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Bisogna avvertire Scalarini che ponga i suoi disegni
dell'«Avanti!» al sicuro sotto la tutela della proprietà artistica. Perché i
suoi articoli grafici, se servono ai compagni come immagine concreta del vario
atteggiarsi della società attuale, vengono anche sfruttati dagli avversari come
reagente a certe velleità che non si sa mai...
Siamo nella sede della Lega esercenti e precisamente nella
sala nella quale dovrà tenersi una radunanza dei proprietari forno per
deliberare sui provvedimenti da prendere circa le conseguenze di un decreto
luogotenenziale. Alla parete fa bella mostra di sé l'ingrandimento di una
vignetta scalariniana nella quale un civico milanese recide un unghione da una
mano simbolica che di unghioni non può averne che cinque, ma che dovrebbe
averne... molti di piú. Ingenuamente domando al mio cicerone, che non mi
conosce per... un cane arrabbiato: «O come mai? Fate della propaganda
sovversiva? E come lo permette il consigliere Ratti?» Il buon uomo sorride,
compassionevolmente: «Ma no, signore. Noi siamo amici dell'ordine. Solo che
dallo scoppiare della guerra si è manifestato fra i nostri un certo turbamento,
uno stato di irrequietezza, di nervosismo che si sfoga in esclamazioni brevi,
in rimbrotti compressi, in critiche velenose e a doppio taglio che vanno a
colpire gli esponenti piú illustri e finora piú amati della nostra categoria.
Non che costoro abbiano fatto la benché minima opposizione alla nostra libera attività
di commercianti o abbiano intralciato le nostre possibilità di guadagno, ma
tuttavia certi atteggiamenti sembrano pericolosi, certe mosse singole pare
debbano procurarci dei guai e metterci in cattiva luce presso la cittadinanza.
Per esempio, quando fu minacciato lo sciopero dei garzoni panettieri, l'Ufficio
del lavoro se la prese un po' calda per il nostro modo di agire verso i
dipendenti, ai quali i nostri dirigenti avevano promesso ciò che noi non
avevamo affatto intenzione di mantenere. Per rimettere gli illusi, i dissidenti
sulla buona strada fu fatta ingrandire la caricatura di Scalarini. Deve servire
di monito perenne a noi: vedete, sembra dire la caricatura, cosa succederebbe
se ci fosse a Torino il comune socialista. O ranocchi senza denti (ma con
unghie aguzze, pensavo io), accontentatevi del re travicello e non preparate la
via al serpe che vuol divorarvi. Il civico milanese che taglia le unghie alla
cosí detta speculazione incominciando dai proprietari fornai, è un simbolo che
vi deve ricordare ciò che succederebbe a voi se i malviventi di corso Siccardi
si installassero in Palazzo di Città. La giunta Rossi avrà dei torti ma non si
potrà mai rimproverare di aver perseguitato, per fare i cosidetti interessi dei
consumatori, il ceto degli esercenti. Come vede, non si tratta di propaganda
sovversiva...» Feci i miei complimenti calorosi. Ma quando a seduta iniziata,
sentii dire da uno dei soci della Lega: «Fra noi possiamo dirlo, perché spero
non ci sia nessun estraneo: abbiamo fatto delle grosse provviste di farina, e
il decreto che fissa al 20 marzo l'inizio della vendita del pane all'85 per
cento potrebbe rovinarci...», non potrei fare a meno di riguardare la vignetta
ingrandita, e pensare ai Promessi sposi del Manzoni. Sempre uguali i
fornai: dal tempo del governatore Ferrer a quello di Carlo Ratti, formiche
laboriose che immagazzinano chicco a chicco il biondo grano che dovrà
trasformarsi in fulvo oro facendo stringere la cinghia ai consumatori, per i
quali c'è sempre carestia di materia prima...
Ma Scalarini farebbe bene a tutelare i suoi diritti
artistici e a farsi retribuire per la propaganda di disciplina borghese che le
sue vignette riescono a fare fra gli esercenti di Torino.
(15
marzo 1916).
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