Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Alessandro Giuseppe Spinelli
Orgoglio e tirannide

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE QUARTA   L'ANTRO DEGLI ASSASSINI.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

PARTE QUARTA

 

L'ANTRO DEGLI ASSASSINI.

 

N.B. Vi corre lo spazio di tre anni.

 

SCENA I. Grande vallata in distanza monti.

 

ERRICO e GISOLFO

 

Gis. Mio principe.

Er. Aspettato Gisolfo, abbracciami

Gis. E con quanto rispettoso trasporto.

Er. Secondo mio padre, salvezza e scudo, a cui tutto deggio; raccontami, io ravviso la tua venuta come un messaggio del cielo.

Gis. Non vi narrerò li mezzi che adoprai, per iscoprir quanto v'interessa, soltanto le circostanze. Vostro padre.....

Er. Non rammentarmelo.

Gis. Conduce una vita dilaniata dai rimorsi. Non vi dirò com'egli v'abbia fatto ricercare per ogni dove; onde rimettervi in suo luogo, e nei vostri diritti.

Er. Ed io godo d'esser piuttosto capo di questi masnadieri. E di Maria? in quale stato? dov'è ella? mi sai tu dir nulla?

Gis. Vi narrerò, il vero, voi l'ascolterete con costanza.

Er. Oh Dio! sarebbe ella morta?

Gis. No.

Er. La madre sua?...

Gis. Vivono entrambi, ma separate.

Er. Come?

Gis. Quel giorno che si dicea trascinarvi al patibolo ella fuggì dal convento e fu presa da quattro armigeri, e Donato...

Er. Prosegui.....

Gis. La rapì.

Er. E dov'è dessa?

Gis. Tenuta nel più segreto del castello. Ella resistette forte ad ogni proposizione, ne cedè ai più incantevoli mezzi di sposarsi con altr'uomo.

Er. Oh mio Gisolfo! (commosso) come consoli l'esulcerato mio cuore. Non andremo ora noi a sottrar quella sventurata innocente?...

Gis. Sì. Ma non sapete tutto. Noi siamo vicini a lei più che non pensate.

Er. Vicino a Maria? io?

Gis. Nel fondo di questa valle alla destra dei monti un piccol braccio di fiume, separa l'altra valle ove nel fondo s'innalza un dei vostri castelli, Castrocucco.

Er. Ed è ...

Gis. Quel castello fu dato in grazia da vostro padre a Donato.

Er. Io ne conosco tutti gli anditi. Uniamoci tutti ove fosse Castrocucco la rocca d'inferno, vi morò sotto di essa, ma ch'io giunga a colui.. aspra morte e lunga... atroce voglio darli pari a quei martirj che soffro da tre anni per sua cagione.

Gis. Il Castello non è abitato che da pochi individui, è facile ottenerne il possesso, uccidere Donato e liberare la vostra Maria, prima di ritornar a Maratea.

Er. Dunque conviene premunir ed istruire i miei.

Gis. Facciamolo e subito. (entrano)

 

SCENA II.

 

PIETRO ed ANSELMO.

 

Piet. È ritornato l'aspettato vecchio.

Ans. Anelava tanto la di lui venuta.

Piet. Conviene ch'egli abbia recate novità importanti.

Ans. Da far qualche grosso bottino. Eppure vi sono dei pericoli nella nostra professione, ma il compenso per lo più è generoso.

Piet. Schivando però i due incerti principali, d'essere ammazzati o presi, per far poi un balletto nell'aria.

Ans. Il nostro capo è un eroe e vale per cento. Io scommetterei ch'egli è qualche illustre bandito che si pose per necessità al nostro pericolo.

Piet. Noi mangiamo bene ed intaschiamo ducati.

Ans. Ti ricordi l'ultima operazione fatta a Maratea? a quel buon presidente giudiziario?..

Piet. Convien dire ch'egli abbia un certo genio particolar per i Presidenti, o almeno, glien'abbia fatte molte di brutte perchè lo servì da festa.

Ans. Quella fu un'impresa eroica.

Piet. Eroica!?

Ans. Erano molti che ci stavano incontro.

Piet. Non lo nego, ma in quel assalto notturno, il capitano si gettò come un leone sul presidente, i servi che voleano difenderlo caddero come allodole nell'arrosto. Ei atterrò uno, sbudellò l'altro in men che si dice, ed afferrato pei buccolì il Signor presidente fu sgozzato come un pollo e sel trascinò lunga pezza alla coda del proprio cavallo.

Ans. vedi abbiamo fatto un ricco bottino, la fu una notte grassa!

Piet. Ma il capitano non volle neppur un soldo per lui.

Ans. Pare davvero, uno di quei cavalieri d'avventura che armeggia per valore in ogni incontro.

Piet. Ed à un eccellente cuore. Io tante volte con questi occhi l'ò veduto piangere, mentre facevamo division della preda.

Ans. E ritengo ch'egli abbia delle segrete sovvenzioni altrimenti la sua borsa non sarebbe fornita...

 

SCENA III,

 

ERRICO GISOLFO e detti.

 

(che si levano il cappello all'entrar dei predetti)

 

Er. Pietro!

Piet. Eccomi signor capitano.

