Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Angelo Bellani
Del terremoto, del cholera e dell'aria cattiva

IntraText CT - Lettura del testo

  • Articolo I.I I   Dell'aria cattiva.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Articolo I.I I

 

Dell'aria cattiva.

 

 

Vincitur enim meliora peioribus.

 

L. An. Senecae. Natural. Quaest.

Lib. VI, cap. 28.

 

 

Sarà sembrato estraneo in un Giornale specialmente destinato all'agricoltura il vedere inserito un articolo sul terremoto, ed un altro sul Cholera; ma forse che non interessano moltissimo anche agli agricoltori questi due argomenti? Anzi siccome talvolta da taluno si vuol trovare male dove gli altri non vedon che bene, così non meno si vuole trovar bene dove non si scorge che male; perchè mi ricordo d'aver letto in qualche opera di agricoltura che i terremoti sono utilissimi a smuovere la terra meglio di un aratro che vi passasse sopra più volte; e se si riguardano le comete come foriere di mali, e forse come causa dell'attuale Cholera, non mancano agricoltori che si rallegrano all'annunzio dell'apparizione di una cometa, ben ricordandosi del raccolto ubertosissimo di eccellente vino che si fece nel 1811, anno di grande prosperità per cui ancora si continua a denominare quell'epoca fortunata l'anno della cometa. Ma sotto qualunque aspetto che si riguardino questi fenomeni, del terremoto, e del Cholera, non dipenderà mai dall'umana forza od industria l'impedirli, o il richiamarli: non così si potrà dire della così detta aria cattiva, argomento che tanto interessa l'agricoltura e l'agricoltore, perchè in gran parte dipende dall'uomo il produrla, o il distruggerla; sebbene anche in questo caso non pochi vi sono che trovano nell'aria cattiva la sorgente d'ogni lor bene. È singolare, che tanto la trascuratezza, come la massima perfezione nell'agricoltura possa produrre il medesimo effetto dell'aria cattiva, come i contorni di Milano specialmente lo manifestano. Il celebre Padre Fumagalli nelle Antichità Longobardico-Milanesi (Milano 1792 T. 4) ha inserita una dissertazione sulla navigazione, sull'irrigazione, e sulla formazione de' prati nella provincia di Milano, che fu poi riprodotta negli Atti della Società Patriotica di Milano, T. II. pag. 211; intitolata Memoria storica ed economica sull'irrigazione de' prati, di un Monaco Cistercense. Ivi si prova come ne' secoli bassi quando ogni ramo d'industria era fra noi trascurato, que' Monaci particolarmente nel circondario di Chiaravalle poco distante da Milano, cominciarono a dar scolo ad acque stagnanti che infettavano l'aria, ed a convertire quelle paludi in ubertosi prati irrigatorj estendendone il beneficio a molte e molte milliaja di pertiche. Dietro il loro esempio anche altri possessori introdussero l'irrigazione sui loro terreni, e specialmente per la coltivazione del riso; cosicchè si andò sempre questo metodo di coltura estendendosi finoai nostri giorni, e fin sotto le mura della città, di modo che quel beneficio procurato dai Monaci col sanar l'aria dalle paludi esistenti servì in seguito ad ammorbare l'aria medesima, formandosi, dirò così, una sola generale palude di tutti i campi. E in verità riesce doloroso il leggere nelle opere del Petrarca, come questi celebri la purezza dell'aria che respirava nella sua villa di Linterno poche miglia distante da Milano, mentre adesso vi regna un'aria infetta pestilenziale: Vincuntur enim meliora peioribus e verificandosi l'assioma che talvolta il migliore è nemico del buono. Ma quegli industriosi Monaci12, dopo aver compita a forza di fatiche, di risparmj, e di spese la lodevole opera loro, e mentre godevano del frutto della loro industria furono loro tolti que' terreni, come a persone incapaci a farli ben fruttare (una delle accuse che si danno, per tacere di molte altre ancor più ingiuste ed insultanti); e passarono da quelle mani che avevano vivificata l'agricoltura, e che furono dichiarate mani morte in quelle di coloro che se li stanno godendo in un ozio opulento: frages consumere nati. Ma a che serve magnificar tanto la civilizzazione, e l'umanità del secolo XIX, e a che serve il propor mezzi per impedire gli effetti dell'aria cattiva, quando non si è disposto a perdere una gocciola di quell'acqua che va sul proprio campo, e si antepone un sacco di riso alla distruzione di tutte le febbri terziarie, che può la coltivazione di quello occasionare? Anzi vi fu qualche Agronomo che volle dimostrare non esser punto dannose all'umana salute le risaje, i prati a marcita: non fa meraviglia, perchè si è trovato anche un Poeta che ha fatto l'elogio della Febbre. Alle risaje almeno si è cercato di porre un limite col prescrivere una determinata distanza dalla capitale; ma quasicchè la vita degli altri uomini non fosse egualmente preziosa di quella dei metropolitani!

