PARTE QUINTA
L'AZIONE
GENEROSA
Interno di un
sotterraneo ad archi escavati, disposte in alcune parti per abitazione con
antri divisi.
SCENA PRIMA
MARIA stesa
su un seggiolone andrà mano, a mano riavendosi dai soccorsi prodigati, mentre
ERRICO e GISOLFO le stanno d'intorno.
Er. Ebbene, andate voi
tranquillandovi?
Mar. Dove sono? fra
scellerati? oh cielo! morire in un abisso di mali!
Er. No, non morirete. Voi
non siete più nel castello, nè siete più nelle mani dei vostri persecutori, io
vi salvai.
Mar. Il cielo vi rimuneri.
Mi sovvengo di aver veduto legato il mio carnefice, udii delle archibugiate,
vidi cader estinti.... ma dove son io?
Er. Presso il vostro
liberatore. In breve ripiglierete le vostre forze, sarete in libertà, ed io vi scorterò
da vostra madre.
Mar. Vive ella? la conoscete
voi?
Er. Sì, vive per
riabbracciarvi.
Mar. Vivere e morire al di
lei fianco era l'unica mia speranza, nella mia fanciullezza.... ma poi
circondata d'assassini, trascinata nell'abisso di sventure.....
Er. Voi dunque avete molto
sofferto?
Mar. Prigioniera, la vita mi
era serbata per soffrire. Senza il vostro aiuto....
Er. Lo so, vi avrebbero
uccisa.
Mar. E come il sapete voi?
Er. Lo intesi.
Mar. Eravate nascosto?
Er. Penetrai in quel
castello, lo conosco dalla mia fanciullezza.
Mar. Siete di queste parti?
Er. (Esitando)
No.... non lo sono.
Mar. E come potei meritar la
vostra protezione?
Er. Un indizio... un
sospetto.... un momento di ritardo avrebbe deciso della vostra vita, i miei
compagni erano sulle mie traccie, vi ho salvata. Ma come foste condotta in quel
castello?
Mar. Un padre... mio Dio! un
barbaro padre attentò ai giorni dell'unico figlio suo....
Er. Ah! il vecchio barone
Mar. Come lo sapete?...
Er. Sono stato in Maratea
molto tempo, e voi amavate Errico?
Mar. È vano dunque ch'io vi
occulti... Errico... ah io l'amava... l'amo... ancora.... egli era un
principe.... io donna del vulgo.... – Come saprei dipingervi i giorni beati,
nei quali gli animi nostri nuotavano nella contentezza. Una trama infernale
trasse nel carcere il mio Errico, fu condannato a morire.
Er. Piangeste voi la sua
morte?
Mar. Per suo consiglio
scrittomi, io passava nel cenobio dove io era stata educata. Ma in quel giorno
che si diceva ch'egli era condotto a morte, decisi di recarmi a dargli
l'estremo sospiro mio sulle sue labbra, mentre con precauzione fuggì dal
convento, quattro sgherri s'impadronirono di me... con tutte le mie forze mi
dibattei furibonda,... ma invano, svenni, e schiudendo gli occhi mi trovai nel
castello, e seppi dalle minaccie de' miei tiranni che non sarei uscita mai
più... ah! chi mai chi può esser tolto a quanto à di più caro al mondo, senza
sentir la morte nel misero avanzo di vita che gli resta? neppur la speme di
esser compianta... una prece... un fiore sulle aride ossa.. le speme dei
redenti... il pensiero del mio Errico perduto così... senza ch'egli sapesse...
mi sentiva dibranar l'animo; la sua immagine non si scostava dal mio pensiero,
e nei dolorosi trasporti in quell'elevatezza che l'anima si estolle come
gigante ed impera sul tutto di noi.. mi gettava in ginocchio e il cielo
implorando: accogli ombra diletissima le mie lagrime, tu inulto di vendetta, tu
innocente per me dannato alla scure.. Avrei avuta la forza di gettarmi in
mare.. ma parea che una voce ignota, tra il conflitto di tante pene, mi
confortasse... Ah signore liberator mio perdonate... aveva immenso uopo di
sfogar il mio duolo... e voi siccome angelo diretto dal cielo mi liberaste.. vi
compensi il Dio della misericordia e del perdono.. ch'esoro con tutti gli
affetti miei!
Er. Tu mi guardi e piangi?
Mar. E voi pure piangete vi
commove il mio stato?.. ah si qui sulla mia mano cadde una lagrima oh laude a
te cielo, ch'in grembo dei mali, trovai chi non mi abbandonò...
