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La produzione industriale deve
essere controllata direttamente dagli operai organizzati per azienda; l'attività
di controllo deve essere unificata e coordinata attraverso organismi sindacali
puramente operai; gli operai e i socialisti non possono concepire come utile ai
loro interessi e alle loro aspirazioni un controllo sull'industria esercitato
dai funzionari (corrotti, venali e non revocabili) dello Stato capitalista, una
forma di controllo sulla industria che altro non può significare che un
risorgere dei comitati di mobilitazione industriale utile solo al parassitismo
capitalista.
Il motto «la terra ai contadini»
deve essere inteso nel senso che le aziende agricole e le fattorie moderne
devono essere controllate dagli operai agricoli organizzati per azienda
agricola e per fattoria, deve significare che le terre a coltura estensiva
devono essere amministrate dai Consigli dei contadini poveri dei villaggi e
delle borgate agricole; gli operai agricoli, i contadini poveri rivoluzionari,
e i socialisti consapevoli non possono concepire come utile ai loro interessi e
alle loro aspirazioni, non possono concepire come utile ai fini della
educazione proletaria, indispensabile per una repubblica comunista, la
propaganda per le «terre incolte o mal coltivate». Questa propaganda non può
avere altro risultato che una dissoluzione della coscienza e della fede rivoluzionaria,
non può avere per risultato che una mostruosa diffamazione del socialismo. Cosa
ottiene un contadino povero invadendo una terra incolta o mal coltivata? Senza
macchine, senza una abitazione sul luogo del lavoro, senza credito per
attendere il tempo del raccolto, senza istituzioni cooperative che acquistino
il raccolto stesso (se il contadino arriva al raccolto senza prima essersi
impiccato al piú forte arbusto della boscaglia, o al meno tisico fico
selvatico, della terra incolta!) e lo salvino dalle grinfie degli usurai, cosa
può ottenere un contadino povero dall'invasione? Egli soddisfa, in un primo
momento, i suoi istinti di proprietario, sazia la sua primitiva avidità di
terra; ma in un secondo momento, quando s'accorge che le braccia non bastano per
scassare una terra che solo la dinamite può squarciare, quando si accorge che
sono necessarie le sementi e i concimi e gli strumenti di lavoro, e pensa che
nessuno gli darà tutte queste cose indispensabili, e pensa alla serie futura
dei giorni e delle notti da passare in una terra senza case, senza acque, con
la malaria, il contadino sente la sua impotenza, la sua solitudine, la sua
disperata condizione, e diventa un brigante, non un rivoluzionario, diventa un
assassino dei «signori», non un lottatore per il comunismo.
Perciò gli operai e i contadini
rivoluzionari e i socialisti consapevoli non hanno visto un riflesso dei loro
interessi e delle loro aspirazioni nelle iniziative parlamentari per il
controllo sull'industria e per le terre «incolte o mal coltivate»; hanno visto
in queste iniziative solo il «cretinismo» parlamentare, l'illusione riformista
e opportunista, hanno visto la controrivoluzione. Eppure l'azione parlamentare
avrebbe potuto essere utile: avrebbe potuto servire per informare tutti gli operai
e tutti i contadini dei termini esatti del problema industriale e agricolo e
dei mezzi necessari e sufficienti per risolverlo. Avrebbe potuto servire per
far conoscere alla grande massa di contadini di tutta Italia che la soluzione
del problema agricolo può essere attuata solo dagli operai urbani dell'Italia
settentrionale, può essere attuata solo dalla dittatura proletaria.
La borghesia settentrionale ha
soggiogato l'Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di
sfruttamento; il proletario settentrionale, emancipando se stesso dalla
schiavitú capitalistica, emanciperà le masse contadine meridionali asservite
alla banca e all'industrialismo parassitario del Settentrione. La rigenerazione
economica e politica dei contadini non deve essere ricercata in una divisione
delle terre incolte o mal coltivate, ma nella solidarietà del proletario
industriale, che ha bisogno, a sua volta, della solidarietà dei contadini, che
ha «interesse» acché il capitalismo non rinasca economicamente dalla proprietà
terriera e ha interesse acché l'Italia meridionale e le isole non diventino una
base militare di controrivoluzione capitalista. Imponendo il controllo operaio
sull'industria, il proletario rivolgerà l'industria alla produzione di macchine
agricole per i contadini, di stoffe e calzature per i contadini, di luce
elettrica per i contadini, impedirà che l'industria e la banca sfruttino i
contadini e li soggioghino come schiavi alle casseforti. Spezzando l'autocrazia
nella fabbrica, spezzando l'apparato oppressivo dello Stato capitalista,
instaurando lo Stato operaio che soggioghi i capitalisti alla legge del lavoro
utile, gli operai spezzeranno tutte le catene che tengono avvinghiato il
contadino alla sua miseria, alla sua disperazione; instaurando la dittatura
operaia, avendo in mano le industrie e le banche, il proletario rivolgerà
l'enorme potenza dell'organizzazione statale per sostenere i contadini nella
loro lotta contro i proprietari e contro la natura e contro la miseria; darà il
credito ai contadini, istituirà le cooperative, garantirà la sicurezza
personale e dei beni contro i saccheggiatori, farà le opere pubbliche di
risanamento e di irrigazione. Farà tutto questo perché è suo interesse dare
incremento alla produzione agricola, perché è suo interesse avere e conservare
la solidarietà delle masse contadine, perché è suo interesse rivolgere la
produzione industriale a lavoro utile di pace e di fratellanza tra città e
campagna, tra Settentrione e Mezzogiorno.
In questo senso gli operai e i
contadini consapevoli devono volere sia rivolta l'azione parlamentare
socialista: a compiere opera di educazione rivoluzionaria nelle grandi masse, a
unificare i sentimenti e le aspirazioni delle grandi masse nella comprensione
del programma comunista, a diffondere incessantemente la persuasione che i
problemi attuali della economia industriale e agricola possono essere risolti
solo fuori del Parlamento, contro il Parlamento, dallo Stato operaio.
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