Er. Chiama qui tutt'i nostri compagni debbo parlar a loro.

Piet. Vi servo subito. (entra)

Er. (ad Anselmo) D'armi stiamo bene?

Ans. Eh! non mancano, ma il coraggio supplisce.

Er. E n'ò di tutti le prove.

Ans. Eccoli tutti con Pietro.

 

 

 

 

 

 

SCENA IV.

 

PIETRO con varj armigeri e detti.

 

Er. Ascoltatemi tutti. Corrono tre anni dacchè vi proposi d'esservi capo, e tre anni or sono che voi siete di me contenti. Voi tutti il sapete di ciò ch'era d'altrui mai non volli un quattrino, delle spoglie de' nostri assaliti. Tranne del mio assassino, non ò mai ferito nessuno, e quello solo che per servire al principe padre mio feudale Barone di varj castelli e principalmente Maratea aderì a condannarmi.

Pietro (e gli altri con sorpresa e riguardo) Principe!

Ans. Io lo supposi sempre.

Er. Un crudele genitore meco imperversando, per un amore innocente con una donna, il di cui delitto era di non aver nascita nobile, mi fe condannar a morte, indi sfratato di casa, ed io resi giustizia a colui che s'accordò col padre mio. Questa giovane che amo, so dir quanto, fu rapita, trascinata e lasciata in preda ad un segretario malvagio consiglier del Barone.

Ans. Dove si trova costui?

Piet. Diteci, tutti daremo la vita nostra per farvi contento.

Altri. Disponete signor capitano.

Er. Grazie amici miei, non dubitai mai di voi. A tremiglia da noi, un piccolo ramo di fiume separa il castello che dobbiamo assalire, rapir la vittima, uccidere chi vi sta alla difesa, ma niuno di voi si attenti ad uccidermi il segretario Donato, lo voglio vivo nelle mie mani, poichè deve provare collo spavento una parte di quei mali per i sagrificj del mio onore a cui dovetti sottomettermi.

Piet. Il vostro comando n'è legge.

Er. Io andrò il primo per vedere la parte per cui dobbiamo penetrarvi. Quel luogo io lo conosco ancora dai miei primi anni, allora che non sapea predirmi il destino che mi volle profugo ed infelice.

Piet. Si tratta dunque di rapire....

Er. Quella per cui vivo ed affronto le vicissitudini.

Ans. Il viaggio non è lungo.

Er. No, ma Gisolfo ed alcuni vi resteranno in guardia.

Gis. Riposate su noi.

Er. Andremo a trar di mano quell'infelice, ma due restino in casa. Voi seguitemi tutti.

Gis. Andiamo.

 

SCENA V.

 

ANSELMO E DEMETRIO.

 

Ans. Non ò sempre detto anch'io ch'il nostro capitano dev'essere qualche illustre bandito?

Dem. In poche parole ne fece la sua storia.

Ans. Immaginiamoci che cosa farà di quella buona lana che caderà sotto nelle sue ungne.

Dem. Non vorrei essere nella sua pelle.

Ans. Ora potrem noi sperar di più o spaventarci meno?

Dem. Non t'intendo.

Ans. Essendo egli eredi de Maratea, vorrà certamente condurci a casa sua, e se troviamo pettini pella nostra lana che balletto possiam aspettarci?....

Dem. E crederesti tu ch'il nostro capitano colla sua testa e col suo valore, vuoi che ci conduca a perderci dopo un lungo e fedele servigio?

Ans. No, da questo lato non possiamo temere, ma se il vecchio orso suo padre istruito dalla lezione data alla buon'anima del presidente, stasse sempre all'erta per essere assalito.....

Dem. Che! vuoi tu che ci conduca in guerra aperta?

Ans. E se non riesce nell'affare presente?

Dem. Perchè questo timore?

Ans. La parola principe mi suona tanto male a miei orecchi vorrei che cadessimo in qualche traboccheto.

Dem. Per parte nostra unendo tu pure con tutt'i tuoi dubbi, cadremmo dissanguati ma esecutori dei suoi comandi. Ora non vedi tu l'uomo nobile il virtuoso anco tra malandrini? Le circostanze del suo infortunio lo condusse a scegliere la vita nostra ma è egli forse come noi, e tra noi non è quel distinto magnanimo, e quello che saria tra suoi vassalli?

Ans. Quindi supponi tu ch'entrando ne suoi diritti tenga questa virtuosa canaglia come servitorame?

Dem. I signori anno sempre d'uopo dei buoni e dei cattivi soggetti, e se ne servono di essi come l'artiere i ferri nell'eseguire i propri lavori.

Ans. Che peccato che non t'abbiano fatto cappellano.

Dem. Perchè ti persuado?

Ans. No, perchè ài la maniera opportuna di persuadere dote non accordata a tutt'i cappellani.

Dem. Distruggo i tuoi sospetti dandoti coraggio.

Ans. Ebben dunque non pensiamo a malinconie ma a preparar ben da mangiare ai nuovi individui che giungeranno.

Dem. E tu come capo cuoco ti farai onore.

Ans. Anzi mettomi con tutto l'impegno.

 

FINE DELLA PARTE QUARTA.

 





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License