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Alessandro Giuseppe Spinelli
Orgoglio e tirannide

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  • PARTE QUINTA   L'AZIONE GENEROSA
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PARTE QUINTA

 

L'AZIONE GENEROSA

 

Interno di un sotterraneo ad archi escavati, disposte in alcune parti per abitazione con antri divisi.

 

SCENA PRIMA

 

MARIA stesa su un seggiolone andrà mano, a mano riavendosi dai soccorsi prodigati, mentre ERRICO e GISOLFO le stanno d'intorno.

 

Er. Ebbene, andate voi tranquillandovi?

Mar. Dove sono? fra scellerati? oh cielo! morire in un abisso di mali!

Er. No, non morirete. Voi non siete più nel castello, siete più nelle mani dei vostri persecutori, io vi salvai.

Mar. Il cielo vi rimuneri. Mi sovvengo di aver veduto legato il mio carnefice, udii delle archibugiate, vidi cader estinti.... ma dove son io?

Er. Presso il vostro liberatore. In breve ripiglierete le vostre forze, sarete in libertà, ed io vi scorterò da vostra madre.

Mar. Vive ella? la conoscete voi?

Er. Sì, vive per riabbracciarvi.

Mar. Vivere e morire al di lei fianco era l'unica mia speranza, nella mia fanciullezza.... ma poi circondata d'assassini, trascinata nell'abisso di sventure.....

Er. Voi dunque avete molto sofferto?

Mar. Prigioniera, la vita mi era serbata per soffrire. Senza il vostro aiuto....

Er. Lo so, vi avrebbero uccisa.

Mar. E come il sapete voi?

Er. Lo intesi.

Mar. Eravate nascosto?

Er. Penetrai in quel castello, lo conosco dalla mia fanciullezza.

Mar. Siete di queste parti?

Er. (Esitando) No.... non lo sono.

Mar. E come potei meritar la vostra protezione?

Er. Un indizio... un sospetto.... un momento di ritardo avrebbe deciso della vostra vita, i miei compagni erano sulle mie traccie, vi ho salvata. Ma come foste condotta in quel castello?

Mar. Un padre... mio Dio! un barbaro padre attentò ai giorni dell'unico figlio suo....

Er. Ah! il vecchio barone

Mar. Come lo sapete?...

Er. Sono stato in Maratea molto tempo, e voi amavate Errico?

Mar. È vano dunque ch'io vi occulti... Errico... ah io l'amava... l'amo... ancora.... egli era un principe.... io donna del vulgo.... – Come saprei dipingervi i giorni beati, nei quali gli animi nostri nuotavano nella contentezza. Una trama infernale trasse nel carcere il mio Errico, fu condannato a morire.

Er. Piangeste voi la sua morte?

Mar. Per suo consiglio scrittomi, io passava nel cenobio dove io era stata educata. Ma in quel giorno che si diceva ch'egli era condotto a morte, decisi di recarmi a dargli l'estremo sospiro mio sulle sue labbra, mentre con precauzione fuggì dal convento, quattro sgherri s'impadronirono di me... con tutte le mie forze mi dibattei furibonda,... ma invano, svenni, e schiudendo gli occhi mi trovai nel castello, e seppi dalle minaccie de' miei tiranni che non sarei uscita mai più... ah! chi mai chi può esser tolto a quanto à di più caro al mondo, senza sentir la morte nel misero avanzo di vita che gli resta? neppur la speme di esser compianta... una prece... un fiore sulle aride ossa.. le speme dei redenti... il pensiero del mio Errico perduto così... senza ch'egli sapesse... mi sentiva dibranar l'animo; la sua immagine non si scostava dal mio pensiero, e nei dolorosi trasporti in quell'elevatezza che l'anima si estolle come gigante ed impera sul tutto di noi.. mi gettava in ginocchio e il cielo implorando: accogli ombra diletissima le mie lagrime, tu inulto di vendetta, tu innocente per me dannato alla scure.. Avrei avuta la forza di gettarmi in mare.. ma parea che una voce ignota, tra il conflitto di tante pene, mi confortasse... Ah signore liberator mio perdonate... aveva immenso uopo di sfogar il mio duolo... e voi siccome angelo diretto dal cielo mi liberaste.. vi compensi il Dio della misericordia e del perdono.. ch'esoro con tutti gli affetti miei!

Er. Tu mi guardi e piangi?

Mar. E voi pure piangete vi commove il mio stato?.. ah si qui sulla mia mano cadde una lagrima oh laude a te cielo, ch'in grembo dei mali, trovai chi non mi abbandonò...

