|
La mentalità dei clericali
politicanti è la quintessenza aromatizzata della demagogia. I loro giornali
sono normalmente imbottiti di lunghe e suggestive polemiche (naturalmente
disinteressate e per le quali l'amministratore non compila nessuna fattura) in
difesa degli interessi di tutti gli affarismi truccati da industrie nazionali.
Ma quando per esempio lo zucchero e il pane attingono prezzi vertiginosi,
allora codesti paladini dei poveri trovano il modo di fare la voce grossa e di
riversare la loro santa indignazione sugli... accaparratori o sui droghieri,
che dalla cuccagna generale cercano di ricavare qualche profitto anche loro.
Sei mesi fa, il Momento
si distinse per una intrepida campagna (quanti pesciolini non abboccano a
questi ami) contro l'alto prezzo del pane. Ma ciò naturalmente non gli
impedisce ora di bruciare un granellino di incenso in favore della povera
agricoltura nazionale e di svolgere simpaticamente un articolo-circolare
dell'Agraria, che cerca dimostrare come qualmente il prezzo di 36 lire al
quintale fissato per il grano sia addirittura rovinoso per la... Sardegna e per
la Calabria.
Bisogna tener sempre d'occhio
questi mestatori dell'opinione pubblica ed impedire che le loro insinuanti
argomentazioni facciano presa. Il protezionismo in Italia si è irrobustito
perché ha saputo abilmente rendere antagonistici gli interessi immediati delle
campagne con quelli della città, e di una parte d'Italia con l'altra. E perciò
spetta ai proletari urbani, piú duramente provati dalle alchimie affaristiche
degli agrari e d'altronde meglio preparati alla lotta, cercare con la loro
resistenza ed opposizione, anche violenta, di smontare la vecchia macchina
camorrista che, in ultima analisi, opprime in modo uguale tutto il
proletariato.
L'argomentazione che il Momento
fa sua, e che viene pomposamente presentata come un'applicazione della «ben
nota teorica del valore denominata del Ricardo», è cosí evidentemente assurda
che solo uno scopo demagogico (ottenere la pressione dei contadini della bassa
Italia e delle isole, per rendere legittimi i grossi guadagni dei granicultori
della Valle Padana) può averla fatta rivogare. In sostanza si vuole che, per
non rovinare nessuno, si prenda come punto di partenza per fissare il prezzo
massimo del grano la produttività delle terre improduttive. Il dazio protettivo
sul grano ha spinto molti nelle campagne a seminare in terre mezzo sterili
nella sicurezza di un tenue guadagno procurato dallo Stato, artificialmente, per
la solita ragione dell'incremento dei prodotti nazionali. Lo stato di monopolio
creato dalla guerra, che da 29 franchi ha portato il grano a piú di 40 franchi,
serve a creare l'illusione che anche seminando sulla sabbia ci sia da
guadagnare sempre abbastanza. Intanto però gli agrari della Valle Padana, che
non seminano sulla sabbia, ma nelle fertili ed irrigate terre della Lombardia e
dell'Emilia specialmente, realizzano dei guadagni favolosi, che trovano solo
riscontro nei superprofitti di guerra degli industriali. È molto comodo per
questi signori sfruttare il fatto compiuto della coltura a grano di terre
improduttive per insinuare che il prezzo massimo deve essere fissato per
assicurare ai poveri contadini un reddito equo, ma, a costo di dovere assumere
degli atteggiamenti apparentemente antipatici e odiosi, è necessario che il
proletario, specialmente urbano, reagisca contro queste campagne tendenziose.
Potrà essere titolo d'onore del
proletario urbano l'aver contribuito, con questa sua resistenza alle nuove
domande affamatrici degli speculatori del pane quotidiano, a trasformare una
gran parte dell'economia agricola italiana anacronistica e decrepita. E non è
paradossale l'affermazione che uno sciopero a Torino, per un minacciato aumento
di prezzo del pane, può servire anche a salvare la Sardegna e la Calabria dalla mania
disastrosa di tagliare gli alberi per seminare il grano, nella sicurezza
fallace che gli alti prezzi rendano immediatamente redditizie le terre dove
solo l'albero trova alimento nelle acque del sottosuolo e può diventare in un
futuro assestamento economico la vera e più redditizia fonte di ricchezza.
Certo è che occorre
assolutamente reagire contro queste mene e questi raggiri dei ceti agrari, che
hanno larghe aderenze e forti influenze, affinché cessi il tributo che ogni
anno il proletario paga ai padroni delle terre d'Italia.
|