte le forze che le rimanevano e tutta
l'astuzia, per serbare ad ogni costo la conquista preziosa. Non badava a
veglie, a fatiche, accettava con coraggio tutte le torture della moda,
s'impegnava eroicamente ne' più gravi sacrifizî di denaro, e, forte come le
madri spartane, avrebbe lasciati perire i suoi figli per difendere il suo
tesoro.
Ed io ero
superba di esserle amica, o, come si dice in linguaggio di società, di essere
in visita con quella povera creatura. Se a quell'epoca avessi conosciuto
lei, maestro, ed avessi dovuto presentarlo a quella nullità, credo che avrei
arrossito un poco, e mi sarei affrettata a dire:
— Il maestro
di piano della mia bambina... per giustificare una relazione punto
aristocratica e punto elegante.
Eppure non
sono una sciocca. Che cos'ha il mondo per imbecillirci così?
Non so del
resto, caro maestro, se mi giovi la metamorfosi che le sue nobili idee hanno
operato nel mio cuore. Mi troverò male nella società di pigmei in cui dovrò
vivere, ed essi, che non mi comprenderanno più, mi crederanno impazzita.
Vi sono dei
momenti in cui temo di crederlo anch’io. Mi sento invasa da una mestizia
profonda, e provo un grande bisogno di piangere. Non è il pianto sconsolato che
si versa per le care cose perdute, nè il pianto assiderante dello scetticismo,
che non ha nulla da credere nè da amare. È il pianto affannoso d'una grande
aspirazione che non si può raggiungere.
Ho il cuore
commosso da un immenso affetto per tutta l’umanità, voglio bene a tutti i miei
simili teneramente, e soffro di non poterlo dire, di non poterlo esternare coi
fatti.
Mi pare che
gli uomini dovrebbero darsi tutti del tu. Vorrei fermare per la strada le mogli
dei pescatori ed abbracciarle, e chiamarle amiche.
Alle volte
faccio un lungo castello in aria retrospettivo. Mi figuro d'essere nata in un
paese protestante, e d’avere sposato un sacerdote.
S'avrebbe una
casetta isolata in uno di quei paesi dell'Inghilterra che finiscono in shire;
io sarei la sposa modesta e la confidente dell'uomo di Dio. Lavorerei per lui e
con lui. Mi direbbe dove sono i poveri da soccorrere, gli ammalati da
assistere, i moribondi da confortare. E la mattina s’uscirebbe insieme, ed alla
porta di casa si scambierebbe una stretta di mano, e poi s'andrebbe ciascuno
dalla sua parte a compiere la santa missione del bene.
E la sera,
rivedendoci ad una tavola da anacoreti, ci renderemmo conto l'un l'altro delle
opere compiute, delle impressioni provate; e nell'abbraccio dell'amore ci
parrebbe di abbracciare l’umanità, e diremmo:
— Iddio ci
benedica, perchè abbiamo fatto del bene.
Mi pare che
la vita, impiegata cosa, dovrebbe scorrere facile e serena.
Cosa potrebbe
il mondo contro di noi? Saremmo poveri, e le grandi crisi finanziarie non potrebbero
toglierci nulla. La maldicenza non turberebbe la nostra pace, perchè la nostra
coscienza si sarebbe fatto un tale baluardo di sicurezza nella virtù, da
sfidare ogni assalto.
Mi pare anzi
che vorrei essere calunniata per dire al compagno della mia vita:
— Hai fede in
me? E per sentirmi dire:
— Sì, ho
fede. E tenendoci per mano cammineremmo placidi e sicuri fra le tempeste della
vita.
Mio marito è
buono, generoso, amorevolissimo. Ma sono sicura che morrebbe dal ridere a
questa idea di convertirlo in clergyman. Se gliela dicessi, correrebbe a
chiudere la sua cassa forte, per paura che in un momento d’esaltazione andassi
a gettare le sue cedole ed i suoi boni del tesoro ai pesci del lago.
Egli ama i
buoni pranzi; la mia tavola da anacoreti lo farebbe rabbrividire.
Sono contenta che il cielo
m'abbia concesso almeno un amico a cui posso dire le mie fantasticaggini colla
certezza che le capisce e le sente.
Per me non si
realizzeranno mai: dovrò sempre vivere divisa, tra la poesia dei miei sogni e
la prosa della vita pratica.
Ma quello che
non posso più ottenere per me, lo spero per lei, maestro.
Lei è
artista. Questo battesimo del genio la eleva al disopra degli uomini volgari,
le dà il diritto di non accettare le leggi egoistiche e ristrette che reggono il
mondo. Di vivere come le consigliano la sua mente ed il suo cuore.
Quando si
sceglierà una compagna, sono certa che non la prenderà nel branco delle signorine
che aspettano un partito, che parlano a bocca stretta, non leggono i
romanzi, non vanno alla commedia, fanno un mondo di finzioni per serbarsi
apparentemente ingenue, magari fino a venticinque anni, a costo di parer
scimunite, a beneficio di quell'essere impersonale che amano idealmente, sotto
il nome punto ideale di partito. Ed appena l'hanno trovato, si
affrettano a procurarsi un corredo, degli abiti, dei gioielli, per poterlo
amare in toletta da mattina o da ricevimento o da visita, come comandano le
etichette sociali, come ho fatto io.
Lei sposerà
una donna intelligente, buona, coraggiosa come lei, che l'avrà amato pel suo
ingegno e pel suo carattere, indipendentemente dalla sua qualità di partito.
Invece di rappresentare la commedia dell'ingenuità, avrà un bel cuore leale, e
delle idee, dei principi, delle aspirazioni che risponderanno alle sue, oppure
le combatteranno; ma sempre di un ordine alto, superiore ed estraneo alle
piccole miserie della vita frivola e pettegola del mondo elegante.
E vi
sentirete uniti nel vincolo soave e forte di due anime che si comprendono e si
aiutano a vicenda nelle difficoltà dell'esistenza.
Dio vi
benedica, maestro, e benedica la donna che vi renderà felice.
Io vi
contemplerò da lontano come una bella opera di Dio; come la manifestazione più
nobile dell'amore e della virtù; come certe scene di gloria che si sognano, e
di cui rimane a lungo la visione consolante e solenne; un punto luminoso
nell’oscurità della vita.
Eva Malvezzi
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