Er. Non ti ho abbandonato mai, io.

Mar. Non mi avete abbandonata mai!.. chi siete voi dunque?

Er. Sì, i miei lineamenti sono alterati, il sole, i patimenti sul mare, cento rischi, ramingai nei boschi, ho dormito nelle caverne, ho traversato fiumi e valli, la grandine abbattè la mia fronte, ma i mari, il sole, boschi, ne diacci o la grandine, non ti toglievano al mio pensiero, mi slanciava dietro i tuoi passi, i miei occhi ti vedevano, le mie preci s'innalzavano ferventi al Creatore e ti raccomandavano come l'incenso s'innalza dalle sue are!

Mar. Quale espansione!

Er. Ti maraviglia o Maria?... ma sappi ch'io... io sono l'amico del tuo Errico, egli mi commise con giuramento, che a te sola consegnassi il lino (cava il fazzoletto) che trapuntasti...

Mar. Cielo che ascolto! amico di Errico?... si, egli è questo lo conosco... tu fosti sulla fronte.. sugli occhi di lui?!.. Si risoveniva della sua Maria

Er. Sempre.

Mar. E dove l'avete conosciuto?..

Er. In Genova.

Mar. Stava egli bene?.. quanto tempo..

Er. Circa due mesi.... gli si vedevano in fronte gli affanni, ma pieno di salute.

Mar. Veniva da queste parti?

Er. Quando ci siamo divisi, non volle dirmi dove egli andasse.

Mar. Sapeva nulla di me? del mio destino?

Er. S'el figurava scongiurandomi per venir in tuo soccorso.

Mar. E non venne egli stesso?

Er. Degli ostacoli imponenti gli si frapponevano, ma se tu l'avessi vicino?..

Mar. Errico a me vicino?..

Er. Se dopo tanti patimenti, ti dicesse. Maria il cielo corona i voti dell'anime virtuose... tu puoi a lui unirti per sempre, egli non ti può offrir principesco tetto, ma un antro...

Mar. Oh sia pur tutto l'orrore, ma presso di lui! e dov'è?

Er. A tuoi piedi, che stringe le tue mani che le bagna di consolanti lagrime.

(Ambi gli attori colla forza maggiore mostrino in questa scena l'estetico sublime formando un gruppo di cotanto riconoscimento.)

Mar. (Abbracciandolo) Tu sei, tu? con quel viso annerito e quella folta barba? Grande Iddio! perchè ne fai tu l'anime degne della somma possanza tua! (resta assorta.)

Er. Ora che resta a noi o Maria?

Mar. Seguirti sempre.

Er. Anderemo a Maratea da mio padre.

Mar. E s'egli rimane inesorabile?

Er. Ha i piedi sull'orlo del sepolcro.

Mar. Ah e vorresti tu ucciderlo? ah no Errico mio no, egli è tiranno, fu terribile con te con me, ma egli ti diede la vita...

Er. Angiolo di bontà e senti di perdonargli?

Mar. E come potremmo esser noi perdonati da quello, se noi, non perdoniamo?

Er. Ebben lasciami pensare, poi eseguirò il tuo consiglio. Intanto fa cuore. Gisolfo a te, guidala nel mio tugurio e seguin le tue cure, a te mio padre secondo la costodisci come i passi della mia adoloscenza. (Gisolfo e Maria partono.)

Er. Demetrio!

Dem. Chiamate capitano?

Er. Guidami quel mostro che abbiamo in ferri, siate tutti armati come dovessimo assalire.

Dem. Ho inteso. Dobbiamo lasciarlo in ferri?

Er. No, basta che stiate pronti, a quanto ordino.

Dem. Sarete obbedito. (entra)

Er. Se ascoltassi il mio sdegno pensando a costui dovrei inventare i tormenti più atroci per punirlo, ma voglio angosciarlo almeno per quanto egli à fatto soffrire all'innocente Maria.

 

SCENA I2.

 

DONATO vien guidato tremante da quattro armati, mentre altri si pongono in cerchio facendolo avanzare.

 

Dem. Eccovi capitano quella buona lana, che merita le nostre.... congratulazioni!

Er. Chi sei tu?

(Don. Vorrebbe parlare e non può per lo spavento.)

Er. Chiesi chi sei? rispondi, o ti....

Dem. Volete che gli facciamo qualche salassetto?...

Er. No adesso. Onde chi sei?

Don. Donato Teobaldo.

Er. Qual fu la tua patria?

Don. Napoli.

Er. Come passasti al servigio del principe di Maratea?

