PARTE QUARTA
L'ANTRO DEGLI
ASSASSINI.
N.B. Vi corre lo
spazio di tre anni.
SCENA I. Grande
vallata in distanza monti.
ERRICO e GISOLFO
Gis. Mio principe.
Er. Aspettato Gisolfo,
abbracciami
Gis. E con quanto rispettoso
trasporto.
Er. Secondo mio padre,
salvezza e scudo, a cui tutto deggio; raccontami, io ravviso la tua venuta come
un messaggio del cielo.
Gis. Non vi narrerò li mezzi
che adoprai, per iscoprir quanto v'interessa, soltanto le circostanze. Vostro
padre.....
Er. Non rammentarmelo.
Gis. Conduce una vita
dilaniata dai rimorsi. Non vi dirò com'egli v'abbia fatto ricercare per ogni
dove; onde rimettervi in suo luogo, e nei vostri diritti.
Er. Ed io godo d'esser
piuttosto capo di questi masnadieri. E di Maria? in quale stato? dov'è ella? mi
sai tu dir nulla?
Gis. Vi narrerò, il vero,
voi l'ascolterete con costanza.
Er. Oh Dio! sarebbe ella
morta?
Gis. No.
Er. La madre sua?...
Gis. Vivono entrambi, ma
separate.
Er. Come?
Gis. Quel giorno che si dicea
trascinarvi al patibolo ella fuggì dal convento e fu presa da quattro armigeri,
e Donato...
Er. Prosegui.....
Gis. La rapì.
Er. E dov'è dessa?
Gis. Tenuta nel più segreto
del castello. Ella resistette forte ad ogni proposizione, ne cedè ai più incantevoli
mezzi di sposarsi con altr'uomo.
Er. Oh mio Gisolfo! (commosso)
come consoli l'esulcerato mio cuore. Non andremo ora noi a sottrar quella
sventurata innocente?...
Gis. Sì. Ma non sapete
tutto. Noi siamo vicini a lei più che non pensate.
Er. Vicino a Maria? io?
Gis. Nel fondo di questa
valle alla destra dei monti un piccol braccio di fiume, separa l'altra valle
ove nel fondo s'innalza un dei vostri castelli, Castrocucco.
Er. Ed è là...
Gis. Quel castello fu dato
in grazia da vostro padre a Donato.
Er. Io ne conosco tutti gli
anditi. Uniamoci tutti ove fosse Castrocucco la rocca d'inferno, vi morò sotto
di essa, ma ch'io giunga a colui.. aspra morte e lunga... atroce voglio darli
pari a quei martirj che soffro da tre anni per sua cagione.
Gis. Il Castello non è
abitato che da pochi individui, è facile ottenerne il possesso, uccidere Donato
e liberare la vostra Maria, prima di ritornar a Maratea.
Er. Dunque conviene
premunir ed istruire i miei.
Gis. Facciamolo e subito. (entrano)
SCENA II.
PIETRO ed ANSELMO.
Piet. È ritornato l'aspettato
vecchio.
Ans. Anelava tanto la di lui
venuta.
Piet. Conviene ch'egli abbia
recate novità importanti.
Ans. Da far qualche grosso
bottino. Eppure vi sono dei pericoli nella nostra professione, ma il compenso
per lo più è generoso.
Piet. Schivando però i due
incerti principali, d'essere ammazzati o presi, per far poi un balletto
nell'aria.
Ans. Il nostro capo è un
eroe e vale per cento. Io scommetterei ch'egli è qualche illustre bandito che si
pose per necessità al nostro pericolo.
Piet. Noi mangiamo bene ed
intaschiamo ducati.
Ans. Ti ricordi l'ultima
operazione fatta a Maratea? a quel buon presidente giudiziario?..
Piet. Convien dire ch'egli
abbia un certo genio particolar per i Presidenti, o almeno, glien'abbia fatte
molte di brutte perchè lo servì da festa.
Ans. Quella fu un'impresa
eroica.
Piet. Eroica!?
Ans. Erano molti che ci
stavano incontro.
Piet. Non lo nego, ma in quel
assalto notturno, il capitano si gettò come un leone sul presidente, i servi
che voleano difenderlo caddero come allodole nell'arrosto. Ei atterrò uno,
sbudellò l'altro in men che si dice, ed afferrato pei buccolì il Signor
presidente fu sgozzato come un pollo e sel trascinò lunga pezza alla coda del
proprio cavallo.
Ans. Là vedi abbiamo fatto
un ricco bottino, la fu una notte grassa!
Piet. Ma il capitano non
volle neppur un soldo per lui.
Ans. Pare davvero, uno di
quei cavalieri d'avventura che armeggia per valore in ogni incontro.
Piet. Ed à un eccellente
cuore. Io tante volte con questi occhi l'ò veduto piangere, mentre facevamo
division della preda.
Ans. E ritengo ch'egli abbia
delle segrete sovvenzioni altrimenti la sua borsa non sarebbe fornita...
SCENA III,
ERRICO GISOLFO e
detti.
(che si levano il
cappello all'entrar dei predetti)
Er. Pietro!
Piet. Eccomi signor capitano.
Er. Chiama qui tutt'i
nostri compagni debbo parlar a loro.