Quid, quod aquae inutiles, pestilentesque in abdito latent, ut quas nanquam usus exerceat, nunquam aura liberior everberet? Crassae itaque, et gravi caligine sempiternaque tectae, nihil nisi pestiferum in se et corporibus nostris contrarium habent. Aer quoque qui admixtus est illis, quisque inter illas paludes jacet, quum emersit, late vitium suum spargit, et haurientes necat…Tunc etiam ille spiritus purior transit in noxium. Inde subitae continuaeque mortes, et monstruosa genera morborum, ut ex novis orta causis. (Seneca. Natur. Quaest. Lib. VI Cap. 27. 28).

Ma se rimane in potere dell'uomo il togliere, o l'impedire in parte almeno, ed in determinati luoghi gli effetti dell'aria cattiva; quale poi ne sia la vera causa, e come operi, è un'indagine che ancora rimane a farsi. Alcuni non all'aria che si respira ne' luoghi paludosi, ma all'acqua cattiva che si beve ne attribuiscono le febbri che ivi si generano, ed il mal essere generale, che vi si prova: ma oltre che dall'analisi chimica istituita tanto sull'aria, che sull'acqua di que' luoghi nulla finora si è potuto scoprire, se l'umidità sola, o le esalazioni delle sostanze vegetali ed animali in putrefazione attivate dall'alta temperatura bastassero a produrre i nocevoli effetti, non si vedrebbero molti paesi andarne esenti sebbene in mezzo ad acque stagnanti, e come si trova Venezia in mezzo alle lagune13. Che poi non possa esser l'acqua che entra ne' nostri alimenti la causa primaria si arguisce dal fatto le mille volte avverato, bastare talvolta di soggiornare una notte in que' luoghi infetti senza prendere alcun cibo o bevanda, per venir colpiti dalla malattia endemica; siccome lo proverebbe chi dormisse una sol notte nelle paludi Pontine; e già il celebre Volta, di cui si darà qui appresso una lettera inedita su questo argomento, ne aveva fatta questa giudiziosa osservazione.

Nel circondario di Milano la parte reputata più sana è dal lato di Porta Comasina, come la parte non soggetta all'irrigazione: quindi dal lato di Porta Nuova, e poscia di Porta Orientale come parti meno irrigate. È doloroso il vedere fuori delle altre porte i palazzi ora abbandonati, e che prima erano ville deliziose; ed il Petrarca soleva frequentemente dal suo Linterno passare alla non lontana Certosa di Garegnano conversando con que' Cenobiti, che al certo non avrebbero scelto un sito malsano per erigervi quel loro grandioso Chiostro. Dove ora sono campi inaffiati esistevano boschi di grande estensione, bene spesso fatale ricovero d'assassini, come tuttavia si ricordano con raccapriccio i boschi della Merlada.

In una mia piccola possessione vicino alla Cascina del Pero, cioè a circa quattro miglia fuori della città, dove l'acqua che si beve è pura apparentemente quanto qualunque altra e sicuramente più di quella di Milano in cui filtrano tante cloache ed immondezze d'ogni sorte14; dove l'aria sempre ventilata è generalmente asciutta sì di giorno che di notte, di modo che nelle abitazioni anche al piano terreno senza cantina o sotterraneo qualunque, non vi si scorge quell'umidità si attacca alle muraglie quel nitro che in tutti i piani terreni sempre si manifesta nelle case in Milano; dove non esistono paludi propriamente dette, ma prati irrigatorj, e pochi a marcita, e che trovasi al limite di poche risaje; pure è quel luogo riguardato come mal sano più che non molti altri paesi in mezzo a paludi, a prati irrigatorj, e di marcita, e ad estesissime risaje; e dove le abitazioni sono meno spaziose e salubri, e dove forse anche il vitto è meno abbondante e sano, e la pulitezza delle persone meno ricercata come men vicine alla capitale.

