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«Alla lanterna, bambole di stracci tedeschi, orribili musi
cuciti, pulcinella teutonici di caucciù e di ebanite, di cartapesta e di gesso!
Alla lanterna, ippopotami di pessimo gusto fabbricati in Prussia!» Con questo
fiero grido di guerra un giornale cittadino somministra il santo viatico
all'iniziativa del Circolo degli artisti, che vuol dare all'Italia il balocco
italiano, e ai bimbi merce nazionale. È stato bandito un concorso, sono stati
assegnati dei premi, è stata stabilita una graduatoria. Ma cosa ne penseranno i
bambini italiani di tutto ciò? Quale graduatoria stabiliranno, essi? Il Circolo
degli artisti è partito da criteri di educazione estetica, ha stabilito una sua
scala di valori nei giocattoli, ed ha esclusi quelli che a suo parere erano
brutti. Ed è cosí caduto in un errore fondamentale, che farà fallire
completamente il tentativo, e lascerà l'Italia ancora per qualche tempo senza
il balocco nazionale. Non sono gli artisti, anche se il Pascoli abbia detto che
in ognuno di essi parla un fanciullino, che devono giudicare dei balocchi. Che
un balocco sia brutto o bello per i bambini non conta un fico secco, e i
tedeschi, maestri in penetrazioni commerciali e compatrioti di Pestalozzi, ben
lo sapevano. Gli ippopotami di pessimo gusto, le bambole di stracci, gli
orribili musi cuciti, ecc. ecc., avevano fortuna e smercio precisamente per la
loro bruttezza e per la loro impersonalità artistica.
Il bimbo non vuole che il balocco gli si imponga con la
sua immagine sagomata in linee perfette e determinate, vuole che il balocco gli
lasci ampia libertà di creazione. La sua fantasia crea il balocco, non
viceversa. L'aritmetica è un'opinione, la bellezza è un opinione per i bambini;
due piú due può essere uguale a un milione, e il piú sdrucito pulcinella può
destare immagini e fantasia e giochi quali il piú perfetto gingillo uscito
dalle mani di Leonardo Bistolfi non è capace di suscitare. Il fanciullino che
dorme nel cuore degli artisti (specialmente se appartengono ad un circolo) è troppo
ben educato e ha ricevuto sulla sua pelle troppe verniciature e leccature,
perché ricordi le sue bizzarrie e i suoi capricci infantili. Il ragioniere
Eugenio Chiesa, col suo gusto di salumaio, può essere per i giocattoli piú buon
giudice di L. Ristolfi: non preoccupazioni di bellezza, ma solo preoccupazione
di vendita, che per la formazione di un'industria nazionale è la piú nobile
delle preoccupazioni. Poiché per vendere non bisogna avere preconcetti o
proporsi dei programmi di educazione artistica, dato e non concesso inoltre che
il bello possa essere insegnato cosí come l'alfabeto e la tavola pitagorica.
In fondo il Circolo degli artisti ha voluto solo
dimostrare che l'arte può essere trasformata in lanciabombe per la guerra
economica. La mania sarebbe innocente se non potesse andarci di mezzo il
portafoglio del padre di famiglia, costretto da leggi restrittive di dogana a
comprare ciò che i figliolini magari butteranno via senza neppure guardare, e
al ministero purtroppo c'è Giovanni Rosadi.
Leonardo Bistolfi dovrebbe persuadersi che gli affari
devono essere fatti dagli uomini d'affari, anche per i giocattoli, perché
altrimenti si vedranno di nuovo nelle case italiane gli ippopotami di pessimo
gusto, le orribili facce cucite e gli altri delinquenti che si vorrebbero
vedere appesi alla lanterna.
(10
marzo 1916).
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