Er. Non ti ho abbandonato
mai, io.
Mar. Non mi avete
abbandonata mai!.. chi siete voi dunque?
Er. Sì, i miei lineamenti
sono alterati, il sole, i patimenti sul mare, cento rischi, ramingai nei
boschi, ho dormito nelle caverne, ho traversato fiumi e valli, la grandine
abbattè la mia fronte, ma nè i mari, nè il sole, nè boschi, ne diacci o la
grandine, non ti toglievano al mio pensiero, mi slanciava dietro i tuoi passi,
i miei occhi ti vedevano, le mie preci s'innalzavano ferventi al Creatore e ti
raccomandavano come l'incenso s'innalza dalle sue are!
Mar. Quale espansione!
Er. Ti maraviglia o
Maria?... ma sappi ch'io... io sono l'amico del tuo Errico, egli mi commise con
giuramento, che a te sola consegnassi il lino (cava il fazzoletto) che
trapuntasti...
Mar. Cielo che ascolto!
amico di Errico?... si, egli è questo lo conosco... tu fosti sulla fronte..
sugli occhi di lui?!.. Si risoveniva della sua Maria
Er. Sempre.
Mar. E dove l'avete
conosciuto?..
Er. In Genova.
Mar. Stava egli bene?..
quanto tempo..
Er. Circa due mesi.... gli
si vedevano in fronte gli affanni, ma pieno di salute.
Mar. Veniva da queste parti?
Er. Quando ci siamo divisi,
non volle dirmi dove egli andasse.
Mar. Sapeva nulla di me? del
mio destino?
Er. S'el figurava
scongiurandomi per venir in tuo soccorso.
Mar. E non venne egli
stesso?
Er. Degli ostacoli
imponenti gli si frapponevano, ma se tu l'avessi vicino?..
Mar. Errico a me vicino?..
Er. Se dopo tanti
patimenti, ti dicesse. Maria il cielo corona i voti dell'anime virtuose... tu
puoi a lui unirti per sempre, egli non ti può offrir principesco tetto, ma un
antro...
Mar. Oh sia pur tutto
l'orrore, ma presso di lui! e dov'è?
Er. A tuoi piedi, che
stringe le tue mani che le bagna di consolanti lagrime.
(Ambi
gli attori colla forza maggiore mostrino in questa scena l'estetico sublime
formando un gruppo di cotanto riconoscimento.)
Mar. (Abbracciandolo)
Tu sei, tu? con quel viso annerito e quella folta barba? Grande Iddio! perchè
ne fai tu l'anime degne della somma possanza tua! (resta assorta.)
Er. Ora che resta a noi o
Maria?
Mar. Seguirti sempre.
Er. Anderemo a Maratea da
mio padre.
Mar. E s'egli rimane
inesorabile?
Er. Ha i piedi sull'orlo
del sepolcro.
Mar. Ah e vorresti tu ucciderlo?
ah no Errico mio no, egli è tiranno, fu terribile con te con me, ma egli ti
diede la vita...
Er. Angiolo di bontà e
senti di perdonargli?
Mar. E come potremmo esser
noi perdonati da quello, se noi, non perdoniamo?
Er. Ebben lasciami pensare,
poi eseguirò il tuo consiglio. Intanto fa cuore. Gisolfo a te, guidala nel mio
tugurio e là seguin le tue cure, a te mio padre secondo la costodisci come i
passi della mia adoloscenza. (Gisolfo e Maria partono.)
Er. Demetrio!
Dem. Chiamate capitano?
Er. Guidami quel mostro che
abbiamo in ferri, siate tutti armati come dovessimo assalire.
Dem. Ho inteso. Dobbiamo
lasciarlo in ferri?
Er. No, basta che stiate
pronti, a quanto ordino.
Dem. Sarete obbedito. (entra)
Er. Se ascoltassi il mio
sdegno pensando a costui dovrei inventare i tormenti più atroci per punirlo, ma
voglio angosciarlo almeno per quanto egli à fatto soffrire all'innocente Maria.
SCENA I2.
DONATO vien
guidato tremante da quattro armati, mentre altri si pongono in cerchio
facendolo avanzare.
Dem. Eccovi capitano quella
buona lana, che merita le nostre.... congratulazioni!
Er. Chi sei tu?
(Don.
Vorrebbe parlare e non può per lo spavento.)
Er. Chiesi chi sei?
rispondi, o ti....
Dem. Volete che gli facciamo
qualche salassetto?...
Er. No adesso. Onde chi
sei?
Don. Donato Teobaldo.
Er. Qual fu la tua patria?
Don. Napoli.
