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La vita dei galantuomini è tutta un tessuto di buone
abitudini. Levarsi la mattina, lavorare quel certo periodo della giornata,
divertirsi, mangiare, digerire, andare a spasso secondo un programma
prestabilito, tutto ciò serve egregiamente a dare alla patria cittadini poco
turbolenti, ordinati, disciplinati, che pur di non mancare al caffè o alla
partita di tarocchi di una certa ora, son capaci di perdonare alla moglie che
li tradisce, o alla serva che, se ruba sui conti, prepara cosí bene quel certo
manicaretto domenicale... Cosí avviene che le abitudini, che dovrebbero servire
solo a rendere meccaniche certe necessità e quindi a tagliarle fuori dalla
nostra vita attiva, diventano delle tiranne, e quali orribili tiranne. Vedete
ciò che succede alle società produttrici del gas. Il «Momento», questo
disinteressato difensore di tutti gli strozzinaggi, che pubblica una
insignificante protesta contro gli zuccherieri solo perché gli sia possibile,
per dovere di imparzialità, pubblicare tre colonne schifosamente gesuitiche di
difesa, pubblica ora un'intervista con uno che è assai addentro alle segrete
cose delle società produttrici del gas, il quale, dopo aver ripetuto
ragionamenti da noi confutati ad esuberanza, nega che la società dia dei
dividendi. È una fiaba il dividendo. La società dà solo l'interesse fisso di
dieci lire stabilito dal suo statuto sessanta anni fa. Ora si capisce che
un'abitudine che dura da sessanta anni non può essere smessa cosí da un momento
all'altro. Imponete ad un vecchio di settantacinque anni che ha incominciato a
fumare a quindici, che smetta perché in famiglia c'è chi non può soffrire il
puzzo del tabacco; si scioglierà in lacrime, si immalinconirà, e la sua fine
non tarderà a venire. Da sessanta anni capite, un interesse del 10 per cento
(non dividendo, per carità, perché il decreto luogotenenziale vuole che sia
solo dell'8!) Come si fa a rinunciarvi?
E non hanno torto questi buoni azionisti!
È inutile ricordar loro che lo stato di guerra ha fatto
smettere a tutti molte buone abitudini; che ha domandato a milioni di soldati
di prepararsi persino a smettere la buona abitudine di vivere! Non è col
sentimento che si ammollisce il cuore di un azionista indurito nel vizio.
L'intervistato del «Momento» ha detto che finora solo sette o otto consumatori
si sono rifiutati di pagare, e che hanno pagato anche i consiglieri socialisti!
Non ci scoraggiamo perciò!
Se i consumatori vogliono che la buona abitudine del 10
per cento continui per gli azionisti, perseverino anche loro nella non meno
buona abitudine di lasciar fare e lasciar passare. Ma se vogliono che il comune
si muova, facciano ciò che abbiamo consigliato: non paghino!
Contro la impassibilità di chi si infischia del malessere
generale, solo la violenza vale qualche cosa.
(27
febbraio 1916).
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