Sembra che questi miasmi dell'aria cattiva non si estendano molto al di del luogo dove hanno origine, perchè la Pobbia, villaggio non più distante dalla Certosa soprannominata di 1/4 di miglio15 ne va quasi esente, ed esente del tutto la vicinissima Parocchia detta la Cagnola. Chi si addormenta sul nudo terreno, e massime di notte, difficilmente schiva la malattia, indizio che il miasma sorte dalla terra, ossia che vicino a terra trovasi più attivo, perchè non ancora diradato, e disperso nell'aria16.

La così detta aria cattiva della campagna di Roma, e delle maremme pontificie e toscane pare che abbia molta analogia coll'aria cattiva dei contorni di Milano; e di altre vicine province, e specialmente di quella di Pavia. Nella Biblioteca Universale di Ginevra (tomo XLVI Letteratura: pag. 394) si torna a parlare di quest'aria cattiva dell'Agro Romano; e se n'era già diffusamente trattato in alcune lettere sull'Agricoltura d'Italia nella antecedente Biblioteca Britannica (Agricoltura Tomo XIX e XX) e nella Biblioteca Universale (tom. II, p. 25, an. 1816) oltre a quanto il celebre nostro Brocchi, di cui si compiange ancora l'immatura morte, aveva inserito nella Biblioteca Italiana; senza però che se ne potesse scoprire la vera causa.

L'I. R. Istituto di Milano ha ultimamente riproposto al concorso del premio questo quesito, che era già stato trattato oltre da tant'altri dall'insigne chimico Chaptal che or ora cessò di vivere pieno d'anni e di meriti (Mèmoires de Chimie, tom. I Montpellier 1781, pag. 129): in seguito fu riprodotta quella Memoria più ampliata (Montpellier 1783). (Sulla causa dell'insalubrità de' luoghi paludosi, e sui mezzidi rimediarvi). Ne attribuisce la causa all'acqua del mare che mescolandosi colla dolce determina più efficacemente la decomposizione de' vegetabili, ossia la loro putrefazione, per cui ne derivano esalazioni mortifere: opinione già stata emessa prima da Gaubius riguardo all'Olanda, e confermata da Becher, e da Pringle; ed ultimamente dal Giorgini. (Annal. De Chim. et Phys.). Ma questo non è il nostro caso.

