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Maria Antonietta alias Marchesa Colombi Torrioni Torelli-Violli
Prima morire

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  • XIX.   Augusto ad Eva
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XIX.

 

Augusto ad Eva

 

Cara Eva. Lasciatemi chiamarvi così. Lasciatemi dirvi amica. Se sapeste che profonda dolcezza m'ha data questa parola nella vostra lettera, e quel voi delle ultime righe!

Lo stupido lei grammaticale è lo spegnitoio di ogni espansione. Pare che si parli d'una terza persona assente, e che tuttavia si interpone fra noi, le parole si fermano tra il cuore e le labbra, per modellarsi su quella formola artificiosa. Vostro marito mi chiama amico e mi del tu; perchè non mi tratterreste con un di confidenza voi pure? Perchè io non potrei dare del voi alla moglie d’un uomo che mi del tu?

Avete ragione, Eva. Tutti gli uomini dovrebbero darsi del tu. Darei l’anima mia per potervi dare del tu alla faccia del mondo, mia dolce amica. Ma questo è il linguaggio dell'amore, ed il mondo formalista lo contende all'amicizia: ed io vi venero troppo per attirare sulla vostra cara testa anche l’ombra d’un sospetto.

Ieri mi tenevo lontano da voi; avrei voluto possedere quell'anello delle mille ed una notte che rendeva invisibile, per contemplarvi senza che quella gente stupida potesse dire:

Perchè la guarda quell’uomo?

Essi non sanno che si può ammirarvi perchè siete buona come perchè siete bella, per amicizia come per amore. Se lo dicessi, non mi crederebbero.

Donde era venuta quell'orda di vandali eleganti ad invadere il vostro paradiso terrestre, mia bella Eva? Mi pareva di vedervi in mezzo ad uno sciame di serpenti; ne sentivo nei loro discorsi il sibilo insidioso, ne vedevo serpeggiare le code nello strascico delle signore.

Vostro marito è previdente e gentile come un padre, ed io lo ammiro d’aver pensato da lontano, in mezzo alle sue preoccupazioni d’interesse, ad invitare tutta quella gente per farvi passare allegramente la domenica. Infatti la giornata dev’esservi sembrata breve. Non mi sembravate punto la moglie del clergyman in mezzo a quella brigata rumorosa. Pensavo;

— La bella farfalla bianca è rientrata nella crisalide dorata, ed i serpenti le strisciano intorno.

O Eva! Temevo che ne ascoltaste le tentazioni.

Come mi avete rassicurato quando avete sonato il mio valzer! Mi pareva che con quelle note mi diceste:

— Non temete, amico. Anche in mezzo a questa gente frivola che è venuta a frastornare la nostra intimità, ricordo i vostri pensieri, li sento, e li so.

Lo sapevate a memoria quel valzer? Ed io non avevo osato mandarvelo coll'altra musica per modestia; ma mi affliggevo pensando che non l'avreste sonato per tanto tempo. Come vi sono grato d'averlo imparato! Come siete buona, Eva!

Anch'io li sogno i paesi che finiscono in shire, e vorrei essere un clergyman. Le vostre idee hanno la potenza di innestarsi nelle mie. Quel vostro sogno me lo sono appropriato, e lo rifaccio con delizia, e passo delle lunghe ore che mi sembrano brevi in quel paese.

Sentite, Eva: i sacerdoti hanno anche fra noi una bella missione, quando la comprendono; e la loro veste sacra è un titolo di fiducia. Io sono un sacerdote della virtù; sono serio come un vecchio; siete voi che l'avete detto. Volete aver fiducia in me? Sarò il vostro clergyman, e voi sarete la mia compagna. Non vivremo soli in un paese che finisce in shire; ma ci isoleremo idealmente, ed il nostro paese ideale sarà noto a noi soli. E stando qui, fra vostro marito che stimo e mi è caro come un padre, e la vostra bambina, che amo come una figlia, eserciteremo la missione del bene che voi sognate.

Mi sarà dolce l'avere un segreto con voi, dei rapporti intimi che ci obbligheranno a parlarci piano, a scriverci; e tuttavia saremo nobili e puri in quei rapporti; voi sarete sopra un altare ed io vi adorerò, e quell’adorazione non offenderà l'amicizia che mi lega a Malvezzi, non mi renderà indegno della vostra. Omai ci sarebbe un vuoto troppo grande nella mia vita se voi vi allontanaste. Ho bisogno di sentire la vostra mano nella mia, ho bisogno che mi diciate voi, che mi chiamiate amico, per continuare la strada onorevole e bella che mi sono tracciata. Sono un semplice mortale, sono creta d'Adamo, e la mia virtù ha bisogno d’un incoraggiamento e d’un premio. Voi siete l’uno e l’altro. Una vostra parola mi compensa d’ogni sacrificio. Con una stretta di mano potreste fare di me un eroe.

Ma se questo compenso celeste mi mancasse, tutta la parte che m'è toccata nell'eredità del male si risveglierebbe; ed allora sa Iddio cosa sarebbe di me. La virtù non è stata sempre il mio idolo, amica. Ebbi degli idoli funesti e delle idolatrie insensate che mi posero la morte nell'anima e la delusione nel cuore. Poi amai la virtù per un proposito ardente, e voi avete personificato quell’ultimo amore innocente.

Dio vi benedica, Eva, pel bene che mi avete fatto, per la vita che avete ridestata nel mio cuore. Mi avete fatto rinascere a tutte le fedi della gioventù; oh!, rimanete, rimanete sempre al mio fianco. Voi siete la luce, e se vi allontanaste, ricadrei nelle tenebre.

 

Augusto.

 




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