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Oggi sono piú idrofobo e piú cane arrabbiato del solito.
Ma credo d'averne ben donde. Da tre giorni, ogni mattina, dalle quattro alle
cinque, proprio nell'ora in cui nelle caserme si dà la sveglia ai soldati, di
fronte alla mia finestra, nella casa di faccia incomincia la scuola di tromba.
Vi prego di credere che non è la cosa piú allegra di questo mondo. Proprio
nell'ora piú propizia al sonno riparatore, quando la nervosità della giornata
di lavoro si acquieta per la stanchezza, ecco che pare sia arrivato il giorno
del giudizio universale e trombe in tutte le chiavi incominciano a squillare
con cosí sconcertante insistenza che pare tutti gli echi degli angoli della
stanza ne risuonino e i muri stessi siano diventati una cassa armonica. Non
giudico, constato. La casa di fronte è grande, è un isolato che si estende da
via S. Croce a via Ospedale, ha delle risorse innumerevoli; perché la scuola di
tromba debba essere posta proprio di fronte all'enorme alveare nel quale dei
pacifici cittadini credono avere il diritto, pagato salatamente, di riposare,
non riesco proprio a spiegarmelo. Non faccio una questione personale:
naturalmente, essendo la mia idrofobia in causa, sento piú vivamente il torto
che si fa ai miei coinquilini, ma mi pare che il mio interesse personale
combaci perfettamente con quello di tutti gli altri, perché sia abbastanza
giustificata la protesta. Le seccature inevitabili sono già sufficienti a dare
agli abitanti della città quel tono nervoso che li distingue dai pacifici ed
invidiabili campagnoli. Che proprio non sia possibile evitare queste altre,
come la scuola di tromba, cui si potrebbe senza difficoltà rimediare? Capisco
che per l'autorità tutoria il cittadino non è che un contribuente che ha solo
il sacrosanto dovere di pagar le tasse senza fiatare, di accettare senza
protesta tutti i gravami che anche i semplici monopolizzatori delle industrie
civiche credono avere il diritto di imporgli, di non turbare la pubblica
tranquillità, ecc. ecc. e che per il resto deve cavarsela da sé e non
incaricarsene. Ma siccome penso che se domani saltasse a me il ticchio di prendere
in affitto un appartamento nel palazzo dove abita il signor sindaco, o il
signor prefetto, o il signor comandante della divisione, e di istituirvi una
scuola di bombardino o di cornetta con orario piuttosto mattiniero, sentirei
strilli e proteste da digradarne tutte le oche di Brema sottoposte
all'ingrassamento del fegato, e sarei posto alla porta senza molti complimenti;
cosí credo che sarebbe dovere in una città dove si predica l'igiene ed è
multato chi sputa sul tram, che si provvedesse perché anche nel caseggiato che
va da via S. Croce a via Ospedale le scuole di tromba fossero allogate in
appartamenti un po' eccentrici, perché la salute dei cittadini non è posta
solamente nei polmoni e nel sangue, ma anche nei timpani e nel sistema nervoso.
(24
febbraio 1916).
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