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Già, è vero: non tutti i torinesi sanno che presso a
Giaveno, in un sito amenissimo, saluberrimo, che però reca «l'aspro nome di
Selvaggio, grazie allo zelo di un comitato di pie signore della nostra città, è
sorto in questi ultimi anni un santuario dedicato alla Madonna di Lourdes».
Il giornale cittadino e non cattolico che ci rende edotti
di codesta mirabilia, aggiunge che il «santuario è bello, ridente ed ha vicino
un vasto ospizio per i pellegrini, poiché vi si fanno anche numerosi e
frequenti pellegrinaggi».
Bene a sapersi anche codesto. Nelle informazioni del
giornale non clericale e tutto fervido di bellicismo c'è però una lacuna, che i
sagrestani di via Oporto dovrebbero riempire. Il giornale dal quale tolgo le
preziose informazioni non dice se anche la Madonna di Lourdes nella sua reincarnazione al
Selvaggio sia suscettibile di miracoli, se ne abbia fatto, se ne faccia. La
taumaturgia della Vergine a Lourdes di Francia è ormai famosa ed intorno ad
essa sono stati scritti molti libri: ce n'è persino uno di Emilio Zola. Tant'è
— della Madonna francese — la fama che va per la terra e l'oceano, che in non
poche parti del mondo cattolico s'è voluto erigere un santuario fatto ad
imitazione di quello celeberrimo di Lourdes. Ce n'è uno persino a Milano, e i
buoni meneghini non sanno ricordarlo nei loro conversari burleschi senza
aggiungere che da quando il santuario è sorto in uno dei quartieri piú
eccentrici, le gesta dei teppisti e dei ladri sono miracolosamente aumentate.
Cosí la milanese Madonna di Lourdes è già diventata nelle arguzie dei buoni
ambrosiani nientemeno che la Madonna
dei louch, cioè la protettrice dei ladri e dei teppisti.
E questo è già un miracolo, che quella del Selvaggio non
sa forse ancora compiere.
Ma ecco che adesso le stesse pie donne che contribuirono
all'erezione del Santuario di Giaveno, vogliono indurre la Vergine, rimasta
immacolata anche dopo il parto operato dallo spirito santo sotto forma di
volatile, a compiere il miracolo dei miracoli.
La gentile patrona delle pie dame, la contessa Margherita Betti di Carpanea,
propone di indire una sottoscrizione «popolare» a due soldi, per offrire una
lampada alla Vergine di Lourdes torinese perché affretti la «sospirata pace».
La lampada votiva arderà in perpetuo; con la somma raccolta si provvederà anche
all'olio necessario per tenere perennemente «viva la divota fiammella».
Quale pace la
Vergine può affrettare non è dato di sapere. Un buon
guerrafondaio, come Marco Sbroda Girola Tupin, può comunque avere diritto di
pensare che anche la Vergine
congiuri con Giolitti e coi socialisti per la pace tedesca. Le pie dame devono
essere tenute d'occhio: lo sappia il cav. Donvito.
Ma la faccenda della lampada votiva non è soltanto un
argomento di polizia e di polemica per quei grandi giornalisti che sono lo
Sbroda cd il Tupin. C'è dell'altro sempre piú interessante. Le pie dame si sono
rivolte allo scultore Leonardo Bistolfi perché la disegni lui la lampada
benedetta ed egli ha accettato, facendo sapere di essere «lieto e orgoglioso
del compito a cui mi sarà grato dare le migliori energie del mio intelletto e
del mio cuore». Ed è cosí che il Bistolfi ha accolto «l'offerta come un segno
di stima e di onore».
Che Leonardo Bistolfi sia un genio multiforme e multanime
lo si sapeva. Egli è capace di operare per l'arte sotto le ispirazioni piú
svariate; è un vero artista. Però che egli arrivasse sino alla Madonna di
Lourdes e alla credenza nel miracolo dell'affrettamento della pace, non sono in
molti che potevano prevederlo.
Ciò non vuol dire che un Bistolfi, cui io faccio tanto di
cappello anche quando vuol fare l'oratore in consiglio provinciale dai banchi
della moderateria, magari ricordando di «sentirsi» ancora socialista, non abbia
anche lui di quando in quando un suo bravo quarto d'ora di acuta e squisita
imbecillità.
(15
marzo 1916).
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