Piuttosto in mezzo a tante incertezze, e trattandosi di un oggetto tanto interessante, sarei anch'io dell'opinione, che una determinata qualità di un vegetabile che appunto si propaga nelle paludi ne fosse la causa morbifica. Nel Nuovo Giornale de' Letterati (Pisa 1831, n.o 59, pag. 105) si trovano le Ricerche chimiche e fisiche sulla Chara, o Putèra, onde conoscerne se questa pianta possa avere parte nell'origine della cattiv'aria. Di Paolo Savi, e Ranieri Passerini. Fra le piante che nascono ne' paduli, alcune specie di Chara sono delle più abbondanti. Era già nato il sospetto che la vita o la morte di questa pianta, o erba che vogliam dire, potesse influire sullo sviluppo dell'aria cattiva. Quando incomincia la stagione calda, ne' luoghi bassi e palustri, dall'esperienza mostrati per i più malsani, col prosciugarsi o ritirarsi delle acque, sviluppasi un fetore particolare conosciuto col nome di puzzo di padule: fetore diverso da ogni altro, nauseante in maniera, e tanto incomodo, che ad esso ed al caldo suole comunemente attribuirsi quella spossatezza, e quell'avvilimento… i primi effetti insomma dell'aria cattiva. Fralle qualità sensibili proprie della Chara, è veramente speciale il puzzo che essa tramanda, per il quale in varj luoghi della Toscana, al dire degli Autori, ell'è chiamata Putèra. Ora quei che conosce quel puzzo, sentendo quel di padule, trova fra i due una tal somiglianza, che interrogato dalla sua opinione circa all'origine dell'ultimo, immediatamente decide dover dipendere dalla Chara. Le piante del genere Chara sono erbacee, viventi nell'acqua dolce, o salmastra de' fossi e de' paduli, ma giammai nelle acque del mare. Ecco perchè Venezia sebben circondata da lagune vada esente secondo me delle malattie che da quella pianta ne derivano. Le specie di questo genere conosciute in Europa sono otto: mettendone anche piccola porzione nell'acqua comune in un vaso, non tarda molto a decomporsi, e l'odore diviene talmente incomodo da produrre mal di capo, e nausee anche alle persone alquanto distanti dal recipiente. Egli è certo che i tempi più copiosi di miasmi palustri sono appunto quelli, ne' quali accade il disseccamento del fondo de' paduli, e percossi dal sole: allora anche la Chara rimane allo scoperto, e allora tutta la Puterina può volatilizzarsi, e spandersi per l'atmosfera, e specialmente per l'umidità e il fresco della notte si condensa, e viene assorbita dalla cute del nostro corpo che vi si trova esposto, oppur anche per respirazione; e che forma poi il così detto miasma. La Puterina applicata alla cute vi produce prurito, e un mal essere: il suo puzzo disgusta, e restando anche sol per un'ora in una stanza ove siavi una certa quantità di Chara, il puzzo che da essa si esala, produce gravezza alla testa, come già si disse, indi emicrania e vomito. Essa è di conseguenza dannosa al corpo umano, e tanto da esercitare i suoi cattivi effetti anche su quelli individui, che per poco tempo restarono involti ne' suoi vapori. Sarà irragionevole adunque il pensare, che stando lungamente esposti all'azione dell'aria carica di questo principio, gli sconcerti ne siano molto maggiori, e forse tanto da produrre le febbri intermittenti? Si conoscono varie altre piante, e degli animali ancora, i quali spargono nell'aria de' veleni per l'uomo, ma non ne abbiamo la Dio-mercè in quantità notabile, mentre la Chara cresce abbondantissima. Anche il gas idrogeno delle paludi, ossia gas idrogeno proto-carbonato si reputa mal sano; ma colle analisi chimiche non se ne riconosce nell'aria de' paesi infetti che una quantità minima in proporzione.

Ecco quanto ho stimato bene di estrarre da quella interessante Memoria: se la causa fosse finalmente conosciuta non sarebbe facile il rimedio colla estirpazione, e distruzione totale di quell'erba malefica, che porta un nome ingannatore, e forse a non altro atta che a mostrare la circolazione degli umori ne' vegetabili sotto il microscopio del Corti, e dell'Amici?...

 

 

 






p. -

12 soltanto que' Monaci sono meritevoli della nostra riconoscenza, ma ben a molti altri di diversi ordini religiosi n'è debitrice l'Europa tutta per l'agricoltura migliorata, per le scienze e le lettere conservate, e per molte arti ristabilite. Mani morte non saranno dunque quelle che ci portarono il seme dei bachi da seta; che ci copiarono i codici tutti dell'antichità che ci sono rimasti; che eressero tanti monumenti dove l'architettura, la pittura, la scultura ebbero novella vita, ecc. ecc. Mani morte son diventate soltanto dopo la soppressione.



13 Nelle innondazioni dell'Egitto si svilupano altre malattie anche più fatali come la peste bubonica, ma che non hanno relazione con quelle così dette provenienti dall'aria cattiva. (Observations sur la Peste d'Orient, par M. Pariset, Bullétin des Sciences médicales, September 1831, pag. 274).



14 Facile sarebbe in Milano l'impedire la filtrazione dei pozzi neri nei pozzi bianchi, disponendo i condotti dei primi in modo che sboccassero nel condotto principale che in mezzo alle strade raccoglie le acque pluviali: anzi queste stesse acque che ora per canali s'immettono direttamente in quello, passando prima ne' pozzi neri, trascinerebbero seco le materie ed ogni cattivo odore; come pur se ne trovano in alcuni luoghi. Quell'acqua poi grassa servirebbe come la Vettabbia a fecondare egualmente i terreni, e nulla anderebbe perduto. Un consimile progetto si trova nella Revue Britannique. Dèc. 1831.