Er. Come passasti al
servigio del principe di Maratea?
Don. Un conte amico di S. A.
mi propose e venni accettato come segretario!
Dem. E che buon segretario!
Er. Saresti forse quello
che faceva condannar a morte il figlio del barone, inventando.....
Don. Signore.... io..., lo
sdegno di lui....
Er. Non mendicar pretesti
nefanda serpe, ti sarà meno cruda la morte a cui ti riserbo, se confesserai tutti
i tuoi delitti. Dimmi per qual cagione, per qual diabolico interesse ti
conducesti ad essere il carnefice del figlio del tuo padrone? Perchè col
tradimento, perseguisti l'unico erede, tu che consigliere del bene dovevi
essere appo di lui, invece ne diventavi l'istigatore genio del male?...
Don. Ohimè signore... la
vostra voce....
Er. Ti atterrisce esecrando
mostro? Ma perchè insinuavi il genitore a far condannar suo figlio, perchè
inventavi tu solo e conducevi con empio mezzo una trama delittuosissima?....
Don. Si è vero... il
principe Errico amava...
Er. E presso appunto della
amata come ti conducesti? non t'introducevi in sua casa per tradirla e
deluderla?..
Don. La vista di secondar il
Barone.....
Er. Assassino più vile di
quanti ne furono sulla terra. E chi poi costringeva il Barone a rapire Maria e
trascinarla teco nel castello e là renderla martire del tuo premeditato
assassinio brutale?...
Don. (Gettandosi in
ginocchio) Signore qualunque siate, che conoscete le mie colpe.. deh ... se
generoso...animo...
Er. Amici snudate i vostri
pugnali, avvicinatevi a questo maligno.... e....
Don. Ah! pietà!
Er. L'ài tu avuta per un
giovane innocente? l'avesti per lo sguardo di una donna amabile che l'irritato
cielo moverebbe a pietà?... Vedete voi quest'uomo... al principe Errico di
Maratea fe lambire a goccia a goccia il prolungato martirio, per costui non
aveva più sposa ch'idolatra, non più padre che l'amasse.. morte dunque del pari
prolungata. A te Demetrio più di mezzo pollice non addentrare il tuo ferro pel
primo in lato non mortale.
Dem. Eccomi a servirvi (con
finta esecuzione.)
Don. (sviene.)
Dem. Lo farem rinvenire. È
vivo sì!
Don. Misericordia! (con
voce soffocata)
Er. Alzati..
Don. Non veggo.... (traballando)
Er. Costui non merterebbe
una morte immediata; sono carichi i vostri archibugi?..
Don. Per carità.. non vi
chiedo la vita, no, ella è vostra, ma deh ... vi supplico, datemela
immediata... ma lasciatemi prima riconciliare col cielo...
Er. Ma sai tu da chi
implori?
Don. No, signore.
Er. Accresci dunque il tuo
spavento e vedi in me il principe da te assassinato (si toglie la finta
barba)
Don. Errico?
Er. Si o fellone, si quello
che fuggì dalla tua apprestata prigione e ch'il facevi dannar a morte...
Don. Se tanto generoso animo
voi chiudete, vedetemi nella polvere prostrato lambire i vostri piedi; voi
avete mille diritti di farmi morire a voglia vostra... ma se il pentimento...
Er. Tu sei pentito?
Don. Quanto mio principe!
Er. Ebbene ad un patto, e
in presenza di questi miei silenziosi compagni, posso donarti la vita.
Don. Pronunciate.
Er. Sei tu capace
d'introdur, senza pericolo, questi e me, nelle mie soglie, con precauzione e
mistero?
Don. Ma come?
Er. Impugnate gli stili.
Don. Datemi tempo ch'io
vegga..
Er. Devi tutti introdurci in
casa mia intendi?..
Don. (Alzandosi con
risolutezza) Un punto basta all'uomo per ravvedersi ed emendarsi.
Er. Dunque?
Don. Si, v'introdurrò e mi
porrò ad eseguire quanto bramate.
Er. Giuralo.
Don. Lo giuro.
Er. Altrimenti.....
Don. Con mille martirii, mi
farete morire.
Er. Voi l'udite compagni
miei, egli lo giurò, voi per me non avete menomo dubbio, s'egli non mantiene la
sua parola?..
Dem. Arderemo lui ed il
castello.
Er. Ben dicesti Demetrio,
lo accenderemo siccome face di distruzione.
Tutti. (Ad una voce)
Dopo lui daremo fuoco al castello! (In gruppo analogo.)
FINE DELLA QUINTA PARTE.
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