Piet. Vi servo subito. (entra)
Er. (ad Anselmo)
D'armi stiamo bene?
Ans. Eh! non mancano, ma il
coraggio supplisce.
Er. E n'ò di tutti le
prove.
Ans. Eccoli tutti con
Pietro.
SCENA IV.
PIETRO con varj
armigeri e detti.
Er. Ascoltatemi tutti.
Corrono tre anni dacchè vi proposi d'esservi capo, e tre anni or sono che voi
siete di me contenti. Voi tutti il sapete di ciò ch'era d'altrui mai non volli
un quattrino, nè delle spoglie de' nostri assaliti. Tranne del mio assassino,
non ò mai ferito nessuno, e quello solo che per servire al principe padre mio
feudale Barone di varj castelli e principalmente Maratea aderì a condannarmi.
Pietro (e gli altri con
sorpresa e riguardo) Principe!
Ans. Io lo supposi sempre.
Er. Un crudele genitore
meco imperversando, per un amore innocente con una donna, il di cui delitto era
di non aver nascita nobile, mi fe condannar a morte, indi sfratato di casa, ed
io resi giustizia a colui che s'accordò col padre mio. Questa giovane che amo,
nè so dir quanto, fu rapita, trascinata e lasciata in preda ad un segretario
malvagio consiglier del Barone.
Ans. Dove si trova costui?
Piet. Diteci, tutti daremo la
vita nostra per farvi contento.
Altri. Disponete signor
capitano.
Er. Grazie amici miei, non
dubitai mai di voi. A tremiglia da noi, un piccolo ramo di fiume separa il castello
che dobbiamo assalire, rapir la vittima, uccidere chi vi sta alla difesa, ma
niuno di voi si attenti ad uccidermi il segretario Donato, lo voglio vivo nelle
mie mani, poichè deve provare collo spavento una parte di quei mali per i
sagrificj del mio onore a cui dovetti sottomettermi.
Piet. Il vostro comando n'è
legge.
Er. Io andrò il primo per
vedere la parte per cui dobbiamo penetrarvi. Quel luogo io lo conosco ancora
dai miei primi anni, allora che non sapea predirmi il destino che mi volle
profugo ed infelice.
Piet. Si tratta dunque di
rapire....
Er. Quella per cui vivo ed
affronto le vicissitudini.
Ans. Il viaggio non è lungo.
Er. No, ma Gisolfo ed
alcuni vi resteranno in guardia.
Gis. Riposate su noi.
Er. Andremo a trar di mano
quell'infelice, ma due restino in casa. Voi seguitemi tutti.
Gis. Andiamo.
SCENA V.
ANSELMO E DEMETRIO.
Ans. Non ò sempre detto
anch'io ch'il nostro capitano dev'essere qualche illustre bandito?
Dem. In poche parole ne fece
la sua storia.
Ans. Immaginiamoci che cosa farà
di quella buona lana che caderà sotto nelle sue ungne.
Dem. Non vorrei essere nella
sua pelle.
Ans. Ora potrem noi sperar
di più o spaventarci meno?
Dem. Non t'intendo.
Ans. Essendo egli eredi de Maratea,
vorrà certamente condurci a casa sua, e se là troviamo pettini pella nostra
lana che balletto possiam aspettarci?....
Dem. E crederesti tu ch'il
nostro capitano colla sua testa e col suo valore, vuoi che ci conduca a
perderci dopo un lungo e fedele servigio?
Ans. No, da questo lato non
possiamo temere, ma se il vecchio orso suo padre istruito dalla lezione data
alla buon'anima del presidente, stasse sempre all'erta per essere assalito.....
Dem. Che! vuoi tu che ci
conduca in guerra aperta?
Ans. E se non riesce
nell'affare presente?
Dem. Perchè questo timore?
Ans. La parola principe mi
suona tanto male a miei orecchi nè vorrei che cadessimo in qualche traboccheto.
Dem. Per parte nostra unendo
tu pure con tutt'i tuoi dubbi, cadremmo dissanguati ma esecutori dei suoi
comandi. Ora non vedi tu l'uomo nobile il virtuoso anco tra malandrini? Le
circostanze del suo infortunio lo condusse a scegliere la vita nostra ma è egli
forse come noi, e tra noi non è quel distinto magnanimo, e quello che saria tra
suoi vassalli?
Ans. Quindi supponi tu
ch'entrando ne suoi diritti tenga questa virtuosa canaglia come servitorame?
Dem. I signori anno sempre
d'uopo dei buoni e dei cattivi soggetti, e se ne servono di essi come l'artiere
i ferri nell'eseguire i propri lavori.
Ans. Che peccato che non
t'abbiano fatto cappellano.
Dem. Perchè ti persuado?
Ans. No, perchè ài la
maniera opportuna di persuadere dote non accordata a tutt'i cappellani.
Dem. Distruggo i tuoi sospetti
dandoti coraggio.
Ans. Ebben dunque non
pensiamo a malinconie ma a preparar ben da mangiare ai nuovi individui che
giungeranno.
Dem. E tu come capo cuoco ti
farai onore.
Ans. Anzi mettomi con tutto
l'impegno.
FINE DELLA PARTE QUARTA.
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