Ed eccoci
a mantenere la promessa fattavi nel nostro volume Quando c'eran le Fate[4]
di darvi cioè completi ragguagli intorno alla vita di Perrault, il celebre
scrittore di fiabe. Per essere precisi ricorriamo all'autorità del Vapereau,
traducendo dal suo Dizionario dl Letteratura quanto riguarda il nostro autore;
state attenti alla versione però, essa è scellerata assai, perchè fatta da uno
di quei traduttori traditori di cui appunto vi parlavamo nell'altro volume del
Perrault.
— Oh!
perchè mai ciò! esclamerete giustamente indignati, perchè volete ritorcere
contro voi stessi le armi affilate per altri?
La ragione
c'è ed a parer nostro è buona. Perchè potendo voi confrontare la brutta
versione di questo proemio e la splendida traduzione delle novelle che seguono
miniata dal Verdinois, vi disgusterete per sempre dalle cose fatte male, e non
leggerete se non quello che è ottimo.
Ed eccovi
senz'altro l'articolo del Vapereau: "Carlo Perrault letterato e poeta
francese nato il 12 gennaio 1628
a Parigi, morto il 16 maggio 1703, nelle sue Memorie
racconta che essendo allievo di filosofia al collegio di Beauvais, abbandonò la
scuola insieme con un suo camerata, per una disputa col professore. Decisi
entrambi a non metter più piede in collegio, si dedicarono anima e corpo alla
lettura di scrittori sacri e profani, dei Padri della Chiesa, della Bibbia,
della Storia di Francia, facendo di tutto traduzioni ed estratti. In seguito a
questo singolare amalgama di liberi studii il Perrault mise in versi burleschi
il sesto libro dell'Eneide e scrisse le Mura di Troja o l'origine
del burlesco. Ricevuto avvocato nel 1651 si annoiò subito di "trascinar la
toga pel tribunale" ed andossene in qualità di commesso da suo fratello
che era ricevitore generale delle finanze. Nel 1664, Colbert nominollo primo
commesso della sopraintendenza dei palazzi reali. D'allora Perrault si valse
dei favori del ministro a pro' delle lettere, delle scienze e delle arti, e non
fu del tutto estraneo al progetto che decretava pensioni agli scrittori ed ai
sapienti della Francia e dell'Europa. Contribuì pure alla fondazione
dell'Accademia delle scienze e alla ricostruzione dell'Accademia di pittura.
Fece parte, sin dall'origine della commissione delle divise ed iscrizioni, che
poi si trasformò in Accademia d'iscrizioni e belle lettere.
Entrò
all'Accademia Francese nel 1671; dove patrocinò l'idea di render pubbliche le
sedute e di fare le elezioni "per scrutinio e con schede, affinchè ognuno
potesse liberamente votare per chi gli piacesse."
Tutta la
produzione letteraria di Carlo Perrault si limitava a qualche poesia leggera
come il Ritratto d'Iside, quando lesse all'Accademia, il 27 gennaio 1687, un
poema intitolato:Il Secolo di Luigi il Grande, di cui la maggior parte
dei versi sono al disotto del mediocre, e nondimeno tengono un posto nella
storia letteraria.
A
proposito di questo poema scoppiò una delle più famose dispute letterarie del
secolo fra Boileau, Racine, Perrault ed altri accademici, e fu per rispondere
agli attacchi di Racine che Perrault intraprese una dimostrazione metodica
della sua tesi e pubblicò il Parallelo fra gli antichi ed i moderni in 4
volumi. Nell'altra sua opera l'Apologia delle donne, che pubblicò nel 1694, a ribattere la satira
di Boileau contro le donne, avendo adoperato termini un po' troppo vivi,
ne surse una nuova disputa a botte di versi e prosa che si prolungò
nientedimeno per ben sei anni, quando nel 1700 i due nemici parvero
riconciliarsi; ma la questione continuò ad esser discussa da altri scrittori,
ed ha lasciato nella nostra letteratura un interessante capitolo conosciuto
sotto il nome di "Disputa fra gli antichi ed i moderni".
Perrault
aveva cominciato nel 1696 e terminò nel 1701 un'opera intitolata: Gli
Uomini Illustri della Francia in questo secolo; raccolta di centodue
biografie, brevi, precise, esatte, corredate da magnifici ritratti in rame. Ma
ciò che ha fatto l'immortale popolarità di lui, non è nè questa ricca
pubblicazione, nè le sue discussioni letterarie, bensì un piccolo volume che in
origine aveva per titolo: Racconti dì mia madre l'Oye o Storie
d'altri tempi, pubblicato sotto il nome del figlio Perrault d'Armancourt.
