|
Al CE del PC d'Italia.
12
settembre 1923
nella sua ultima seduta il Pres.
ha deciso che in Italia sia pubblicato un quotidiano operaio redatto dal CE al
quale possano dare la loro collaborazione politica i terzinternazionalisti
esclusi dal PS. Voglio comunicarvi le mie impressioni e le mie opinioni a
questo proposito.
Credo che sia molto utile e
necessario, data la situazione attuale italiana, che il giornale sia compilato in
modo da assicurare la sua esistenza legale per il piú lungo tempo possibile.
Non solo quindi il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito, ma
esso dovrà essere redatto in modo che la sua dipendenza di fatto dal nostro
partito non appaia troppo chiaramente. Dovrà essere un giornale di sinistra,
della sinistra operaia, rimasta fedele al programma ed alla tattica della lotta
di classe, che pubblicherà gli atti e le discussioni del nostro partito, come
farà possibilmente anche per gli atti e le discussioni degli anarchici, dei
repubblicani, dei sindacalisti e dirà il suo giudizio con un tono
disinteressato, come se avesse una posizione superiore alla lotta e si ponesse
da un punto di vista «scientifico». Capisco che non è troppo facile fissare tutto
ciò in un programma scritto; ma l'importanza non è di fissare un programma
scritto, è piuttosto nell'assicurare al partito stesso, che nel campo delle
sinistre operaie ha storicamente una posizione dominante, una tribuna legale
che permetta di giungere alle piú larghe masse con continuità e
sistematicamente.
I comunisti e i serratiani
collaboreranno al giornale, manifestamente, cioè firmando gli articoli con nomi
di elementi in vista, secondo un piano politico, che tenga conto mese per mese,
e, direi, settimana per settimana, della situazione generale del paese e dei
rapporti che si sviluppano tra le forze sociali italiane. Bisognerà stare
attenti ai serratiani che tenderanno a trasformare il giornale in un organo di
frazione nella lotta contro la direzione del PS. Bisognerà essere severissimi
in ciò ed impedire ogni degenerazione. La polemica si farà necessariamente, ma
con spirito politico, non di setta ed entro certi limiti. Bisognerà stare in
guardia contro i tentativi per creare una situazione «economica» a Serrati, che
è disoccupato e sarà dai suoi compagni proposto, molto probabilmente, come
redattore ordinario. Serrati collaborerà firmando e non firmando; i suoi
articoli firmati dovranno però essere fissati in una certa misura e quelli non
firmati dovranno essere accettati dal CE nostro. Sarà necessario fare con i
socialisti, meglio con lo spirito socialista di Serrati, Maffí ecc. delle
polemiche di principio che saranno utili per rinsaldare la coscienza comunista
delle masse e per preparare quella unità ed omogeneità di partito che sarà
necessaria dopo la fusione per evitare una ricaduta nella caotica situazione
del 1920.
Io propongo come titolo L'Unità
puro e semplice, che sarà un significato per gli operai e avrà un significato
piú generale, perché credo che dopo la decisione dell'Esec. All. sul governo
operaio e contadino, noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione
meridionale, cioè alla questione in cui il problema dei rapporti tra operai e
contadini si pone non soltanto come un problema di rapporto di classe, ma anche
e specialmente come un problema territoriale, cioè come uno degli aspetti della
questione nazionale. Personalmente io credo che la parola d'ordine «governo
operaio e contadino» debba essere adattata in Italia cosí: «Repubblica federale
degli operai e dei contadini». Non so se il momento attuale sia favorevole a
ciò, credo però che la situazione che il fascismo va creando e la politica
corporativa e protezionistica dei confederali porterà il nostro partito a
questa parola d'ordine. A questo proposito sto preparando una relazione per voi
che discuterete ed esaminerete. Se sarà utile, dopo qualche numero, si potrà
nel giornale iniziare una polemica con pseudonimi e vedere quali ripercussioni
essa avrà nel paese e negli strati di sinistra dei popolari e dei democratici
che rappresentano le tendenze reali della classe contadina e hanno sempre avuto
nel loro programma la parola d'ordine dell'autonomia locale e del
decentramento. Se voi accettate la proposta del titolo L'Unità lascerete
il campo libero per la soluzione di questi problemi e il titolo sarà una
garanzia contro le degenerazioni autonomistiche e contro i tentativi reazionari
di dare interpretazioni tendenziose e poliziesche alle campagne che si potranno
fare: io d'altronde credo che il regime dei soviets, con il suo accentramento
politico dato dal partito comunista e con la sua decentralizzazione
amministrativa e la sua colorizzazione delle forze popolari locali, trovi
un'ottima preparazione ideologica nella parola d'ordine: Repubblica federale
degli operai e contadini.
|