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Maria Antonietta alias Marchesa Colombi Torrioni Torelli-Violli
Prima morire

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  • XV.   Augusto a Leonardo
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XV.

 

Augusto a Leonardo

 

Sono in campagna come te, e la mia anima è egualmente serena. Da un pezzo non avevo goduto questa pace del cuore, che mi fa provare un sussulto di contento pel semplice piacere di sentirmi vivere.

Abbiamo passata la giornata tutti insieme; il Malvezzi, che colla sua cordialità ambrosiana, senza raffinature ma sincera ed espansiva, ha voluto che ci dessimo del tu, e mi tratta da vecchio amico; la Marichita vivace e stravagante; e la signora Eva, tutta idealità e fantasia, che mette una tinta poetica nel quadro prosaico della vita d'ogni giorno.

Hanno deciso di rimanere a Regoledo tutto l’estate, ed hanno desiderato ch'io venga una volta alla settimana almeno, per continuare le lezioni della bimba. Me lo scrisse la signora, dicendomi che il domani suo marito doveva andare in campagna e che mi trovassi alla stazione alle quattro e mezzo per partire con lui.

Lo trovai infatti che mi aspettava e combinammo che si verrebbe sempre sul lago insieme la sera del sabato per tornare a Milano la mattina del lunedì.

La signora e la bimba erano venute ad incontrarci allo sbarco.

Ci fu quel quarto d'ora di Rabelais, che tocca sempre agli ospiti quando giungono a far visita ad una famiglia in campagna, insieme ad un marito. Si deve assistere ai saluti espansivi tra marito e moglie che mettono nell'imbarazzo l’uomo più disinvolto. Non si può farsi innanzi perchè si riescirebbe importuni, e rimanendo in disparte si sembra mortificati di quelle carezze da cui si è esclusi, e si ha l’aria ramminchionita.

La signora Malvezzi, che è carezzevole molto, gettò le braccia al collo del marito, lo baciò ripetutamente, ed egli non si privò del piacere di abbracciarla e baciarla di gran cuore. Io avrei voluto stringermi al seno la Marichita tanto per fare qualche cosa. Ma neppur lei mi badava; si appendeva alle falde dell’abito paterno, e saltellava intorno alla coppia abbracciata, come una gallinetta.

Quand’ebbero finito, però, si occuparono di me e mi accolsero con una cordialità così amichevole che mi fece dimenticare quel momento. Ma sgraziatamente dovrà ripetersi ad ogni visita.

Però è il solo punto nero; tutto il resto fu una serie di soddisfazioni.

La villa non è di quelle sfarzose che i forestieri vanno a visitare come le gemme del lago. È vasta, signorile, comodissima, ma senza lusso pretensioso. È distante venti minuti dalla spiaggia, e nascosta da un folto d’alberi alla svolta del sentiero, Ma è abbastanza sull'alto, e si vede a destra il lago come un tappeto di moerro glauco a riflessi plumbei; a sinistra la strada che conduce allo stabilimento idroterapico. E più su, abbiamo la vista di quello stabilimento in miniatura, dove, in mezzo ad una vasta estensione di cielo, vivono ammucchiate, strette per mancanza di spazio, tante famiglie di bagnanti, a ciascuna delle quali parrebbe poco in città un alloggio grande come tutto lo stabilimento.

Si vede tutto senza essere veduti. Si giunge quassù per una strada privata: (il Malvezzi lo ricorda sospirando perchè deve sopportare solo tutte le spese di manutenzione); e nessuno passa dinanzi al cancello della villa.

La signora Eva le ha dato il nome di Silenzio. Infatti non si sente mai il rumore d'una carrozza o d'un carro. È il vero silenzio dei campi, più solenne di qualunque melodia, nel quale l'animo si riposa dal frastuono della vita cittadina. Tutte le frasi musicali che avevo in mente confuse mi sono apparse nette in questo limpido silenzio della natura.

La signora Eva è molto cambiata. Troppo cambiata per un tempo così breve. Se non ci fosse il mutamento di luogo, che esige altre abitudini e spiega questa trasformazione, la crederei una commedia.

Ma a Regoledo non si può vivere come a Milano.

La mia bella ospite non ha più polvere sui capelli; è vestita con eleganza sempre, ma è la sua eleganza naturale che aggrazia tutto quello che porta, anche le stramberie; che la faceva parer bella coi capelli rossi; del resto la sua toletta è semplicissima; non ha nè fronzoli, nè gioielli.

Nel salotto a terreno, dove si passa la giornata, c'è un solo specchio, appeso troppo in alto per potercisi vedere; e la signora Eva non studia più le pose come faceva dinanzi allo specchio di Milano; siede, si alza, gestisce con naturalezza.

Questa mattina, dopo la colazione, il Malvezzi fece un rabbuffo al giardiniere in causa di certe piante che sono state troppo al sole.

Quando si irrita, ha una specie di contrazione nervosa, che gli fa corrugare la fronte e stringere gli occhi con tale violenza che il cappello gli si agita sul capo a piccoli sussulti come per un movimento automatico.

È una cosa che sorprende straordinariamente la Marichita. Fa tante smorfiette anche lei, e tanti stiramenti che riesce, grazie forse ad una disposizione ereditaria, ad imitarla; e quando ha potuto far fare un lieve movimento al suo ciuffetto ispido, ride come una matta, e la madre se ne diverte anche lei quanto la bambina.

Ma questa mattina appena la Marichita cominciò a fare il babbo in furia, come dice lei, la signora Eva le disse:

— Smetti, bimba; non va bene ridere del babbo che è tanto buono.

Io la guardai mordendomi le labbra per star serio. L’avevo veduta tante volte a Milano divertirsi di quel gioco e incoraggiarlo.

Sorrise anche lei, e poi soggiunse, parlando sempre alla bimba:

— Il signor Augusto non vuole.

La bambina non capiva quella novità. Credette che il Malvezzi l’avesse veduta, e la mamma recitasse quella scena di rispetto per riguardo a lui. Si guardò intorno un po’ mortificata; spiò le finestre e l'uscio, poi disse:

— Ma il babbo non vede.

— Non importa; rispose la signora con serietà. È una mancanza di rispetto, ed io non posso permetterla.

E si alzò, perchè lo stupore della bambina la faceva ridere.

Come vedi, è una cosa da nulla. Ma dimostra un proposito buono ed un’attenzione continua per migliorarsi.

Ti prego di non far più voti perchè io mi trovi nel tuo uggioso ambiente della farmacia. Vorrei toglierne anche te, se potessi, per trasportarti qui «in più spirabil aere».

La donna deve essere bella ed attraente. La tua figlia di farmacista potrebbe avere tutte le virtù cardinali elevate all'ultima potenza, ma non riuscirebbe a farle amare in causa della sua persona repulsiva. Invece la signora Evelina — lei vorrebbe essere chiamata Eva; è il marito che trova quel nome troppo primitivo e lo modernizza col diminutivo che le dispiace — la signora Eva idealizza ancora la virtù, la rende adorabile per la grazia e la bellezza di cui la riveste. Il suo aspetto elegante e giovane, la sua voce melodiosa tolgono alle massime severe qualunque durezza, qualunque pedanteria; assimila il bello ed il buono in un insieme armonioso e perfetto.

 

Augusto.

 




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