"Questi racconti meravigliosi hanno formato l'incanto della nostra
infanzia, scrive Sainte Beuve, ed affascineranno quella ancora, lo spero, delle
generazioni a venire, finchè vi resterà qualche fata, almeno pei primi anni, e
che non si finirà per cominciare l'insegnamento della chimica e della
matematica ai ragazzi sin dalla culla... La bella del bosco dormiente,
Cappuccetto rosso, Barba blu, il Gatto stivalato, Cenerentola, Ricchetto dal
Ciuffo, Pollicino, che si può mai aggiungere ai soli titoli di questi
piccoli capolavori? Molti sapienti vi han discusso intorno. Il certo si è che
per la materia di essi, come per Pelle d'Asino scritto in versi,
Perrault ha dovuto attingere dalle tradizioni popolari, e non ha fatto altro se
non fissare per iscritto ciò che da tempo immemorabile tutte le nonne hanno
raccontato. Ma la sua trascrizione è semplice, corrente, d'un'ingenua buona
fede, qualche po' maliziosa anche e leggera, e si fa leggere piacevolmente ed
affascina grandi e piccini. Quella dei racconti in versi Pelle d'Asino,
Griselide e i Desiderii Ridicoli è meno divertente."
Oltre le
opere citate, si hanno di PerraultCorse di teste e di anelli fatte pel re e
pei principi e signori della sua corte (Parigi, 1670, in folio);
Raccolta di diverse opere in prosa ed in versi (Parigi, 1675, in 4°); S.
Paolino Vescovo di Nola, poema (Parigi 1886 in 4.); Poema
della Pittura; Memorie della sua vita, in quattro libri dalla nascita fino al
1687, e qualche altra minore."
Così il
Vapereau, e noi ad eliminare il "meno divertente" di cui il Sainte
Beave accusa i tre racconti in versi, appunto pel fatto della versificazione
che non è certo la forma più adatta per narrar fiabe ai ragazzi, li abbiamo
fatto volgere in prosa dal Verdinois: tanto che potrebbero adesso dirsi opera
originale del Verdinois, giacchè come Perrault attingeva i soggetti dei suoi
racconti dalle tradizioni popolari, così il Verdinois ha preso dal Perrault il
solo scheletro di cotesti tre e vi ha messo intorno la carne del proprio stile,
animandoli col soffio vivificatore dell'arte sua. Quelli che nel volume Quando
c'eran le fate li hanno letto, han potuto ammirare con quali iridi di
fantasia li ha coloriti, che lingua viva e schietta vi abbia sfoggiata, e qua e
là — in Desiderii ridicoli particolarmente — di che forma giocosa, con
spunti di fine gaiezza, e di che festività di stile li abbia rivestiti, tanto
da farli parere improntati del nostro conio nativo.
In questo
volume troverete anche L'accorta principessa, che molti attribuiscono al
Perrault ma di lui non è; fu scritta però all'epoca sua, e da lui forse anche
inspirata, dalla signorina Lheritier, sua entusiasta ammiratrice, che aveva
dettato un madrigale su Pelle d'Asino rimasto celebre. In fine vi
diamo pure alcuni racconti dei fratelli Grimm nella sicurezza che servano ad
allettarvi, perchè acquistiate fidenti e conscienti la raccolta completa delle
fiabe degli stessi autori che in diversi volumi pubblicheremo.
Speriamo vorrete
perdonarci quest'altra editorialgiaculatoria, visto che essa è servita a tenere
a bada la vostra impazienza, ad aspettar l'ora sospirata e propizia; quella che
ai naviganti intenerisce il core, quando con le paurose ombre notturne
scende sulla terra lo spaventevole mistero ad avvolgerla nel suo fantastico
manto bruno; l'ora in cui tacciono i galli, cantan le civette, e fattucchiere e
streghe, unto il rugoso corpo nudo d'olio diabolico, volan per l'aria a
cavalcioni d'un manico di granata, corsiero infernale, recandosi ai loro
satanici convegni: ai baccanali del sabbato; e dalle inesplorate regioni dei
sogni, di là dagli oceani profondi, di là dal fatidico cerchio che stringe in
un amplesso fremente il glauco seno del cielo coll'azzurro seno del mare,
vengon fuori dai loro lucenti palazzi di diamanti le fate, i genii, i folletti,
e dalle oscure tane gli orchi a spargersi pel mondo e spandervi i loro magici
poteri. E quale più di questa è agevole ai maliardi incantesimi? Guardate. La
notte è nera e terribile. La neve cade a larghe falde, portata in giro dal
vento furioso e polveroso, che urla e mugghia, simile ad infuriato mare in
tempesta, contorcentesi tutto bianco di spuma. Nel camino fiammeggiante di
ardenti tizzi brucian le caldarroste ed accanto ad esso la nonna vi aspetta per
narrarvi le fiabe che un dì cullarono anche la sua adolescenza... su, voi che
siete all'aurora della vita e voi che ne siete al tramonto, sedetevi tutt'in
torno al fuoco e state a sentire.
Per la Società Editrice
Part
G. G. Rocco.
|