Don. Un conte amico di S. A. mi propose e venni accettato come segretario!

Dem. E che buon segretario!

Er. Saresti forse quello che faceva condannar a morte il figlio del barone, inventando.....

Don. Signore.... io..., lo sdegno di lui....

Er. Non mendicar pretesti nefanda serpe, ti sarà meno cruda la morte a cui ti riserbo, se confesserai tutti i tuoi delitti. Dimmi per qual cagione, per qual diabolico interesse ti conducesti ad essere il carnefice del figlio del tuo padrone? Perchè col tradimento, perseguisti l'unico erede, tu che consigliere del bene dovevi essere appo di lui, invece ne diventavi l'istigatore genio del male?...

Don. Ohimè signore... la vostra voce....

Er. Ti atterrisce esecrando mostro? Ma perchè insinuavi il genitore a far condannar suo figlio, perchè inventavi tu solo e conducevi con empio mezzo una trama delittuosissima?....

Don. Si è vero... il principe Errico amava...

Er. E presso appunto della amata come ti conducesti? non t'introducevi in sua casa per tradirla e deluderla?..

Don. La vista di secondar il Barone.....

Er. Assassino più vile di quanti ne furono sulla terra. E chi poi costringeva il Barone a rapire Maria e trascinarla teco nel castello e renderla martire del tuo premeditato assassinio brutale?...

Don. (Gettandosi in ginocchio) Signore qualunque siate, che conoscete le mie colpe.. deh ... se generoso...animo...

Er. Amici snudate i vostri pugnali, avvicinatevi a questo maligno.... e....

Don. Ah! pietà!

Er. L'ài tu avuta per un giovane innocente? l'avesti per lo sguardo di una donna amabile che l'irritato cielo moverebbe a pietà?... Vedete voi quest'uomo... al principe Errico di Maratea fe lambire a goccia a goccia il prolungato martirio, per costui non aveva più sposa ch'idolatra, non più padre che l'amasse.. morte dunque del pari prolungata. A te Demetrio più di mezzo pollice non addentrare il tuo ferro pel primo in lato non mortale.

Dem. Eccomi a servirvi (con finta esecuzione.)

Don. (sviene.)

Dem. Lo farem rinvenire. È vivo sì!

Don. Misericordia! (con voce soffocata)

Er. Alzati..

Don. Non veggo.... (traballando)

Er. Costui non merterebbe una morte immediata; sono carichi i vostri archibugi?..

Don. Per carità.. non vi chiedo la vita, no, ella è vostra, ma deh ... vi supplico, datemela immediata... ma lasciatemi prima riconciliare col cielo...

Er. Ma sai tu da chi implori?

Don. No, signore.

Er. Accresci dunque il tuo spavento e vedi in me il principe da te assassinato (si toglie la finta barba)

Don. Errico?

Er. Si o fellone, si quello che fuggì dalla tua apprestata prigione e ch'il facevi dannar a morte...

Don. Se tanto generoso animo voi chiudete, vedetemi nella polvere prostrato lambire i vostri piedi; voi avete mille diritti di farmi morire a voglia vostra... ma se il pentimento...

Er. Tu sei pentito?

Don. Quanto mio principe!

Er. Ebbene ad un patto, e in presenza di questi miei silenziosi compagni, posso donarti la vita.

Don. Pronunciate.

Er. Sei tu capace d'introdur, senza pericolo, questi e me, nelle mie soglie, con precauzione e mistero?

Don. Ma come?

Er. Impugnate gli stili.

Don. Datemi tempo ch'io vegga..

Er. Devi tutti introdurci in casa mia intendi?..

Don. (Alzandosi con risolutezza) Un punto basta all'uomo per ravvedersi ed emendarsi.

Er. Dunque?

Don. Si, v'introdurrò e mi porrò ad eseguire quanto bramate.

Er. Giuralo.

Don. Lo giuro.

Er. Altrimenti.....

Don. Con mille martirii, mi farete morire.

Er. Voi l'udite compagni miei, egli lo giurò, voi per me non avete menomo dubbio, s'egli non mantiene la sua parola?..

Dem. Arderemo lui ed il castello.

Er. Ben dicesti Demetrio, lo accenderemo siccome face di distruzione.

Tutti. (Ad una voce) Dopo lui daremo fuoco al castello! (In gruppo analogo.)

 

FINE DELLA QUINTA PARTE.

 







p. -

2 Manca questa dicitura nel testo ma si tratta evidentemente della scena I. [nota per l'edizione elettronica Manuzio]





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