Forse alcuno rifletterebbe, che specialmente in tempo di pioggia se tutte le immondezze entrassero nei canali lungo le strade ne potrebbero sortire del cattivo odore dalle fessure che servono per introdurvi l'acqua che cade e scorre sulle stesse strade. Ma oltre che nel tempo in cui sarebbe più a temersi questo inconveniente, vale a dire nei mesi più caldi, l'aria di que' sotterranei trovandosi più fredda, e perciò più pesante resterebbe stagnante, o scorrerebbe da canale in canale sempre sotto terra, e per cui poco delle cattive esalazioni ne uscirebbe; quelle medesime fessure, ossia aperture praticate nella pietra si potrebbero diminuire: e se avesse luogo il progetto di far scorrere di notte tempo le acque del naviglio lungo quegli stessi canali: nel tempo cioè che il naviglio non serve al corso delle barche, e restituendosi nuovamente quell'acqua subito fuori della città, si avrebbe sempre la città sgombra da ogni fetore, o ingorgamento; perchè già anche prescindendo dalle latrine, molte impurità entrano per que' canali, oltre lo spurgo delle strade. Del resto è minor male sentire un po' di puzza all'aria aperta, e di tempo in tempo; che tenersela in casa tutto l'anno per ammorbare le nostre abitazioni, ed ammorbarne l'acqua.

Questa città mancante delle latrine portatili più d'ogni altra è soggetta a questo difetto delle acque potabili per mancanza di buone acque correnti, o di acquedotti, attesa la sua situazione, trovandosi l'acqua de' pozzi a pochi piedi sotto il livello del suolo. Io in questi giorni prima che ricominciasse a piovere, cioè dopo un ostinato caldo, e asciutto di più mesi ho trovato l'acqua del pozzo alla temperatura di gradi  10 ¼ del termometro diviso in 80, sebbene alla profondità di sole 5 a 6 braccia: ed il livello dell'acqua si era di poco o nulla abbassato più del consueto in tale stagione. Sono dunque ancor io d'opinione che il nostro alveo sia in comunicazione col fondo de' nostri laghi superiori, per cui l'acqua da essi filtri in parte, e scorra sotto queste basse pianure a pochi piedi in profondità; e per cui l'acqua si sia mantenuta costantemente fredda nonostante la vicinanza alla superficie del suolo molto riscaldata, perchè derivante da acqua in origine della temperatura di 3 a 4 gradi come si deve supporre che sia quella del fondo dei laghi; e si sia mantenuta senza notabile scarsità, perchè proveniente da una sorgente inesausta. Quando piove l'acqua ne' pozzi cresce, e si fa anche più calda perchè prima di penetrare nella terra acquista la temperatura del suolo: d'inverno invece se il gelo è molto continuato s'abbassa l'alveo, ed al sciogliersi delle nevi l'acqua de' pozzi diventa freddissima.



15 In una delle grandi pietre milliarie che con tanto dispendio e tanto poca utilità furono collocate sulle strade principali indicanti le distanze dei paesi circonvicini, e propriamente nel luogo soprannominato della Pobbia sulla strada postale che mette a Rho si legge in caratteri cubitali: Garegnano M. 1/4. Certosa M. 1/5. Se un quinto è meno di un quarto, e se Garegnano è più vicino alla Certosa, andavano i numeri inversati.



16 Anche il gozzo ed il cretismo si attribuiva da chi all'acqua, e da chi all'aria: pare che in questi casi la vera cagione sia la mancanza di gas ossigene nell'acqua (Annales de Chim. et Phys. Sept. 1831, pag. 41). Se avvi maniera per decidere la questione, sarebbe di scavare in que' luoghi dei pozzi artesiani, perchè forse ne potrebbe risultare un gran beneficio all'umanità; e l'operazione sarebbe tanto più agevole nelle pianure lombarde d'aria cattiva.





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License